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MERCI, PAROLE, E CAPITALE: "IL LINGUAGGIO COME LAVORO E COME MERCATO" (Ferruccio Rossi-Landi). Per la critica dell’economia politica del segno ....

PAROLE, MOTORI DI RICERCA E DENARO. "VERSO IL CAPITALISMO LINGUISTICO. Quando le parole valgono oro". Una riflessione di Fréderic Kaplan - a c. di José F. Padova

Il successo di Google si basa su due algoritmi: l’uno, che permette di trovare pagine che rispondano a determinate parole, l’ha reso popolare; l’altro, che attribuisce a queste parole un valore commerciale, l’ha reso ricco.
domenica 20 novembre 2011 di Federico La Sala
[...] Google è riuscito a estendere il dominio del capitalismo alla lingua stessa, a fare delle parole una merce, a fondare un modello commerciale incredibilmente redditizio sulla speculazione linguistica. L’insieme dei suoi altri progetti e innovazioni tecnologici - che si tratti di gestire la posta elettronica di milioni di utenti o di digitalizzare l’insieme dei libri mai pubblicati sul pianeta - possono essere analizzati con questa lente. Che cosa temono i protagonisti del capitalismo (...)

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> PAROLE, MOTORI DI RICERCA E DENARO. "VERSO IL CAPITALISMO LINGUISTICO. Quando le parole valgono oro". ---Se la Bibbia non è più centrale (di Filippo Gentiloni)

martedì 7 febbraio 2012

Se la Bibbia non è più centrale

di Filippo Gentiloni (il manifesto, 7 febbraio 2012)

Non sono poche le difficoltà che il cristianesimo incontra per la sua diffusione nel mondo di oggi: difficoltà vecchie e nuove. Fra le altre penso che si debba annoverare anche il riferimento alla centralità della Bibbia. Una centralità sempre proclamata, ma sempre meno convincente. Una questione nella quale il protestantesimo, nelle sue varie forme, si trova meglio del cattolicesimo. Roma nel corso dei secoli ha accentuato il suo ruolo e la sua autorità, continuando a ripetere ufficialmente il ruolo della Sacra Scrittura, ma di fatto sostituendo la autorità del papa a quella del libro. Troppo incerta, questa , e troppo soggetta alle interpretazioni e alla loro ambiguità. La necessità della unità spingeva sempre di più verso la centralità di Roma e del papa. Tanto più dopo la diffusione della stampa e dei mezzi di comunicazione di massa.

La predicazione pian piano si riduceva ad una ripetizione. Un procedimento che il mondo moderno rendeva sempre più evidente con il diffondere della pubblicità. Sempre più invadente, sempre meno lo spazio disponibile alla libertà di invenzione, sempre più importante e invadente il denaro. L’annuncio della religione trova sempre maggiore difficoltà a individuare uno spazio autentico nell’insieme degli annunci che occupano tutto o quasi lo spazio delle voci che risuonano dalla mattina alla sera, da un capo all’altro del mondo.

È stata l’invenzione della stampa, qualche secolo fa, a rendere più difficile, nonostante l’apparenza, l’autenticità dell’annuncio religioso. Lo diffondeva, ma lo rendeva simile a tutti gli altri annunci, a cominciare da quelli politici, sociali, economici. Soprattutto lo rendeva dipendente dal fattore economico, proprio quel fattore che, invece, l’annuncio religioso pretendeva, diceva, di superare.

È la storia di questi ultimi secoli e della diffusione delle varie religioni, compreso il cristianesimo del tempo recente. Una questione che ancora oggi appare irrisolta, nonostante il continuo, ma insufficiente, ricorso all’autorità biblica da parte della varie autorità cristiane.


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