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> GUARIRE LA NOSTRA TERRA --- TEOLOGIA, ANTROPOLOGIA, E IMMAGINI. Santini e immaginette sacre : cinque secoli di devozione (di Marco Roncalli)

jeudi 16 mai 2019

GUARIRE LA NOSTRA TERRA. (PER UNA NUOVA) TEOLOGIA PER IMMAGINI... *


Tra fede e arte.

Santini e immaginette sacre : cinque secoli di devozione... tascabile

Un volume di Ino Cardinale raccoglie 500 anni di immaginette sacre con il commento di importanti saggi che ne inquadrano il valore storico, religioso e comunitario

di Marco Roncalli (Avvenire, martedì 14 maggio 2019)

      • [Foto] Un ricordo della prima Comunione, collage di pasta d’ostia, Francia

I santini ? Una storia che può riguardare credenti e non, fede e antropologia, catechesi e propaganda, religiosità popolare e appartenenza geografica..., la devozione o il culto come l’iconografia o la stampa. In ogni caso tutt’altro che pezzi di carta - o di pergamena se antichi - i santini, nel tempo, hanno sostenuto e continuano a farlo, immaginazione e sentimenti, diventando per qualcuno sostegno nelle prove della vita, per altri passione da collezionista, o magari le due cose. Senza dimenticare che, dimensioni ultramondane a parte, queste immagini rispondono agli imperativi tuttora vigenti del “qui e ora”. Stando un po’ sgualcite nel portafoglio come una volta nelle bisacce dei pellegrini... Ma pure all’ingresso di chiese e santuari o dimenticate nei comodini. Carte d’identità visibili di persone non più visibili. Ed ecco che vi è chi continua a baciarle, a toccarle, confidando in poteri miracolosi. E chi fatica a liberarsene : se necessario - ammonivano gli avi - bruciandole, mai stracciandole e buttandole.

Ora questo universo di volti da guardare e dai quali sentirsi guardati, è il tema del volume Santi e santini curato da Ino Cardinale (primo di tre annunciati, pubblicato dall’associazione culturale di cui è presidente "Così, per... passione !"), che ha saputo valorizzare una mostra tenutasi a Terrasini due anni fa su cinque secoli di “santuzzi” e “santine” (come li si chiama in Sicilia).

Una parte di quella rassegna - inventario di un patrimonio dilatatosi dal ’500 a oggi, con raffigurazioni su pergamena e poi su carta o stoffe con ogni tecnica (xilografia, calcografia, litografia, incisione, merletti...), con schiere di santi e beati e martiri preceduti da Gesù e dalla Vergine e seguiti da simboli e allegorie - viene infatti qui corredata da saggi introduttivi e riflessioni legate alle collezioni presentate, specchio di una lunga tradizione. Sino ad assumere la veste del catalogo-itinerario di un viaggio singolare come dimostrano i vari contributi : identitario, ma non solo.

Ricorda qui Sebastiano Tusa (l’assessore regionale ai Beni culturali e identità Siciliana tra le vittime del disastro aereo in Etiopia nel marzo scorso) che i santini hanno accomunato nella forma cattolici e protestanti, raffigurando ovviamente questi ultimi non i santi, bensì scene della Scrittura. Di certo hanno accomunato discipline diversamente interessate al rapporto tra il devoto e l’immagine : « Santini come storie vissute, memorie condivise, concrete esperienze che da singole, particolari, individuali, si fanno ben presto comunitarie... », continua il testo di Tusa.

Mentre è il cardinale Angelo Becciu a ricordare che « nell’immagine dei Santi troviamo espresso non solo un volto o una serie di simboli, ma un mondo di valori : i valori della fede e dell’autentico umanesimo ». Ed è sempre il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a descrivere i santini - dopo una carrellata sui capolavori di artisti dedicati ai santi - « i fratelli minori » di questi « colossi ». « Minori, ma non meno efficaci. Anzi, non di rado, la possibilità di essere tenuti in tasca o in un portafogli o in un libro facilita la loro fruizione : possiamo guardarli e ammirarli e aprire il nostro cuore a invocare e imitare coloro che le immaginette raffigurano », continua Becciu. Con un’avvertenza : « mentre noi guardiamo le immagini dei Santi, non dimentichiamo che i Santi ci invitano a guardare la nostra vita con i loro occhi ».

“Santi della Porta accanto”, è invece il titolo del contributo dell’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi che, dopo cenni alla storia della raffigurazione dei santi (comprese le guerre iconoclastiche e il II Concilio di Nicea che nel 787 stabilì la liceità della loro rappresentazione e quella di Gesù, Maria, e degli Angeli), scrive che « questo volume può aiutarci a riscoprire tante figure di santi anche “della porta accanto” per dirla con Papa Francesco... ».

Per tutti questi uomini, siciliani e non, vissuti rivolti verso Dio e ora faccia a faccia con lui, sottolinea don Giuseppe Ruggirello non si tratta « di una mera raccolta di immagini devozionali », ma « di una sfida che interpella la Chiesa communio, perché attingendo alla sua viva e perenne Tradizione, trovi forme nuove per mostrare che la vita dei santi, discepoli del Signore, è una vita realizzata ».

“Santuzzi” e “santine” servono anche a questo ? Chissà. Appellarsi a loro, riconosce l’antropologa Orietta Sorgi, « nasce dal bisogno di ricomporre un equilibrio che si è infranto, affidandosi a facoltà che la prassi umana non è in grado di esercitare ».


* SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR. :

GUARIRE LA NOSTRA TERRA : VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo"

Federico La Sala


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