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ABITARE LA TERRA. In cammino verso l’Eden, il paradiso terrestre, o verso l’inferno terrestre? Il tema della casa nell’immaginario statunitense ....

AMERICAN DREAM. La crisi del sogno americano. Un saggio (con un’analisi del romanzo di Robert Marasco, "Burnt Offerings") di Mariantonietta Rasulo - a c. di Federico La Sala

“L’intero destino dell’America è contenuto nel primo puritano che sbarcò in America...” Sono queste le parole che Alexis de Tocqueville scrisse durante il suo celebre viaggio negli Stati Uniti
mercoledì 14 settembre 2011 di Federico La Sala
Il mito del Sogno Americano ha permesso la creazione di una società che aspira alla perfezione e che trova nel suburb, il quartiere residenziale, la sua realizzazione più significativa. Per questo osserveremo da vicino la cittadina di Levittown (Long Island), la prima forma di suburb costruita con l’intento di realizzare un nuovo ideale di vita familiare tale da rendere la casa un luogo sacro dal valore inestimabile. La metafora architettonica di Levittown, mutuata dal modello puritano, servirà alla nostra analisi per individuare il simbolo maggiormente tangibile dell’American Dream: la proprietà, la casa come possesso e sfoggio di benessere. (...) il romanzo Burnt Offerings, rappresenta uno dei più significativi esempi di trasposizione della Haunted House Formula come metafora dei problemi sociali ed economici dell’America degli anni Settanta

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> AMERICAN DREAM. La crisi del sogno americano. --- Quindicimila morti all’anno (di Massimo Faggioli - Il dio delle armi e la religione dell’America).

domenica 16 dicembre 2012

Il dio delle armi e la religione dell’America

Quindicimila morti all’anno. L’attaccamento a bibbia e fucile vanno spesso insieme

di Massimo Faggioli (l’Unità, 16.12.2012)

NON SI SA ANCORA SE LA STRAGE DI NEWTOWN CAMBIERÀ L’ATTEGGIAMENTO DELL’AMERICANO MEDIO nei confronti delle armi: quelle precedenti, specialmente da Columbine High School nel 1999 in poi, non ci sono riuscite. Negli Stati Uniti si contano oltre 15.000 morti per armi da fuoco ogni anno (le cifre variano) ed è un paese da sempre assuefatto alla violenza. Le statistiche dicono che negli Stati Uniti c’è meno violenza rispetto ai decenni precedenti, e che nel paese circolano più armi, ma quelle stesse armi sono nelle mani di una parte numericamente decrescente di americani: una minoranza, ma sempre più armata.

Anche per questo motivo il caso di Newtown non rappresenta un’eccezione alla regola, ma esattamente la regola di un’America in cui il feticcio dell’arma (non solo pistole e fucili, ma di recente anche supertecnologici archi e frecce) tende a rintanarsi in fasce ristrette della popolazione.

Ridurre la genesi dell’attentato alla mentalità disturbata dell’attentatore equivarrebbe ad ignorare uno degli elementi tipici dello scenario morale americano.

Nel suo Democrazia in America, Alexis de Tocqueville aveva descritto il viaggio alla conquista del nuovo mondo come l’avventura into the wild dell’uomo americano armato di «una Bibbia, un’ascia, e un giornale». Da allora il mondo americano è assai cambiato, ma non si è attenuata la radicale differenza con il mondo europeo quanto a percezione morale della violenza e della detenzione delle armi.

Ma accanto a questa differenza tra la mentalità americana e quella del resto del mondo sulle armi in mano alla popolazione civile, è cresciuta anche la distanza tra le due estreme della morale americana, frutto della polarizzazione culturale del paese: quella pro-guns e anti-abortion da un lato, e quella anti-guns e pro-abortion dall’altra.

Da una parte i liberals credono nella necessità di un maggiore controllo sulla circolazione delle armi sul territorio degli Stati Uniti e nella totale libertà di scelta della donna circa l’aborto; dall’altra, gli attivisti anti-abortisti sono tra i più affezionati a quell’interpretazione al secondo emendamento della Costituzione americana che dà ai cittadini il diritto di portare armi.

Ma la giurisprudenza costituzionale sul secondo emendamento risente di un fondamentalismo giuridico che è passato dalla Bibbia alla Costituzione anche grazie ai giudici cattolici della Corte Suprema, oggi ben sei su nove. Si dimentica che la mens di quel secondo emendamento intendeva dare ai cittadini il diritto di armarsi non per difendersi dal crimine o dalle violenze domestiche, ma dagli abusi del governo in un’America da sempre diffidente del potere, specialmente di quello del governo federale.

Gli Stati Uniti d’America sono un paese eccezionale rispetto al mondo intero quanto a intensità del sentimento religioso e quanto a fascinazione per la violenza e la morte: le due cose sono collegate.

L’attaccamento alla Bibbia e al fucile vanno spesso insieme: non è un caso che il Mosè di Hollywood, Charlton Heston, sia diventato il più famoso portavoce della National Rifle Association, la lobby capace di far eleggere deputati e senatori e capace di bloccare qualsiasi tentativo di approvare leggi sul controllo delle armi.

Il presidente degli Stati Uniti, sommo pontefice della religione americana, sopraffatto dall’emozione è l’immagine dell’impotenza di quel pontefice di avere ragione non solo della lobby della Nra, ma anche di quella larga fetta di americani che vedono nel diritto di portare armi l’ultima linea di difesa simbolica contro il governo, la politica, gli intellettuali, i gay, i mass media, il cosmopolitismo.

Quei bambini morti, le lacrime dei loro genitori e di tutti i genitori d’America sono i sacrifici umani che l’America si lascia imporre dalla religione del fucile. Finora le chiese americane sono state timide sulla questione delle armi, molto più timide che sulle altre questioni pro life: è tempo che il controllo delle armi entri a far parte della «cultura della vita» nell’America religiosa. Fino ad allora, la religione delle armi continuerà a mietere vittime.


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