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Politica

San Giovanni in Fiore, quando la politica s’impoverisce

vendredi 10 décembre 2010 par Emiliano Morrone
Continuo a leggere su queste pagine una serie di articoli sulle elezioni comunali a San Giovanni in Fiore (Cs). Comunicati nella forma, appelli al voto nella sostanza. Con un messaggio ricorrente : Antonio Barile, candidato a sindaco del Pdl e di tre liste civiche, rappresenta, anzi, incarna, l’alternativa a un sistema che ha bloccato lo sviluppo della città calabrese. Sistema di cui gli estensori ritengono responsabile Mario Oliverio, ex deputato, oggi presidente della Provincia di Cosenza. (...)

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> San Giovanni in Fiore, quando la politica s’impoverisce ---- Il presidente Napolitano : "Sento la fiducia di tutti gli italiani, all’estero dimissioni per piccoli abusi".

jeudi 12 mai 2011

NAPOLITANO A FIRENZE "Sento la fiducia di tutti gli italiani all’estero dimissioni per piccoli abusi"

Accoglienza trionfale a Palazzo Vecchio per il presidente della Repubblica che ricorda l’esempio di moralità arrivato recentemente dall’Inghilterra : "Il Parlamento non sia ridotto a un ruolo meschino" *

FIRENZE - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato accolto da una standing ovation e da un lungo applauso nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, gremito da studenti e autorità, dove si è svolta una lezione-dibattito con i ragazzi di alcune scuole fiorentine. Un’accoglienza che ha suscitato un commento soddisfatto del capo dello Stato : "Sento la fiducia di tutti gli italiani".

Basta pessimismo. "Faccio come posso ciò che debbo fare secondo la Costituzione - ha sottolineato Napolitano - e sento la responsabilità della fiducia che mi viene tributata dagli italiani di ogni parte del Paese e di tutte le condizioni sociali". Il presidente inoltre ha invitato a non cedere "alla retorica del pessimismo" sulle capacità dei giovani di oggi. A dare il benvenuto al capo dello Stato a nome delle istituzionil fiorentine è stato il presidente della Regione Enrico Rossi. "Grazie per il suo straordinario magistero sulla Costituzione - ha esordito il governatore - Lei rappresenta il volto giovane e sereno della politica ed è per questo che oggi qui ci sono tanti giovani".

Lezione inglese. Nel corso dell’incontro a Palazzo Vecchio Napolitano ha risposto anche alle domande di alcuni stuenti. "In Italia - ha spiegato ad un giovane - il Parlamento non è condannato né destinato a sparire né a un esercizio povero e meschino delle sue facoltà". C’è un processo, non solo in Italia, ha proseguito il presidente della Repubblica, che porta ad un trasferimento di competenze a livello internazionale da una parte, e a livello locale dall’altra, con la devoluzione verso livelli istituzionali locali. Ma c’è anche una questione di come i parlamentari interpretano le loro funzioni, ha ricordato il capo dello Stato citando lo scandalo che "qualche tempo fa ha fatto molto clamore in Gran Bretagna, mentre da noi quel clamore sembrò eccessivo, perché abbiamo una scala di giudizio un po’ diversa. Era accaduto che alcuni parlamentari - ha detto - avevano abusato dei loro privilegi e quando furono scoperti seguirono le dimissioni di alcuni di loro e dello speaker del parlamento. Tra le spiegazioni - ha concluso Napolitano - che furono date ne ricordo una : quei poveri parlamentari inglesi erano demotivati perché i poteri della Camera dei comuni si erano ridotti in seguito a quel processo che ho descritto".

I nodi del federalismo. Al centro dell’intervento del capo dello Stato anche il tema del federalismo. Per andare verso un sistema delle autonomie che comprenda anche aspetti di federalismo "non ci si può limitare - ha osservato il presidente - al campo fiscale. Occorre anche una Camera delle Regioni e delle Autonomie per corresponsabilizzare i rappresentanti locali e regionali sui problemi del bilancio pubblico". "Starei attento a parlare di sgretolamento" dello spirito di unità nazionale, ha poi proseguito. "Dopo gli anni ’80 - ha ricordato - abbiamo avuto delle grandi prove, la lotta contro il terrorismo. Alla fine degli anni ’90 l’Italia è riuscita ad entrare nell’euro e nella moneta unica. Occorre uno scatto ulteriore di memoria e coscienza storica che abbiamo coronato con le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia". Resta però il problema del divario tra Settentrione e Mezzogiorno. E’ vero, ha ammesso Napolitano, dopo 150 anni il divario Nord-Sud non è stato superato, ma "non bisogna rassegnarsi, dobbiamo trovare la strada per quanto difficile possa essere. Dobbiamo avere la consapevolezza che l’Italia cresce tutta insieme, Nord e Sud, o non cresce".

Poche donne in Parlamento. Rispondendo a un’altra domanda sulla presenza femminile in politica, Napolitano ha spiegato : "A vedere le piccole percentuali di donne elette in Parlamento in Italia cadono le braccia". C’è un problema generale di sottorappresentanza femminile in tutte le istituzioni e nelle aziende, ha aggiunto, "ma il punto più nero è la rappresentanza nel Parlamento". Per i consigli di amministrazione delle aziende, ha detto, si è fatto ricorso alle quote rosa. "E’ un metodo sbrigativo ma efficace. Sarebbe meglio dare prove collettive di impegno". Dare più spazio alle donne significa anche riconoscere, ha concluso, i loro meriti, "vorrà pur dire qualcosa il fatto che siano sempre di più le donne a vincere in maggioranza nei concorsi pubblici, anche nell’ultimo concorso in magistratura".

Non decentrare tutti i ministeri. Rispondendo alle domande degli studenti, Napolitano affronta il tema del decentramento di funzioni e competenze amministrative. Si vada avanti col processo, afferma il presidente della Repubblica, ma "occorre tener ferme alcune esigenze fondamentali di salvaguardia delle strutture portanti di uno Stato nazionale. Nessuno può mettere in dubbio il ruolo del ministero degli Esteri e di quello dell’Interno e neanche scelte necessarie per la salvaguardia del nostro patrimonio di beni storici e culturali". "Ci sono funzioni - spiega ancora Napolitano - che non possono essere frammentate, ci sono beni che non possono essere abbandonati all’arbitrio di gestioni locali".

L’Italia non ha dichiarato guerra. Non poteva mancare poi un riferimento all’intervento italiano in Libia. "L’Italia non ha dichiarato nessuna guerra", ha assicurato il presidente della Repubblica. "Ritengo che non ci potessimo sottrarre", ha aggiunto, ricordando che "nessun paese del Consiglio di sicurezza ha messo il veto e alcuni paesi si sono astenuti".

* la Repubblica, 12 maggio 2011


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