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ANTROPOLOGIA, TEOLOGIA, ED EDUCAZIONE. "Oggi lo sconcerto, il putiferio nella Chiesa è sempre e solo di origine sessuale come aveva appunto previsto il filosofo cattolico Augusto Del Noce, il quale pensava che l’incubo del sesso avrebbe minato la Chiesa" (F.co Merlo).

LA CHIESA CIECA, LA CODA DI PAGLIA, E IL PRETE-ORCO. Sul caso di don Riccardo, una nota di Francesco Merlo - a c. di Federico La Sala

Non c’è un solo prete pedofilo che sia stato denunziato dalla Chiesa alla magistratura, consegnato dalla Chiesa alla polizia.
giovedì 19 maggio 2011
[...] a Sestri Ponente tutti sapevano tutto, tranne gli altri parroci, tranne i vescovi e i cardinali, tranne la Congregazione della Fede che solo ora, finalmente, si affida alla giustizia civile, ai poliziotti e ai magistrati d’Italia [...] Nel catalogo della sessuofobia cattolica nazionale non c’era ancora il prete-diavolo che ostenta il vizio come un personaggio della pulp fiction di Tarantino: "Satana sia con te" lo avevamo sentito solo nei film porno e nei peggiori libelli (...)

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> LA CHIESA CIECA, LA CODA DI PAGLIA, E IL PRETE-ORCO. ---- E’ SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG. - Dal Papa stretta sulla pedofilia obbligo di collaborare coi giudici (di Marco Politi)

giovedì 19 maggio 2011

Dal Papa stretta sulla pedofilia obbligo di collaborare coi giudici

di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2011)

Papa Ratzinger decide di pianificare la lotta contro gli abusi sessuali. Una circolare della Congregazione per la dottrina della fede impone agli episcopati di tutto il mondo di dotarsi di Linee guida entro un anno, in modo da affrontare con sistematicità il contrasto alla pedofilia nelle strutture ecclesiastiche. È la vittoria del metodo tedesco-americano sul metodo italiano, che sinora ha lasciato tutto nelle mani dei singoli vescovi senza procedure, responsabili, canali di ascolto organizzati a livello nazionale. Era il 2002 quando la segreteria della Cei dichiarò che non esisteva nessun piano per dotarsi di un osservatorio per monitorare il fenomeno e ancora l’anno scorso la Cei escluse che in Italia si sarebbe avuto un responsabile nazionale - come esiste ad esempio in Germania dove si occupa del problema il vescovo di Tre-viri - e nemmeno un numero verde.

IL PRESIDENTE della conferenza episcopale Bagnasco è intervenuto tempestivamente a Genova appena un sacerdote è stato arrestato per abusi, ma la questione non riguarda l’atteggiamento di un singolo vescovo bensì l’organizzazione specifica per prevenire, scoprire e sanzionare il fenomeno. E questo esige direttive precise e procedure controllabili dalla pubblica opinione. È precisamente quello che si prefigge la circolare diffusa dal cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede: approntare una “risposta adeguata”. Una formula diplomatica per scuotere quelle conferenze episcopali che ancora non si sono mobilitate.

Benedetto XVI è angosciato dal problema dopo lo shock della valanga di rivelazioni dell’anno 2010 ed è deciso a stimolare gli episcopati ad una strategia di rigore. Oltre a chiedere l’elaborazione di Linee guida entro il maggio 2012, la circolare indica una serie di punti fermi. Organizzare l’ascolto e l’assistenza alle vittime, anzitutto. Il che - suggerisce il Vaticano - può richiedere anche che il vescovo nomini un delegato specifico per trattare la questione. Seconda esigenza: imparare dai programmi di prevenzione varati in alcune nazioni per insegnare a genitori, personale scolastico e sacerdoti a riconoscere i segni dell’abuso.

Fondamentale è il ruolo dei vescovi. Con linguaggio garbato la circolare li invita a non restare passivi, ma farsi parte attiva in questa battaglia. I vescovi devono essere pronti ad ascoltare le vittime, assicurare “ogni impegno” nel trattare le denunce, vigilare sulla selezione dei candidati al seminario e anche controllare i motivi per cui un candidato al sacerdozio si trasferisce da un seminario all’altro. Tocca a loro sospendere il sospettato dalle sue funzioni e non lasciarlo a contatto con minori. I compiti sono chiari: al vescovo locale l’indagine preliminare, al Sant’Uffizio il giudizio canonico.

Benedetto XVI vuole togliere ogni alibi a quel “lasciar correre”, che ha causato danni enormi alle vittime e di cui si troverà testimonianza negli archivi vaticani se un giorno saranno aperti.

IMPORTANTE è l’indicazione a cooperare con magistratura e polizia. “In particolare - sottolinea il documento del Sant’Uffizio - va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale (la confessione)”.

Il che vale sia per il clero che per il personale laico che lavora nelle strutture ecclesiastiche: scuole, convitti, asili e così via. La circolare è molto chiara nel rammentare che l’abuso di minori non è solo un “delitto” per le norme canoniche, ma è un “crimine” per la legislazione statale. Altrettanto precisa la circolare è nell’esortare i vescovi a ricordare ai preti coinvolti le loro “responsabilità” dinanzi alla legge.

Ma qui c’è un elemento di ambiguità. Il testo del cardinale Levada registra che i rapporti con le autorità civili variano da stato a stato. In parole semplici: in Francia la legge prescrive al vescovo di denunciare il prete colpevole, in Italia e altri paesi no. Se il Vaticano intende agire fino in fondo per bonificare la situazione, allora dalla sede papale è necessario che arrivi l’ordine tassativo, senza equivoci, che le autorità ecclesiastiche denuncino sempre i preti predatori a magistratura e polizia.

Altrimenti succede come con il parroco romano di Selva Candida don Ruggero Conti, condannato in prima istanza a quindici anni per abusi su sette bambini: l’associazione “Caramella Buona” contattò anni prima vari prelati per metterli sull’avviso, ma nessuno le diede retta.


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