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IL NOME DI DIO: AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?! L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA (Deus caritas est, 2006), E IL GENERALE SILENZIO ...

MEMORIA EVANGELICA (CRISTICA E CRITICA): DA TREVISO E DALLA CALABRIA, SAN FRANCESCO DI PAOLA "RICORDA" ANCORA LA PAROLA-CHIAVE DELLA SUA VITA E DEL SUO ORDINE. Una scheda di lettura del dipinto del fiammingo Lodewijk Toeput (Ludovico Pozzoserrato) - a c. di Federico La Sala

(...) la figura del Santo, rappresentato come un vecchio in abiti francescani, è contornato da dieci scene che raffigurano altrettanti fatti prodigiosi a lui attribuiti. Nella mano tiene un bastone al quale si appoggia pesantemente, sormontato da quello che diverrà il suo motto CHA: charitas. (...)
domenica 4 marzo 2012
[...] Nella sua tappa a Napoli, fu ricevuto con tutti gli onori da re Ferrante I, incuriosito di conoscere quel frate che aveva osato opporsi a lui; il sovrano assisté non visto ad una levitazione da terra di Francesco, assorto in preghiera nella sua stanza; poi cercò di conquistarne l’amicizia offrendogli un piatto di monete d’oro, da utilizzare per la costruzione di un convento a Napoli.
Si narra che Francesco ne prese una, la spezzò e ne uscì del sangue, quindi rivolto al re disse: (...)

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> MEMORIA EVANGELICA ---- Una buona nitizia per oggi - il solo modo di far nascere la speranza oggi (di Raymond Gravel)

sabato 3 dicembre 2011

Una buona notizia per oggi!

di Raymond Gravel

-  “www.lesreflexionsderaymondgravel.org” del 2 dicembre 2011 (traduzione: www.finesettimana.org)

2a domenica d’Avvento Anno B

La settimana scorsa abbiamo visto che l’Avvento è sempre attuale: questo tempo di attesa, questo tempo di vigilanza, non consiste nell’aspettare qualcuno che non è ancora arrivato o che tarda a venire, o attendere un evento che non si è ancora verificato... No! Questo tempo consiste nello scoprire qualcuno che è già qui e a riconoscerlo negli eventi che sono i nostri, attraverso le donne e gli uomini di oggi... Che cosa dobbiamo mettere a fuoco dei testi della Parola di oggi?

1. Inizio. “Inizio della Buona Notizia di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1). In una frase, l’evangelista Marco, che scrive a dei pagani convertiti, dà tutto il senso del suo vangelo, della sua Buona Notizia. Non lo dice come se si trattasse di una Buona Notizia annunciata un tempo e che gli tocca ripetere per il suo tempo. No! È “l’inizio”, “il principio”, quindi una Buona Notizia che è sempre nuova, che deve adattarsi ed attualizzarsi al tempo in cui è pronunciata e proclamata. È l’inizio, non di un testo, ma di un’azione di Dio, importante quanto l’inizio del mondo: “In principio, Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1) o l’inizio del vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio” (Gv 1,1).

E per annunciare la sua Buona Notizia, Marco non esita a citare l’Antico Testamento, ma lo fa liberamente, senza preoccuparsi dell’esattezza delle citazioni: “Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada” (Mc 1,2b). Marco ci dice che è scritto nel libro del profeta Isaia (Mc 1,2a), anche se questa citazione viene da una mescolanza tratta dal libro dell’Esodo, versione greca (Es 23,20) e del profeta Malachia (Ml 3,1). E il resto: “Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,3) ci viene dal profeta Isaia nella versione greca, dei Settanta.

La Buona Notizia che Marco annuncia riguarda, non Gesù di Nazareth, che lui non conosce, ma Gesù Cristo, Figlio di Dio, quello che la Pasqua gli ha rivelato. Siccome Gesù Cristo è vivo, si incarna nei cristiani di tutti i tempi. Questo significa che si incarna anche oggi: tocca a noi riconoscerlo... Per questo motivo, nel 2011, è ancora l’inizio di una Buona Notizia di Gesù Cristo, Figlio di Dio, che vive oggi, in mezzo a noi.

2. Il deserto. “E si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Mc 1,4). Ma attenzione! Nel vangelo la parola peccato non ha la connotazione che le diamo oggi. La parola peccato traduce la condizione umana in tutta la sua fragilità... condizione che fa sì che ci si allontani dal Dio dell’Alleanza e che si abbia bisogno di conversione per ritornarvi. E questo avviene nel deserto, perché il deserto è il luogo del vuoto, del silenzio, della pace, della serenità che permette gli inizi. È lì che tutto comincia: la presa di coscienza di ciò che siamo, il nostro bisogno di conversione, il nostro desiderio di cambiare la realtà e la necessità di parteciparvi. È lì, nel deserto, che possono rinascere tutte le speranze. È lì che Giovanni Battista dà il suo battesimo d’acqua per indicare la conversione del cuore, e questo battesimo si rivolge a tutti senza eccezione: ai ricchi come ai poveri, ai capi come al popolo, ai religiosi come agli esclusi.

Il deserto è anche l’esperienza del popolo di Dio in esilio a Babilonia, cui fa eco la prima lettura di oggi. Per tornare da Babilonia a Gerusalemme, il popolo deve inventare dei cammini di libertà:“Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio” (Is 40,3). Quindi non c’è una pista già tracciata. Dio non procede mai su itinerari già tracciati. Perché? Perché la vita non torna mai sui suoi passi: si inventa man mano, continuamente. Ad ogni modo, nonostante l’insicurezza della strada da fare: “Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata” (Is 40,4). Dio promette di accompagnare coloro che preparano la via e coloro che la percorrono (Is 40,11).

Nel suo vangelo, Marco recupera il battesimo di Giovanni Battista per annunciare un altro battesimo: il battesimo cristiano, il battesimo nello Spirito Santo, che ci fa diventare figli e figlie di Dio, fratelli e sorelle del Cristo di Pasqua: “Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1,8). Nella sua avventura cristiana, neanche la Chiesa può procedere su itinerari già tracciati. Anche oggi, la strada è da inventare. Malgrado l’insicurezza che ci assilla, dobbiamo aprire nuovi sentieri, e non dobbiamo aver paura: Cristo ci accompagna.

3. La giustizia. Il primo valore di tutta la Bibbia, è la Giustizia. Viene addirittura prima dell’Amore, perché, come si può amare qualcuno se si è ingiusti verso di lui? Il Salmo 84 di questa domenica lo dice esplicitamente: “Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino”. Il che significa che sui cammini che inventiamo nella nostra avventura cristiana, Cristo ci accompagna; ci precede, ma, allo stesso tempo, la Giustizia cammina davanti a lui, ecco l’importanza di lavorare per restaurarla.

Oggi, a che cosa dobbiamo convertirci? La più grande conversione che è richiesta alla Chiesa, ai suoi capi e a tutti i suoi membri, è di accogliere, di accettare, di aprirsi alle realtà nuove delle donne e degli uomini del nostro tempo. È attraverso queste realtà che Cristo vive e che può portare un messaggio di speranza in questo mondo nuovo cominciato più di 2000 anni fa. Abbiamo tutte e tutti per missione di lavorare a questo. Il mondo attuale e le sue bellezze, i suoi progressi, ma anche le sue involuzioni, i suoi limiti e le sue fragilità. Che la Chiesa riconosca le bellezze del mondo e che dia prova di compassione, di indulgenza e di perdono, per i suoi limiti e le sue povertà. È il solo modo di far nascere la speranza oggi.

È talmente vero che agli interrogativi delle prime comunità cristiane sul ritorno di Cristo, l’autore della seconda lettera di Pietro, scritta verso l’anno 125, di cui leggiamo oggi un brano, tenta di rassicurarci. Quando ci si interroga sul nostro futuro e ci si domanda quando questo mondo di sofferenze, di intolleranze, di divisioni, di guerre e di morte finirà, l’autore di questa lettera di Pietro ci dice di non fare come i fondamentalisti biblici che cercano una risposta al quando, ma piuttosto una risposta al Che fare nell’attesa? Scrive: “Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9).

E aggiunge: “Davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno (2Pt 3,8). Che vuol dire: smettete di cercare la data della fine del mondo o del ritorno di Cristo; rimboccatevi le maniche e lavorate nell’attesa, perché la fine dipende da noi. La salvezza non è solo personale o individuale: è anche collettiva e comunitaria. Da qui deriva l’importanza di impegnarci a fare del nostro mondo un mondo più giusto e più fraterno: “secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2Pt 3,13). Tocca a noi farle realizzare.

Terminando, vorrei citarvi l’esegeta francese Edouard Cothenet che ci dice che non si possono fare promesse si non ci si impegna per realizzarle: “Per favore, non fate promesse! Non promettete niente a coloro che sono esiliati sotto lo sguardo vile delle nazioni rifugiate dietro il dovere di non ingerenza, né a coloro che rinsecchiscono per la fame sulle loro terre aride di morte, né a coloro che non vedono nessuna ragione di sperare ancora, né a coloro che tendono il cuore per mendicare briciole d’amore, né a coloro che si sentono definitivamente stretti nella morsa della miseria, né a coloro che sono stati esclusi dalla comunità... Non promettete niente o, allora, mettetevi al lavoro con Colui che è andato avanti per tutta la sua vita e pagando col suo sangue per mantenere la Promessa che aveva fatto: Vengo per salvarvi. Le promesse hanno senso solo se le si realizza!”.


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