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PIANETA TERRA: GALASSIA INTERNET E MUTAMENTI ANTROPOLOGICI."DEMOCRACIA REAL YA"!. IL TEMPO DELL’ESODO ....

IN SPAGNA, NELLA PIAZZA DEL NUOVO SOLE. Dopo il crollo della mente viaggio verso l’esternità. Una nota di Gaetano Mirabella - a c. di Federico La Sala

Dopo la rivoluzione che ha acceso nel nord Africa il desiderio di democrazia, adesso tocca a noi dirci la verità sulla falsa e malata democrazia in cui viviamo.
giovedì 26 maggio 2011 di Federico La Sala
[...] Questo è il tempo dell’esodo del sociale che è in fuga verso un luogo del sistema nervoso dove può interagire con i propri stati linguistici e mutare la rappresentazione delle sue stesse interazioni eidetiche-neuronali, il che significa paradossalmente che questo “viaggio”, è un viaggio linguistico verso una sorta di fine del linguaggio. La società sembra voler abbandonare il luogo dove c’era la mente e gli esseri umani si trovano alla mercè di forze che li attirano da (...)

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> IN SPAGNA, NELLA PIAZZA DEL NUOVO SOLE. --- Quanto è accaduto in Nord’Africa, quanto sta accadendo in Spagna dovrebbe farci riflettere (di Anna Finocchiaro - La primavera impetuosa dei ragazzi del Mediterraneo).

sabato 28 maggio 2011

La primavera impetuosa dei ragazzi del Mediterraneo

Quanto è accaduto in Nord’Africa, quanto sta accadendo in Spagna dovrebbe farci riflettere: hanno ragione loro. In base a come sapremo rispondere si giocherà anche il futuro dell’Italia

di Anna Finocchiaro (l’Unità, 28.05.2011)

È un dato acquisito che le rivoluzioni scoppiate in tanti Paesi della sponda Sud del Mediterraneo abbiano sorpreso diplomatici, intelligence, osservatori politici. Mi pare altresì evidente che l’attenzione europea ma dell’Italia voglio parlare oggi stia esorcizzando quella sensazione di spaesamento che la sorpresa sempre conduce con sé, ripiegando l’attenzione quasi esclusivamente sulle conseguenze che quei rivolgimenti producono sulle politiche nazionali, e dunque sull’ondata migratoria, sull’impegno militare, sui rapporti di forza in ambito europeo.

Questioni molto serie, ma che rischiano di sottrarre all’analisi (forse anche alla curiosità di una conoscenza piena) proprio gli elementi di cambiamento di quelle rivoluzioni che, appunto, hanno spaesato una politica irrigidita dalle categorie della realpolitik, mostrandola incapace di cogliere quanto di straordinariamente forte, vitale e credibile, correva nel solco carsico delle società tunisine, egiziane, libiche, per fermarci ad esse.

Questo spostamento di attenzione può trasformarsi in un punto di debolezza del nostro Paese (e dell’Europa) suscettibile di produrre conseguenze negative anche di lungo periodo, mentre l’attenzione che il Presidente Obama ha manifestato in questi giorni, con la proposta per il prossimo G8 di Deauville, costituisce una indiretta conferma dell’importanza strategica di una relazione con quei Paesi che non sia stretta solo sul timore e sull’apprensione che oggi segna l’atteggiamento del governo italiano, tanto più evidente quanto più pesa l’interdetto politico della Lega. Colpiva, nella sua prima relazione al Senato, che il Ministro Frattini, qualificasse Lampedusa come "l’ultima frontiera d’Europa", inconsapevole che questo punto di vista (nel senso proprio) tradisse un errore prospettico grave, poiché i recenti eventi confermano il Mediterraneo come luogo geopolitico e geoeconomico tra i più interessanti del globo (e l’Amministrazione USA ne pare, al contrario, ben consapevole), e perché capovolgere quel punto di vista, e considerare Lampedusa e il Mezzogiorno italiano come la "prima" frontiera d’Europa nel Mediterraneo potrebbe essere assai utilmente speso sul tavolo europeo, magari con maggiore efficacia e successo di quanto non sia accaduto recriminando di essere stati lasciati soli nelle remote lande dell’ultima frontiera, in quell’ "hinc sunt leones" nel quale si rifugiavano antichi e inconsapevoli geografi e, oggi, trova riparo la pavida e snervata politica italiana.

Ma c’è dell’altro. Si è liquidata con troppa fretta un’ evidenza: a suscitare la rivolta sono stati giovani uomini e giovani donne. Il resto, tutto il resto, è venuto dopo. Il gesto di rottura, coraggioso e perentorio, la sua ineluttabilità è stato dei giovani di quei Paesi. Ragazzi e ragazze che hanno studiato e hanno utilizzato e sfruttato le nuove tecnologie per informarsi, mettersi in rete, parlare al mondo. Questo è. E se questo è accaduto in Nord Africa, con una forza e una credibilità ignota e a tutt’ oggi ignorata dalla esangue politica del nostro Governo, basta girare ancora un po’ la testa verso la Spagna e guardare i suoi ragazzi "indignados" per capire cosa sta succedendo.

Il vento si sta alzando, e riempirà ognuna delle nostre piazze, ed è bene che sia così. Hanno ragione loro. Su quanto saremo capaci di vederli e capirli per davvero, su quanto saremo capaci di rispondere e offrire, su quanto sapremo lasciargli spazio e potere e responsabilità giocheremo la partita che riguarda il futuro dell’Italia e dell’Europa.Per quanto mi riguarda credo che questa dell’autonomia e della libertà delle nuove generazioni sia proprio gerarchicamente la prima questione che il Paese deve affrontare. E non sono affatto convinta che possiamo pensare che essa si risolverà "di risulta", migliorando le condizioni generali di crescita del Paese. Non è così.

Quei ragazzi non sono solo "figli", non possiamo vederli solo attraverso i loro padri e le loro madri, sono persone che reclamano autonomia, libertà e piena cittadinanza. E quello che si manifesta è un nuovo soggetto politico, maschile e femminile, vitale e arrabbiato. Non riduciamoci a temere l’ira dei giusti e a fronteggiarla. Arriviamo, per una volta, prima pronti ad ascoltarla e accoglierla. Usiamo generosità. Quello che chiedono è placarla quell’ira, per trasformarla in forza. Loro e nostra.


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