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CRISI NUCLEARE. All’indomani della pubblicazione del rapporto dell’Aiea sul nucleare iraniano, uno scenario (reale) da brividi.

IRAN E ISRAELE : ALLARME ROSSO. CON LA SUA INVINCIBILE ARMADA VOLANTE, ISRAELE E’ PRONTA AD ATTACCARE TEHERAN. Un breve resoconto di U. De Giovannangeli - a c. di Federico La Sala.

Di fronte all’acuirsi della crisi tra Israele e Iran, si moltiplicano gli sforzi internazionali per una svolta diplomatica. L’Europa chiede un rafforzamento delle sanzioni. Tel Aviv le accetta solo se saranno « paralizzanti ».
dimanche 18 novembre 2012 par Federico La Sala
[...] « Se saremo attaccati risponderemo con i missili all’aggressione », avverte il generale Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione. I vettori iraniani possono trasportare sia testate convenzionali che chimiche o batteriologiche e addirittura nucleari. Se venissero utilizzate armi di distruzione di massa la risposta israeliana non si farebbe attendere grazie ai missili balistici Jericho II e Jericho III. Non solo : le testate nucleari miniaturizzate a bordo dei (...)

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> IRAN E ISRAELE : ALLARME ROSSO. WASHINGTON. « L’Iran accetta negoziati con gli Usa sul nucleare ». Giallo diplomatico, Washington smentisce

dimanche 21 octobre 2012


-  « L’Iran accetta negoziati con gli Usa sul nucleare »
-  Giallo diplomatico, Washington smentisce *

WASHINGTON - E’ una « sorpresa d’ottobre ». Dalle conseguenze tutte da immaginare, e sulla quale pesa una immediata smentita della Casa Bianca. Ma è comunque una sorpresa. A due settimane dalle elezioni presidenziali e alla vigilia dell’ultimo duello in tv tra Obama e Romney, il New York Times ha rivelato un’intesa degli Usa con l’Iran per colloqui diretti sul nucleare. Trattive che tuttavia inizieranno soltanto dopo il voto americano poiché gli iraniani, non a torto, vogliono sapere chi ci sarà alla Casa Bianca. Aspetto non certo secondario. Se i democratici e Obama hanno sempre lasciato aperta la porta al negoziato, lo sfidante Romney e i repubblicani sono apparsi contrari. Vogliono la linea dura, ma sul piano pratico le posizioni non sono poi così lontane da quelle degli avversari.

Lo sviluppo diplomatico può essere importante anche se pieno di insidie. E irrompe a tutta forza nella campagna elettorale. La Casa Bianca può « vendersi » il sì di Teheran come il risultato della sua strategia fatta di pressioni, linee rosse e sanzioni pesanti. Vedete, dirà Obama, che alla fine il nostro approccio ha portato - in linea di principio - ad un risultato. E magari eviterà il rischio di un nuovo conflitto. Al tempo stesso, però, i critici possono ribattere che la risposta di Teheran agli inviti al dialogo è solo l’ennesimo trucco per guadagnare tempo. Chi guarda con scetticismo verso gli iraniani ritiene che mai e poi mai la Guida Ali Khamenei rinuncerà al sogno della Bomba. Dunque perché andare dietro a ipotesi negoziali che esistono solo sulla carta ?

In realtà - osserva il New York Times che ha rivelato l’intesa sulla trattativa - anche Romney deve procedere con cautela. Respingerla a priori può scoprire il fianco a non pochi rilievi. Se vuoi essere presidente non puoi speculare su un dossier così importante e neppure fare muro. Anche perché non esistono molte alternative. Le sanzioni stanno incidendo - lo si vede dall’impatto devastante sull’economia - ma non è detto che basti. Ed allora tornerebbero l’opzione militare, scenario sul quale Romney è apparso molto cauto.

Alla possibile svolta si è giunti dopo un lungo lavoro discreto affidato ai diplomatici dei due paesi, con il coinvolgimento (punto significativo) di emissari di Khamenei. Contatti svoltisi anche in fasi piuttosto critiche. La Casa Bianca, da un lato, ha gli iraniani, negoziatori tosti e instancabili. Dall’altra Israele, alleato chiave in Medio Oriente e ancor più importante alla luce del caos provocato dalle « primavere arabe », ma determinato nel voler risolvere, in un modo o nell’altro, la questione nucleare. Per Gerusalemme il tempo sta volando via e come ha spiegato il premier Netanyahu nel discorso all’Onu entro la fine di aprile-maggio Teheran potrebbe raggiungere il punto di non ritorno. Ecco che allora i negoziati diventano davvero l’ultimo appello.

* Corriere della Sera, 21.10.2012


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