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CRISI NUCLEARE. All’indomani della pubblicazione del rapporto dell’Aiea sul nucleare iraniano, uno scenario (reale) da brividi.

IRAN E ISRAELE : ALLARME ROSSO. CON LA SUA INVINCIBILE ARMADA VOLANTE, ISRAELE E’ PRONTA AD ATTACCARE TEHERAN. Un breve resoconto di U. De Giovannangeli - a c. di Federico La Sala.

Di fronte all’acuirsi della crisi tra Israele e Iran, si moltiplicano gli sforzi internazionali per una svolta diplomatica. L’Europa chiede un rafforzamento delle sanzioni. Tel Aviv le accetta solo se saranno « paralizzanti ».
dimanche 18 novembre 2012 par Federico La Sala
[...] « Se saremo attaccati risponderemo con i missili all’aggressione », avverte il generale Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione. I vettori iraniani possono trasportare sia testate convenzionali che chimiche o batteriologiche e addirittura nucleari. Se venissero utilizzate armi di distruzione di massa la risposta israeliana non si farebbe attendere grazie ai missili balistici Jericho II e Jericho III. Non solo : le testate nucleari miniaturizzate a bordo dei (...)

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> IRAN E ISRAELE : ALLARME ROSSO. --- PALESTINA-ISRAELE. A un passo dalla guerra. E il mondo resta a guardare.

jeudi 10 juillet 2014

A un passo dalla guerra

E il mondo resta a guardare

Il presidente israeliano Peres ha lanciato l’ultimo avvertimento ad Hamas : stop ai razzi o sarÓ invasione. Abu Mazen : « Fermare il genocidio ».

di Rocco Cangelosi (l’UnitÓ, 10.07.2014)

I tentativi di gestire la crisi innescata dal ritrovamento dei tre adolescenti rapiti e barbaramente uccisi, seguita dall’altrettanto barbaro omicidio di un giovane palestinese, sono miseramente falliti di fronte all’escalation della violenza da una parte e dall’altra.

A nulla sono valsi i gesti distensivi promossi dal presidente israeliano uscente Shimon Peres, che ha voluto condividere il dolore con la famiglia del palestinese ucciso, nŔ le prudenti parole di Mahmoud Abbas. NÚ sembra aver alcuna possibilitÓ di successo il tentativo del governo israeliano di indurre Abbas a rompere l’accordo di governo di unitÓ nazionale raggiunto con Hamas. Svanita questa possibilitÓ, Netanyahu e il nuovo presidente di Israele Rivlin hanno dovuto piegarsi alle pressioni dei falchi e della pubblica opinione che chiede un’azione esemplare nelle striscia di Gaza.

Il rischio Ŕ che l’azione israeliana ormai imminente non possa essere circoscritta, ma rischi di deflagrare in un conflitto di pi¨ ampie proporzioni in una congiuntura politica esplosiva per tutta la regione, in coincidenza con l’offensiva condotta dall’autoproclamato califfato dell’Iraq e del levante (Isil), che richiederebbe nuove alleanze per frenare la furia distruttiva del nuovo leader del terrorismo Al Baghdadi.

╚ noto infatti il sostegno che l’Iran fornisce ad Hamas da lungo tempo e non Ŕ escluso che Teheran faccia pesare diplomaticamente il ruolo di contenimento nei confronti dell’Isil, che Ŕ stata chiamata a giocare indirettamente dagli Stati Uniti.

A ci˛ si aggiunga la drammatica situazione in Siria, dove un nuovo conflitto israelo-palestinese potrebbe innescare nuove violenze e nuovi scontri, aprendo le porte ai jahidisti dell’Isil. Intanto la diplomazia internazionale si rimette in movimento per cercare di arginare il conflitto e stabilire una tregua tra le due parti nella speranza che si riannodi il difficile percorso verso la pace. Ma per il momento gli interventi - sia degli Usa, sia dell’Unione europea - si sono limitati a generiche dichiarazioni di condanna senza un piano organico che riporti al tavolo negoziale le due parti in causa.

Emerge da tutto questo il sostanziale fallimento del tentativo di mediazione condotto dall’amministrazione Obama attraverso il segretario di Stato John Kerry e la marginalitÓ dell’Europa nell’area. Federica Mogherini ha chiesto esplicitamente un ruolo della Ue per la ripresa dei negoziati e incontrando il suo omologo russo Serghei Lavrov ha rappresentato la gravitÓ della situazione che sta vivendo il Medio oriente in queste ore invitando Mosca a contribuire alla ricerca di una tregua. Obama da parte sua ha invitato israeliani e palestinesi a proteggere gli innocenti e a operare in maniera ragionevole non per vendetta, nÚ per rappresaglia. Ma le buone parole non bastano pi¨ e sarÓ necessario uno sforzo collettivo della diplomazia internazionale per costringere le due parti al tavolo del negoziato, ricorrendo anche a misure coercitive per impedire che la spirale della violenza accenda nuovi fuochi in tutta la regione.

L’amministrazione Obama Ŕ tuttavia sempre pi¨ riluttante ad impegnarsi in azioni concrete in un’area che considera sempre pi¨ di minore di importanza strategica per gli interessi economici degli Stati Uniti dopo la rivoluzione dello « shale gas ». Dovrebbe essere l’Europa a svolgere un ruolo di primo piano di mediazione e sostegno al processo di pace, ma le divisioni e i distinguo tra i vari Stati membri hanno impedito finora che la Ue potesse assumere una posizione credibile unitaria nell’ambito della politica estera e di sicuerzza comune (la cosiddetta « Pesc »), limitando il suo ruolo a quello di ufficiale pagatore, quando si tratta di erogare aiuti o concessioni commerciali nell’area.


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