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NUOVA TEOLOGIA E BUONA NOVELLA. PER UNA BUONA TEOLOGIA OCCORRE LA LIBERTA’ DEL CRISTIANO E L’USO DELLA SUA PROPRIA FACOLTA’ DI GIUDIZIO.

"IO E DIO". VITO MANCUSO, DA CATTOLICO, CREDE ANCORA CHE IL DIO (CHE SALVA) DELL’ ALLEANZA CHIESE AD ABRAMO DI SACRIFICARE ISACCO (...E A GIUSEPPE DI SACRIFICARE GESU’ !) E CERCA DI PRENDERNE LE DISTANZE. Una recensione di Gustavo Zagrebelsky del suo lavoro - a c. di Federico La Sala

Nella "vita buona" di Mancuso, il primato Ŕ della coscienza ; nella "vita buona" della Chiesa il primato Ŕ dell’ubbidienza. LibertÓ contro autoritÓ : una dialettica vecchia come il mondo. Scambiare la libertÓ di coscienza con la gnosi Ŕ un artificio retorico.
lundi 26 septembre 2011 par Federico La Sala
[...] Il passo decisivo Ŕ forse il rigetto dell’idea di un dio come "persona" : un Dio che comanda, giudica,
condanna, cioŔ esercita un potere esterno, assoluto e irresistibile. Il sacrificio di Isacco (Dio ordina
ad Abramo di sgozzare il figlio, vittima sacrificale ; Abramo non obbietta ; Dio all’ultimo ferma il
coltello) Ŕ di solito presentato come esempio di fede perfetta, ma Mancuso ne prova disgusto, sia
per l’immagine d’un dio spietato (la mano omicida, comunque, viene trattenuta in (...)

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> "IO E DIO". ---- ELIA IN CERCA DI DIO. Ancora cercare il tuo volto (di Angelo Casati)

mercredi 14 septembre 2011

Ancora cercare il tuo volto

di Angelo Casati (Il Gallo, settembre 2011)

Mi seducono, lo confesso, immagini e simboli. E sogno, tu lo sai, una chiesa che non si scosti molto da Ges˙. Dalla sua arte sorprendente di parlare per immagini e simboli.

Elia in cerca di Dio

Tra le immagini a seduzione oggi vorrei evocare la caverna. Precisamente la caverna del monte di Dio, l’Oreb, in cui entr˛ per passarvi la notte il profeta Elia. Elia arriva al monte Oreb. Il suo non Ŕ, come uno potrebbe immaginare, un pellegrinaggio di tutto riposo. Arriva, Elia. dopo aver scannato quattrocentocinquanta profeti di Baal nelle acque del torrente Kison. Cosý gli sembr˛ si dovessero difendere i diritti di Dio. Con questo zelo. Succede ! Succede anche oggi.

« Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti » risponderÓ al Signore che gli chiedeva « Che fai qui Elia ? Che fai qui, nella caverna ? ».

La caverna, fin dall’antichitÓ, Ŕ sempre stata un simbolo. Un simbolo di avvistamento del mistero e, insieme, di distanza dal mistero. Avvistamento e nascondimento : Dio c’Ŕ, e ci sono luci e ci sono ombre nella caverna.

Ed Elia prende coscienza che Dio Ŕ distante. Distante dal suo modo di immaginarlo, lontano dallo zelo, che gli aveva fatto scannare quattrocentocinquanta profeti. Pensando di onorare cosÝ Dio ! Dio non era, come lo aveva immaginato, nei segni della potenza : non era nell’uragano, non era nel terremoto. Era -la nostra traduzione dice « nel mormorio di una brezza leggera », o meglio, come dice il testo ebraico, era « nel suono di un silenzio sottile »- il suono... del silenzio. Pensava, Elia, di trovare sul monte la conferma a una fede dal volto agguerrito. Trova un Dio che fa tacere la rabbia, l’intransigenza, l’uragano del suo cuore. ╚ un Dio che mette silenzio, il Dio del silenzio sottile.

╚ un Dio che Ŕ presente non nella forza delle armi, ma nella forza mite della fede, nella forza mite della ragione. Non nella forza degli urli. Altro Ŕ lo stile di Dio.

AlteritÓ di Dio L’immagine della caverna sul monte, terra di avvistamento, ma anche terra di piccolezza e di ombra, ha sostato a lungo nei miei pensieri in questi mesi, quasi a fugare un certo disagio patito per le molte parole proclamate da una parte e dall’altra, a proposito e a sproposito di relativismo.

C’Ŕ, e non vogliamo negarlo, un relativismo rozzo e spento, quello superficiale di coloro per i quali una cosa vale l’altra. NÚ vale la pena di consumare cuore e fatica nell’assurda ricerca. Quasi non esistesse luce da cui lasciarsi guidare, nÚ preghiera che ce l’avvicini. La caverna Ŕ vuota. Ma c’Ŕ anche un relativismo cristiano. CosÝ lo chiam˛ il cardinale Martini nell’omelia del suo venticinquesimo di episcopato nel Duomo di Milano. ╚ il relativismo, oserei dire, della caverna. Da cui intravedi luci e rimani sedotto, affascinato. Ma mai e poi mai ti azzarderesti a dire che la caverna possiede l’intera luce dell’orizzonte. C’Ŕ il miracolo della luce, ma Ŕ quella che pu˛ filtrare da uno squarcio del monte, quasi figura di una finestra in attesa.

Sarebbe una grazia, io penso, se fossimo tutti pi˙ consapevoli che il nostro Ŕ e sarÓ sempre un balbettare. Di Dio e degli umani. Se fossimo interiormente persuasi che la veritÓ Ŕ anche Altro, Ŕ anche oltre e che Dio non pu˛ stare solo nelle nostre parole, Ŕ anche in altre parole, che Dio non pu˛ stare solo nel nostro colore, Ŕ anche in altri colori.

In un midrash della letteratura rabbinica si narra di alcuni rabbini che un giorno si misero a disputare accesamente su un punto della legge. Rabbi Eliezer produsse argomenti possibili per dimostrare il suo punto di vista. Ma gli altri rabbini non si lasciavano convincere dagli argomenti di Rabbi Eliezer. Alla fine una voce celeste sembr˛ confermare il pensiero di Rabbi Eliezer. Ma Rabbi Joshua s˙bito esclam˛ : « Non Ŕ in cielo ! ». « Che cosa significa questa citazione delDeuteronomio "non Ŕ in cielo" ? ». Rabbi Jirmijah spieg˛ : « La Torah fu rivelata sul monte Sinai. Perci˛ non occorre che continuiamo a occuparci di voci celesti : la Torah del Sinai contiene giÓ il principio che Ŕ decisivo, il voto di maggioranza ».

Il midrash sulla accesa disputa si conclude raccontando che quel giorno Rabbi Nathan incontr˛ il profeta Elia. E gli domand˛ : « Che cosa ha fatto Dio in quel momento ? ». Il profeta rispose : « Dio ha sorriso e ha detto : "I miei figli mi hanno superato !" ». Incantamento e povertÓ delle parole

Che il Dio della Bibbia abbia il volto del Dio che sorride per i figli che mettono in campo tutta la loro arte di interrogare e di interrogarsi, e non per i figli che sonnecchiano pigri accettando tutto passivamente, Ŕ una buona notizia. ╚ notizia di un Dio che onora ed Ŕ onorato dall’intelligenza, un’intelligenza che Ŕ incantamento davanti al mistero, che Ŕ la gioia di dire un nome e s˙bito percepirlo relativo, segnato da una povera misura e s˙bito ricorrere a un altro nome e a un altro ancora. In una gara da innamorati.

Come succede agli amanti del Cantico dei cantici, inesausti nel dare nomi all’amato, all’amata. Sembra loro di ricongiungersi, ma ecco si perdono. In un gioco che non Ŕ solo quello dell’amore, ma anche della veritÓ. Un gioco che non Ŕ, se non per chi vive nell’asfissia dei palazzi grigi delle presunte veritÓ, rozzezza dello spirito, ma freschezza di incantamento, un’esperienza di innamorati.

-  Solo uomini
-  cui non tocc˛ mai
-  l’avventura di amare
-  nÚ il brivido d’innamorarsi
-  oseranno dire
-  sempre uguale, monotono,
-  il racconto misterioso
-  del torrente dei monti.

Incantamento e, insieme, confessione della povertÓ delle parole a dire l’avventura che ci conduce. Noi confessiamo, non senza emozione, che Ges˙ Ŕ la veritÓ, Ŕ la luce, ma le parole hanno la debolezza della nostra fragile tenda. La tenda dÓ ospitalitÓ al mistero, ma riconosce anche la povera misura dei suoi teli.

Leggerezza della veritÓ

Non tutto Ŕ nella mia tenda. L’infinito Ŕ accaduto nella tenda di Ges˙, nella sua carne. Ma non sempre ci soffermiamo a pensare che nelle mani noi abbiamo non uno solo, ma quattro vangeli. Quasi a dire che una notizia cosÝ sorprendente, come quella della vita di Ges˙, non sarebbe bastato uno a raccontarla. Ci vollero quattro voci. E forse non Ŕ cosÝ stravagante pensare che qualche sussulto di lui sia rimasto nell’aria, qualche voce forse al di lÓ dei quattro vangeli. Non aveva forse detto Ges˙ ai discepoli : « Molte cose ho ancˇra da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando poi verrÓ lo Spirito di veritÓ, egli vi condurrÓ alla veritÓ tutta intera » ? (Gv 16, 12-13)

La veritÓ dunque non Ŕ un muro di fine corsa, Ŕ la porta, Ŕ l’ introduzione .

La veritÓ, si dice, Ŕ roccia di soliditÓ. Ma l’immagine qualche volta purtroppo Ŕ stata usata nel senso della pesantezza. Giusto un anno fa, un gesuita dell’Istituto biblico di Gerusalemme, occhi chiari, ci additava le rocce del deserto, l’incanto delle loro striature e ci parlava della roccia come bellezza. La veritÓ come pesantezza, come arroganza del possesso, ha generato profeti che scannano profeti e ancˇra oggi torrenti portano il segno e la maledizione del sangue versato. PerchÚ la veritÓ senza amore diventa dominio, imposizione. E dove c’Ŕ dominio non c’Ŕ Dio. Dove c’Ŕ dominio, fosse pure delle coscienze, dove uno Ŕ in alto e uno Ŕ in basso, diventa sacrilegio mettere il nome di Dio. Come insegna un midrash della tradizione rabbinica.

Dio Ŕ nel sussurro Quando ero un ragazzino il signor Maestro stava insegnandomi a lŔggere. Una volta mi mostr˛ nel libro di preghiere due minuscole lettere, simili a due puntini quadrati. E mi disse : « Vedi Uri, queste due lettere, una accanto all’altra ? ╚ il monogramma del nome di Dio ; e, ovunque, nelle preghiere, scorgi insieme questi due puntini, devi pronunciare il nome di Dio, anche se non Ŕ scritto per intero ».

Continuammo a lŔggere con il Maestro, finchÚ non trovammo, alla fine di una frase, i due punti. Erano ugualmente due puntini quadrati, solo non uno accanto all’altro, ma uno sotto l’altro. Pensai che si trattasse del monogramma di Dio perci˛ pronunciai il suo nome. Il Maestro disse per˛ : « No, no, Uri. Quel segno non indica il nome di Dio. Solo lÓ dove i puntini sono a fianco l’uno dell’altro, dove uno vede nell’altro un compagno a lui uguale, solo lÓ c’Ŕ il nome di Dio. Ma dove i due puntini sono uno sotto e l’altro sopra, lÓ non c’Ŕ il nome di Dio ».

Dio non Ŕ nell’arroganza. Nemmeno nell’arroganza della veritÓ. ╚ nel suono di un silenzio sottile. ╚ nel sussurro. Sussurro, una parola che ho ritrovato pi˙ volte nella lettera dell’estate di una giovane amica che raccontava del cambiamento radicale della sua vita grazie al sussurro della voce di Dio : Dentro di me appena un sussurro, ma continuo, incessante. Ho passato mesi faticosi e dolorosi, ma alla fine cosÝ rigeneranti, di una vita nuova che non conoscevo come mia.

Ora Ŕ un’ansia continua che mi sospinge al di lÓ di quelle che un tempo reputavo fossero barriere, adesso intravedo varchi. passi e sentieri, anche tra le mura della nostra invivibile cittÓ, ci sono vie cosÝ belle dietro le orme del Signore ! Non sai

Non so per quale motivo Dio mi si Ŕ messo accanto con tale insistenza da farmi cambiare tutte le mie prospettive e da allentare le mie rigiditÓ.

Da allora non mi ha mai abbandonato il sussurro. E la gioia pi˙ grande Ŕ riuscire a condividere con gli altri la mia fede. Da quando ho incominciato a tirar fuori Dio dall’oscuro sgabuzzino in cui l’avevo rinchiuso solo per me, riesco a parlare di lui senza vergogna e timore di giudizi, e mi rende felice.

La veritÓ non Ŕ immobilitÓ. ╚ la freschezza, la leggerezza, la bellezza di un cammino. Con un auspicio :

-  all’ultimo tornante
-  ancˇra
-  cercare
-  il tuo volto.


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