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BREVETTI E POLITICA. COME "CUCINARE" GLI EUROPEI: L’IDEA DEI GIGANTI BIOTECH. Se è stato possibile brevettare il Nome "Italia", allora tutto è possibile!!! Salviamo il broccolo!!! Forza, all’assalto...

"FORZA BROCCOLI"!!! "Brevettiamo il broccolo"! Così i giganti biotech lanciano la sfida alla UE. Una nota di allarme di Carlo Petrini - a c. di Federico La Sala

Le conseguenze? Prezzi più alti e meno libertà. L’obiettivo non sono solo Ogm o prodotti futuribili, ma frutta e verdura di tutti i giorni. La politica dovrebbe difendere i consumatori, che sono innanzitutto cittadini
martedì 3 gennaio 2012 di Federico La Sala
[...] Incredibile ma vero: a Bruxelles si discute se brevettare i broccoli. Avete presente i bambini
arroganti dei cartoni animati? Non soltanto arroganti, pure incapaci, per essere precisi. Non
sanno costruirsi un castello di sabbia, ma sanno spaventare gli altri bambini, sicché aspettano
che ne sia uno pronto, poi arrivano e dicono «questo è mio» e se non glielo lasciano finisce a
botte. 
Ecco, il format è molto simile, solo che al posto dei bambini arroganti ci sono le multinazionali (...)

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> "FORZA BROCCOLI"!!! "Brevettiamo il broccolo"! ---- Prima si paga e poi si assaggia! I filosofi nella cucina. La lezione di Onfray (di Cristina Taglietti)

lunedì 2 gennaio 2012

Prima si gusta e poi si pensa, la lezione di Onfray

di Cristina Taglietti (Corriere della Sera, 02.01.2012)

Dal nichilismo alimentare dei cinici alla rivoluzione culinaria futurista: la «diet-etica» per Michel Onfray è una cosa seria. Un’espressione dell’ateismo e dell’immanenza, sulla scorta di Feuerbach che scriveva «l’uomo è ciò che mangia» e dell’ultimo Foucault secondo il quale: «La pratica della dieta come arte di vivere è (...) un modo di costituirsi come un soggetto che ha del proprio corpo una preoccupazione giusta, necessaria e sufficiente». Onfray, noto per le sue tesi spesso controversiali, si incarica di mettere ordine tra il pensiero e la pancia dei pensatori in un saggio scritto nel 1989 (Les ventres des philosophes è il titolo in originale anche se Onfray avrebbe preferito «Diogene cannibale») che gli diede una certa notorietà in patria e che ora l’editore Ponte alle Grazie ha tradotto in italiano (I filosofi in cucina, traduzione di Giovanni Bogliolo, pp. 158, 13).

Un interesse, quello per la gastronomia, che Onfray dichiara di aver succhiato con il latte materno: una madre brava cuoca e un padre bravo ortolano in una famiglia povera in cui non si poteva andare al ristorante, in vacanza, al cinema, a teatro, e «i pasti erano le uniche occasioni edoniste». Il libro, racconta Onfray nell’intervista in Appendice, ha generato anche un equivoco relegando il suo autore alla facile etichetta di «filosofo della gastronomia» che, secondo lui, era un modo per neutralizzare un postulante spesso invitato nei talk show, ma che gli studiosi volevano ignorare. E invece Onfray ci tiene a inserire il saggio in un percorso teorico coerente perché «la tavola, come pure il letto, costituiscono un luogo altrettanto filosofico quanto la scrivania o la biblioteca».

La rassegna di Onfray comincia dal cinico Diogene, che oppone «al cotto consensuale dell’istituzione nutritiva» il nichilismo alimentare più sfrenato, caratterizzato dal rifiuto del fuoco e, quindi, centrato sul crudo. Onfray passa attraverso Rousseau, «plebeo nell’animo», figura emblematica della rinuncia in materia di gastronomia («al di là del fabbisogno fisico, tutto è fonte di male») e Kant, «buona forchetta dedita a una pratica nutritiva priva di ambiguità» che tuttavia, relegando l’odorato e il gusto a sensi inferiori e soggettivi, reputa impossibile qualunque teoria critica del gusto alimentare, oggetto troppo impreciso per una scienza stabile.

Ma è su Nietzsche, il filosofo che più di ogni altro «ha affermato il ruolo determinante del corpo nell’elaborazione di un pensiero», che, evidentemente, Onfray trova la convergenza maggiore: «Scegliere il proprio alimento significa elaborare la propria essenza» perché la scelta «è accettazione della necessità, che anzitutto bisogna scoprire». La preoccupazione dietetica, quindi, nel Nietzsche riletto da Onfray, diventa illustrazione pragmatica della teoria dell’amor fati e al tempo stesso un invito all’ascesi del diventa chi sei.

Onfray ci invita al banchetto, a patto che siamo disposti ad ammettere che il corpo è l’unica via di accesso alla conoscenza. Il pasto è decisamente gustoso e, alla fine, nonostante le portate succulente, anche di (relativamente) facile digestione.


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