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CRISI NUCLEARE. All’indomani della pubblicazione del rapporto dell’Aiea sul nucleare iraniano, uno scenario (reale) da brividi.

IRAN E ISRAELE : ALLARME ROSSO. CON LA SUA INVINCIBILE ARMADA VOLANTE, ISRAELE E’ PRONTA AD ATTACCARE TEHERAN. Un breve resoconto di U. De Giovannangeli - a c. di Federico La Sala.

Di fronte all’acuirsi della crisi tra Israele e Iran, si moltiplicano gli sforzi internazionali per una svolta diplomatica. L’Europa chiede un rafforzamento delle sanzioni. Tel Aviv le accetta solo se saranno « paralizzanti ».
dimanche 18 novembre 2012 par Federico La Sala
[...] « Se saremo attaccati risponderemo con i missili all’aggressione », avverte il generale Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione. I vettori iraniani possono trasportare sia testate convenzionali che chimiche o batteriologiche e addirittura nucleari. Se venissero utilizzate armi di distruzione di massa la risposta israeliana non si farebbe attendere grazie ai missili balistici Jericho II e Jericho III. Non solo : le testate nucleari miniaturizzate a bordo dei (...)

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> IRAN E ISRAELE : ALLARME ROSSO. --- L’Egitto è sull’orlo del baratro. Morsi sotto assedio resiste ai militari e spera nel movimento musulmano.

mercredi 3 juillet 2013


-  Morsi resiste
-  Egitto verso il golpe militare
-  Dal movimento islamico del presidente appello contro il « colpo di Stato dell’esercito »
-  L’esecutivo rimette il mandato. Senza accordo, le forze armate scioglieranno il Parlamento

-  di Umberto De Giovannangeli (l’Unità, 03.07.2013)

L’Egitto è sull’orlo del baratro. Sospeso tra golpe e martirio. Mentre il tempo corre verso la scadenza delle 48 ore imposte dall’esercito al presidente Morsi per trovare un accordo con l’opposizione, ultimatum respinto dalla presidenza, da fonti militari trapelano dettagli sulla bozza di road map tracciata dall’esercito per la transizione che seguirebbe la deposizione di Morsi. In particolare, sarebbe previsto lo scioglimento del Parlamento e la sospensione della Costituzione. Il progetto prevede anche modifiche alla Carta entro pochi mesi, seguite da elezioni presidenziali anticipate.

CAOS TOTALE

I Fratelli musulmani, il movimento del presidente Morsi, hanno lanciato un appello al « martirio » per fermare quello che denunciano essere un tentativo di colpo di Stato dei militari. « Il martirio per prevenire questo golpe è quello che possiamo offrire ai precedenti martiri della rivoluzione », ha esortato Mohamed al-Beltagui, segretario generale del partito Libertà e Giustizia.

Il riferimento è all’ultimatum di 48 ore posto l’altro ieri dal ministro della Difesa e capo delle forze armate, il generale Abdel Fattah al Sisi. Intanto il premier Hisham Qandil ha messo a disposizione il suo mandato nella mani del presidente Mohamed Morsi. La mossa arriva dopo che lo stesso Morsi, l’altra notte, ha respinto l’ultimatum delle forze armate. « Proseguirò nella mia azione di riconciliazione nazionale. I militari devono farsi da parte e non interferire con la vita civile del Paese. Le loro richieste non possono essere prese in considerazione », è stata la secca risposta del presidente all’aut aut dei militari. Morsi, inoltre, ha rilevato nelle parole usate dal capo delle Forze Armate « alcune frasi contenute nell’ultimatum stesso che potrebbero creare confusione ».

Per sgombrare il campo da ogni illazione, l’Fsn, principale coalizione dell’opposizione egiziana, ha affermato in un comunicato di non sostenere l’idea di un colpo di Stato militare, sottolineando che l’ultimatum lanciato dall’esercito al presidente islamista « per soddisfare le rivendicazioni del popolo » non equivale a dire che l’esercito intenda giocare un ruolo politico nella vicenda, come dichiarato dagli stessi vertici militari.

VUOTO POLITICO

Assieme al premier Qandil, il presidente egiziano, scrive l’agenzia Mena, ha ricevuto il ministro della Difesa e capo delle forze armate Abdel Fattah el Sissi, che a sua volta ha presieduto la riunione del consiglio militare. Secondo fonti militari, le truppe sarebbero pronte a schierarsi nelle strade del Cairo e delle altre città egiziane per prevenire scontri tra i sostenitori di Morsi e quelli dell’opposizione. Il bilancio della nuova ondata di protesta in Egitto al momento è di 16 morti e 781 feriti.

Il fortino del presidente egiziano continua a scricchiolare. Al di là delle dichiarazioni, lo testimoniano le defezioni in poche ore di sei ministri, tra i quali il titolare degli Esteri, i due portavoce della presidenza, Omar Amer e Ihab Fahmy, che hanno presentato le loro dimissioni facendo richiesta di rientrare proprio al ministero degli Esteri. Dimissionario anche il portavoce del governo, Alaa el Hadidi.

MESSAGGI USA

Su Morsi ha cominciato a fare pressioni anche Barack Obama, che lo ha chiamato esprimendogli preoccupazione per l’escalation della crisi e chiedendogli di rispettare le richieste della piazza. Washington sta « facendo pressioni » sul presidente egiziano affinché convochi le elezioni e contemporaneamente ha avvertito l’esercito del rischio di un golpe militare : lo hanno riferito funzionari dell’amministrazione alla Cnn. « Stiamo discendo (a Morsi) che trovi un modo per andare a nuove elezioni : questa può essere l’unica maniera perché il braccio di ferro si risolva », ha spiegato un alto funzionario di governo. Secondo la fonte, l’amministrazione Usa sta anche cercando di convincere Morsi a « nominare un nuovo premier e un nuovo governo » per « dimostrare all’opposizione che sta governando per tutti gli egiziani ». Gli Usa hanno anche avvertito le forze armate che un golpe militare farebbe tagliare gli aiuti che Washington fornisce alll’Egitto, pari a 1,5 miliardi di dollari all’anno.

Dopo aver accolto con un boato di giubilo la notizia del aut-aut dei militari a Morsi, il movimento dell’opposizione ha sollecitato i manifestanti a rimanere in piazza Tahrir fino alle dimissioni del presidente. E torna d’attualità il nome di Mohamed el-Baradei. L’ex capo dell’Aiea (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica), premio Nobel per la pace nel 2005, che si era presentato alle prime elezioni presidenziali post-Mubarak e poi si era ritirato, è stato individuato dai vari gruppi della coalizione dell’opposizione egiziana per rappresentarli nei negoziati sul futuro del Paese. Con l’avvicinarsi della scadenza dell’ultimatum dei militari, l’aria che si respira al Cairo si fa sempre più pesante.

Il ministro della Difesa e capo delle forze armate egiziane, il generale el Sissi, avrebbe chiesto esplicitamente a Morsi di cedere il potere per salvare quelle vite che andrebbero perse negli scontri tra l’opposizione e i suoi sostenitori nell’eventualità di una sua resistenza ad oltranza. Lo riferisce la rete panaraba Al Arabiya. Per l’Egitto sono ore drammatiche. Avvisaglia di una giornata destinata a segnare il futuro del Paese. Con o senza Morsi.


Morsi sotto assedio resiste ai militari e spera nei Fratelli

Oggi scade l’ultimatum delle forze armate, il movimento musulmano unico sostegno

di Francesca Cicardi (il Fatto, 03.07.2013)

Il Cairo Il presidente egiziano Mohamed Morsi e i Fratelli Musulmani non sembrano disposti a lasciare il potere, che hanno conquistato con sangue e sudore dopo oltre 80 anni di vita politica in clandestinità. La presidenza ha respinto in un comunicato l’ultimatum di 48 ore lanciato dall’Esercito il giorno prima, interpretato da molti come un colpo di stato contro l’islamista, che ieri ha incontrato il ministro della Difesa e leader dei generali “golpisti”.

Non sembra vi siano progressi per un eventuale accordo per risolvere la crisi entro questo pomeriggio, quando scadrà l’ultimatum. I militari hanno già pronta una “road map” - che prevede scioglimento delle Camere e annullamento della Costituzione - ma la presidenza ha insistito a continuare il “dialogo nazionale”, lanciato mesi fa e mai accettato dall’opposizione, che ora ha rapidamente assecondato l’iniziativa dei militari, anche se ufficialmente è contraria al ritorno dei generali.

Il movimento di protesta ha designato l’ex candidato presidenziale e Premio Nobel della Pace el Baradei portavoce del fronte anti Morsi, e interlocutore di un eventuale negoziato. Ma le forze rivoluzionarie si preparano già al post-Morsi, e la loro road map non dista molto da quella ideata dai militari.

A piazza Tahrir, dove sono arrivate le rumorosissime vuvuzuelas e l’ambiente è sempre più di festa, assicurano che il presidente sarà fuori dal palazzo oggi stesso, e quasi nessuno teme che si terrà un golpe violento o un conflitto sanguinoso.

Intanto, gli islamisti hanno detto che resisteranno a qualsiasi “tentativo di colpo” contro il presidente eletto democraticamente e hanno chiesto ai fedeli di scendere nelle strade e le piazze del paese per rivendicare la legittimità di Morsi. Uno dei leader storici della Fratellanza ha persino dichiarato che la resistenza contro un “golpe” potrebbe implicare il “martirio”.

Nel grande accampamento di Rabaa al Adawiya, alla periferia del Cairo, i sostenitori di Morsi si preparano per lottare, cantando strofe per il presidente e la sharia (legge islamica). “Il presidente non è solo, moltissime persone sono con lui, in tutto il paese, e siamo disposti a sacrificare anche la vita”, assicurava Atif, un manifestante arrivato dal Delta del Nilo. Opinioni divise sull’ultimatum dell’esercito, che non spaventa e non preoccupa più di tanto, mentre gli elicotteri che sorvolano la capitale ininterrottamente vengono accolti con fischi dai “barbuti”. Gruppetti di giovani Fratelli si allenavano ieri, con fasce in testa, bastoni e altre armi.

La Fratellanza è compatta e unita, e soprattutto gerarchica : l’obbedienza cieca potrebbe avere dei risultati drammatici per l’Egitto, che sogna ancora di poter risolvere l’impasse solo con la pressione della piazza. Anche quella internazionale potrebbe avere la sua importanza e, ancora una volta, sia l’Esercito che Morsi, aspettano un cenno degli Usa per la prossima mossa.


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