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Lettera aperta al Presidente della Repubblica dei “ragazzi di Barbiana” (Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini)

DON MILANI E GRAMSCI: UN APPELLO CONTRO LA TRASFORMAZIONE "MOLECOLARE" DELLA REPUBBLICA. Lettera dei "ragazzi di Barbiana" al Presidente della Repubblica e una riflessione dalle "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci - a cura di Federico La Sala

(...) ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare (....)
giovedì 21 aprile 2011 di Federico La Sala
[...] Quando l’istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l’obbligo di fare qualcosa per arrestarne l’avanzata. Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode (...)

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> DON MILANI E GRAMSCI: UN APPELLO CONTRO LA TRASFORMAZIONE "MOLECOLARE" DELLA REPUBBLICA. ----- Napolitano: no al populismo.

venerdì 15 aprile 2011

La Stampa 14.4.11

Napolitano: no al populismo

La democrazia, per essere solida e vitale, deve incardinarsi su un sistema di istituzioni ben bilanciate, sostenute da una partecipazione ordinata e razionale, che esclude sensazionalismo e populismo. Uomo delle istituzioni per cultura oltre che per ruolo, Giorgio Napolitano, impegnato in una visita di Stato nella Repubblica Ceca, ha lanciato ieri questo messaggio sia in chiave di politica interna, sia con un riferimento all’Unione Europea, scossa attualmente dalle polemiche sull’immigrazione.

Proprio mentre affrontava questi temi con le autorità ceche, a cominciare dal presidente Vaclav Klaus, il Capo dello Stato ha fatto pervenire un messaggio in questo senso alla presidenza della Biennale Democrazia in corso a Torino, imperniata appunto sul tema della partecipazione democratica. Napolitano condivide la «viva preoccupazione circa le insidie che la concentrazione dei poteri comporta per la vita democratica» e sottolinea «la grande attenzione posta dalla nostra Carta al bilanciamento dei poteri e alla presenza nel corpo sociale e istituzionale di formazioni intermedie», che costituiscono la base imprescindibile di una democrazia sana.

«Nulla - sostiene il Presidente della Repubblica - potrebbe essere più lontano dall’idea di una democrazia temperata e funzionante dell’idea di un corpo sociale indistinto, in grado di esprimersi solo elettoralmente, cui corrispondano ristrette oligarchie dotate di poteri economici e sociali senza contrappesi, resi più insidiosi dagli effetti del progresso tecnologico, impensabili solo sessanta anni fa».

Si tratta di concetti facilmente traducibili in linguaggio quotidiano. Una democrazia «bilanciata», infatti, presuppone che tutti i poteri fondamentali, Parlamento, governo e giustizia siano ugualmente forti e in grado di controbilanciarsi. E dunque sia la funzione legislativa sia quella giudiziaria non possono essere sottomesse all’esigenza dell’esecutivo. Si ricorderà che, due anni fa, nella sua prolusione alla prima edizione della Biennale, Napolitano fece una significativa citazione di Norberto Bobbio, quando ricordò che «la denuncia dell’ingovernabilità tende a suggerire soluzioni autoritarie».

Ma il riferimento ai «poteri delle oligarchie» resi «più insidiosi dagli effetti del progresso tecnologico» non può non essere interpretato come una messa in guardia da forme di democrazia plebiscitaria innervate, invece che su un’intelligente partecipazione popolare, su proclami unidirezionali, cioè dall’alto verso il basso, convogliati da televisione, pubblicità o anche Internet. I riferimenti a un certa cultura politica propagandata anche da una parte non irrilevante dell’attuale classe politica nazionale sono evidenti. [P. PAS.]


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