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San Giovanni in Fiore

Una splendida, storica giornata: ha vinto il cambiamento

Circolo culturale Impegnocivile: "La data del 30 maggio 2011, come quella del 25 aprile del ’45 o quella del 2 giugno 1946, non sarà mai dimenticata"
venerdì 3 giugno 2011 di Vincenzo Tiano
CIRCOLO CULTURALE IMPEGNOCIVILE
SAN GIOVANNI IN FIORE - Comunicato n° 1 della Nuova Era - 30.05.11
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UNA SPLENDIDA, STORICA GIORNATA:
HA VINTO IL CAMBIAMENTO
La data del 30 maggio 2011, come quella del 25 aprile del ’45 o quella del 2 giugno 1946, non sarà mai dimenticata.
La Città è stata liberata. I suoi abitanti sono tutti di nuovo pienamente titolari dei propri diritti, (...)

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> Una splendida, storica giornata: ha vinto il cambiamento ---- Ma quale cambiamento?! "Difendiamo il bene comune. Andiamo a votare e votiamo sì, a favore dell’acqua come bene comune. Ditelo anche ai fedeli e agli amici (di Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri- Gerace)

venerdì 3 giugno 2011

«Votate per l’acqua»

La mossa del vescovo di Locri-Geraci

di E. Mu. (Corriere della Sera, 30 maggio 2011)

E se i politici s’arrabbiano, pazienza. Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, vescovo di Locri- Gerace, è un uomo d’azione: la prudenza cattolica che impegna la Chiesa a non esplicitare le scelte in cabina elettorale decisamente non fa al caso suo. Così venerdì sera si è seduto alla scrivania e ha scritto un breve messaggio da diffondere all’intera comunità:

«Carissimi, fra giorni ci saranno i referendum. Rompo il riserbo che il vescovo deve mantenere in occasione di competizioni elettorali, perché non si tratta di patteggiare per un candidato o l’altro, si tratta di difendere il bene comune. L’acqua fra qualche anno sarà più preziosa del petrolio. Non possiamo permettere che sia il privato a gestirla: si finirà come con la benzina, con rincari sempre più forti. Difendiamo il bene comune. Andiamo a votare e votiamo sì, a favore dell’acqua come bene comune. Ditelo anche ai fedeli e agli amici».

Dopo il nucleare, dritti in pasto al pubblico dibattito sono finiti proprio i due quesiti sull’acqua: il primo sull’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133 del 2008 (poi modificato dal decreto Ronchi del 2009) relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica che prevede una permanenza del pubblico solo attraverso la creazione di Spa; il secondo sull’abrogazione di quella parte del decreto 152 del 2006 che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Nella stessa maggioranza di governo la strategia da adottare in merito non è stata affatto univoca: se per il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo la consultazione sull’acqua è «totalmente inutile», per il leader della Lega Umberto Bossi «alcuni quesiti, come quello sull’acqua, sono attraenti». Poi, però, con il voto di fiducia sul decreto omnibus, l’obiettivo politico dichiarato - come ha ricordato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto - è stato quello di disinnescare non solo il referendum sul nucleare ma anche quelli su acqua e legittimo impedimento, che avrebbero buone possibilità di raggiungere il quorum necessario del 50 per cento più uno.

In ogni caso, l’appello di monsignor Fiorini Morosini non dispiacerà certo alla Conferenza episcopale italiana, che martedì scorso - invitando «tutti i credenti a rispondere alle loro coscienze» - si era espressa con le parole di monsignor Mariano Crociata: «L’acqua è un bene di tutti, è un aspetto che va salvaguardato. Tutte le espressioni di volontà popolare sono da incoraggiare e apprezzare come elemento di democrazia; nel merito, sui temi quali l’acqua e simili, bisogna sempre esercitare vigilanza e responsabilità sociale».


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