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dimanche 27 septembre 2020

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> GUARIRE LA NOSTRA TERRA : VERITÀ E RICONCILIAZIONE. --- CORONAVIRUS/CORONAVIRTUS. La pandemia impone una verifica dei doveri e dei poteri (di Marco Revelli).

mardi 26 mai 2020

La pandemia impone una verifica dei doveri e dei poteri

Fragilità dell’Antropocene. « Niente di questo mondo ci risulta indifferente ». È un passo nell’enciclica « Laudato si’ » ed è anche il titolo di un libro straordinario (in uscita nelle Edizioni Interno4)

di Marco Revelli (il manifesto, 26.05.2020)

La pandemia ci obbliga a un ripensamento globale e radicale. Perché ci ha toccato ferocemente « nell’osso e nella pelle », dice il Libro di Giobbe, richiede un’impietosa verifica dei doveri e dei poteri.

Tanto più ora quando, almeno qui in Italia e in Europa, par di vedere la fine del tunnel. E la verifica, per essere efficace, non potrà che avvenire all’insegna di un principio semplice e impegnativo : « Niente di questo mondo ci risulta indifferente ».

È un passo nell’enciclica Laudato si’ (che compie esattamente in questi giorni cinque anni), collocato proprio all’inizio, nel secondo paragrafo dove si dà voce al pianto della terra devastata dall’uomo ammonendo : « Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora ».

Ed è anche il titolo di uno straordinario libro (in uscita nelle Edizioni Interno4) dalla cui copertina un babbuino ci guarda perplesso sotto il motto « La normalità era il problema ».

Libro « straordinario » - cioè che ci solleva al di sopra dell’ordinarietà - per due buone ragioni.

La prima riguarda il modo con cui è nato, è stato pensato e scritto : in tanti, a più e più mani, da decine di studiosi, competenti, militanti delle più varie associazioni, credenti e laici, facenti capo all’associazione « Laudato si’ », che per mesi si sono riuniti, hanno discusso, verificato e confrontato le proprie idee, spesso discordanti, le hanno rielaborate, rese compatibili, ricondotte all’unitarietà di un discorso articolato e condiviso, come si dovrebbe fare sempre, tra chi partecipa del medesimo orizzonte di valori e soprattutto avverte l’urgenza del tempo.

LA SECONDA RAGIONE riguarda il contenuto : finalmente un approccio davvero « totale » ai mali che ci affliggono e alle necessarie soluzioni.

Lo stato del pianeta visto « come un tutto », in cui devastazione ambientale e devastazione sociale, catastrofe ecologica e diseguaglianza economica, non solo s’intrecciano ma appaiono aspetti dello stesso problema : disprezzo per la terra e disprezzo per gli uomini, persino disprezzo per sé e il proprio futuro sono il prodotto della stessa radice e dello stesso errore.

Un pensiero sbagliato, che ha dato origine a un paradigma socio-economico distorto, e a uno stile di vita insensato.

Il libro era stato elaborato prima, ma lo tzunami del coronavirus che ha segnato i tre mesi che hanno preceduto la pubblicazione ne ha prodotto la « cerchiatura del cerchio », confermandone la visione e rafforzandone il messaggio.

Come scrive Daniela Padoan, la curatrice, nel saggio Al tempo del contagio, che apre il volume : « Davanti alla pandemia, il titanismo della nostra cultura è costretto a imparare la lezione dell’essere in balia », spiegando come l’esperienza che stiamo vivendo - nel suo carattere totale e globale - sia in qualche modo « una figurazione » delle argomentazioni contenute nel testo.

Da essa abbiamo imparato, nel dolore, la fragilità strutturale dell’Antropocene, di questo mondo costruito a immagine e somiglianza del suo ospite umano.

Abbiamo avuto modo di vedere, messa a nudo, « la società spettrale del management totalitario », per dirla col filosofo canadese Alain Deneault citato dalla curatrice.

Di capire (per chi volesse capire) quanto fallace, e ingannatrice, sia quella razionalità strumentale che avevamo elevato a statuto dell’universo - garanzia della sua perfezione - e che invece si rivela mortifera, incapace di previsione e di prevenzione, foriera di disordine e caduta, pericolosa per il vivente.

E quanta hybris - quanta arroganza, nella nostra sfida cieca al cielo - ci fosse nel culto del fare, e nel mito di un’efficienza che nell’esaltare un solo aspetto dell’esistenza (quello economico e tecnico) sacrifica tutto il resto. Ovvero il tutto.

NEL LIBRO, dalla diagnosi dei mali emerge un programma, realistico, di risposta : sul Clima, alla « radiografia della catastrofe » si affianca il principio per cui « la giustizia climatica è giustizia sociale ».

Sulla « Depredazione ambientale » la necessità di una lotta contro l’« agricoltura 4.0 » che minaccia « i diritti umani, sociali e della natura ».

Sulle migrazioni all’affermazione secondo cui « Migrare è un diritto » segue il dovere di denuncia della « morte in mare » come « vera emergenza ».

Alla descrizione delle dimensioni della povertà s’intreccia la denuncia dell’« economia dello scarto » come anima del paradigma egemonico contemporaneo, drammaticamente visibile anche nella gestione dell’emergenza sanitaria.

Su « Finanza e debito » la definizione, forte, del « Capitale finanziario globale come forma di criminalità organizzata » si affianca alla valorizzazione dell’« economia del dono ».

E poi il Lavoro : dall’affermazione perentoria che « non c’è libertà nel vendere la propria forza-lavoro » alla messa a nudo delle « molteplici solitudini delle lavoratrici e del lavoratori ».

E poi l’Ecofemminismo : « Liberazione delle donne, della natura e del vivente ». La Cultura del limite. E tanto altro.

Un vademecum perfetto per chi voglia inoltrarsi nel territorio nuovo che il virus ci lascia, nel lutto.

CON UNA CONSAPEVOLEZZA forte : che eravamo già malati prima che il Covid-19 arrivasse. Molto prima.

« Non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato », ha detto papa Francesco in quella Piazza San Pietro metafisica e irreale, deserta e lucida di pioggia, il 27 marzo.

Dovremo pure ascoltare, oggi, quelle tante voci, e altre che si sono aggiunte, se non vogliamo ritrovarci infine a brancolare nel buio alla fine del tunnel.


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