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REFERENDUM, COSTITUZIONE E CHIAREZZA EVANGELICA. DIOCESI LOCRI-GERACE: APPELLO IN VISTA DEL PROSSIMO REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO ...

CALABRIA. IL "SI" E L’APPELLO DEL VESCOVO, GIUSEPPE FIORINI MOROSINI, PER I DUE QUESITI DEL REFERENDUM SULL’ACQUA. Il testo - con note, a c. di Federico La Sala

«Carissimi, fra giorni ci saranno i referendum. (...) Andiamo a votare e votiamo sì, a favore dell’acqua come bene comune. Ditelo anche ai fedeli e agli amici»
lunedì 13 giugno 2011 di Federico La Sala
[...] l’appello di monsignor Fiorini Morosini non dispiacerà certo alla Conferenza episcopale italiana, che martedì scorso - invitando «tutti i credenti a rispondere alle loro coscienze» - si era espressa con le parole di monsignor Mariano Crociata: «L’acqua è un bene di tutti, è un aspetto che va salvaguardato. Tutte le espressioni di volontà popolare sono da incoraggiare e apprezzare come elemento di democrazia; nel merito, sui temi quali l’acqua e simili, bisogna sempre esercitare (...)

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> CALABRIA. IL "SI" E L’APPELLO DEL VESCOVO, GIUSEPPE F. MOROSINI ---- Pax Christi: votiamo Sì per i beni comuni. “Andare a votare perché è in gioco la democrazia e il nostro futuro”. Intervista a don Nandino Capovilla (di Marco Politi).

domenica 5 giugno 2011

Pax Christi: votiamo Sì per i beni comuni

intervista a don Nandino Capovilla

a cura di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 5 giugno 2011)

“Andare a votare perché è in gioco la democrazia e il nostro futuro”. Don Nandino Capovilla, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia, dà voce al cattolicesimo di base che vuole voltare pagina. A partire dal rifiuto del legittimo impedimento. “Purtroppo la Chiesa italiana - dice - a lungo è stata responsabile di un colpevole silenzio e di un peccato grave di omissione: non toccate Berlusconi! Ma i credenti, che vanno in chiesa alla domenica, la pensano diversamente. Sanno bene che il cosiddetto ‘cattolicesimo dei valori tradizionali’ non ha nulla a che fare con l’esigente proposta evangelica”.

Cosa spinge Pax Christi a impegnarsi nella campagna referendaria?

Abbiamo partecipato da subito ai comitati referendari locali e nazionale. Perché la questione riguarda il bene comune. Prendiamo l’acqua. Ho avuto recentemente un incontro con monsignor Mario Toso, segretario del Consiglio pontificio Giustizia e pace, e l’intervista sta sul sito di Pax Christi. Vi si afferma chiaramente che per la dottrina sociale della Chiesa l’acqua è un diritto inalienabile e universale. Benedetto XVI nella sua enciclica ‘Caritas in veritate’ parla esplicitamente dell’accesso all’acqua per tutti, senza distinzioni. È un bene - lo sottolinea la Santa Sede - che non può essere gestito secondo criteri mercantili e la cui gestione non può essere lasciata in mano ai privati.

Il problema è sentito?

Non è in gioco una privatizzazione più o meno controllata dal governo, ma un bene essenziale che tocca il nostro futuro. Nel 2010 l’Onu ha proclamato che l’acqua è un bene comune. Dobbiamo garantire e difendere questo diritto. All’ultima assemblea della Cei anche il segretario monsignor Crociata ha definito l’acqua un diritto umano. Nella base cattolica è in corso un lavoro di mobilitazione straordinario.

E ai vertici?

Ecco un documento sottoscritto da trentadue diocesi. Si chiama ‘Acqua: dono di Dio e bene comune’. È stato diffuso in tempo di Pasqua dalla Rete interdiocesana Nuovi stili di vita. Si trova anche sul sito del patriarcato di Venezia. Ricorda che l’acqua è uno dei grandi doni della creazione e che vale il principio cristiano della ‘destinazione universale dei beni’. Esorta a stili di vita e di comportamento al di sopra di schieramenti politici ed ideologici per garantire la disponibilità per tutti di questo prezioso bene anche sul piano delle leggi. Il documento invita a partecipare attivamente al dibattito sul referendum.

Rispetto all’energia nucleare?

È un discorso, che si lega ad un lavoro che facciamo da anni. Come da tempo interveniamo sulla produzione degli armamenti e il commercio delle armi così oggi diciamo che non si possono costruire centrali nucleari. Va al di là di quanto è successo in Giappone. Bisogna liberare il mondo dal pericolo dell’autodistruzione. Dopo i ballottaggi avete dichiarato: ‘Da Milano a Napoli, da Cagliari a Trieste. Finalmente...’.

Comincia a spirare aria nuova anche nella Chiesa?

Mi sembra di avvertire un’atmosfera diversa. All’assemblea della Cei il cardinale Bagnasco ha avuto un giusto tono drammatico riferendosi alla situazione del Paese. Mi pare ci si cominci a rendere conto della necessità di sganciarsi dalle posizioni di chi continuamente e pregiudizialmente difende le posizioni del governo. Bisogna dire basta ad un legame stretto e opprimente con poteri, che dicono di interpretare il mondo cattolico e poi nei fatti lo tradiscono. I vertici ci stannoarrivando lentamente: non ha senso svendere il vangelo per un piatto di lenticchie.

Cosa vi aspettate?

Vorrei che la gerarchia capisse che è l’ora di lavorare per la ricostruzione del Paese a partire dalle sue fondamenta costituzionali. C’è un forte risveglio del mondo cattolico, convinto che l’esigenza prioritaria sia l’attenzione all’uomo e al vangelo. Abbiamo sopportato pesantemente l’appoggio dei vertici ecclesiastici a certe scelte politiche.

Sul legittimo impedimento voi cattolici di Pax Christi cosa dite?

I cattolici italiani sono stufi del silenzio sul malcostume del governo. La giustizia deve essere uguale per tutti, a cominciare dal Parlamento dove stanno tanti inquisiti. Posso dirlo con la dottrina sociale della Chiesa: tutti, nessuno escluso, siamo uguali davanti alla legge.

Si arriverà al quorum?

Vedo un forte lavoro capillare. Segnali positivi.


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