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MUSICA E TEOLOGIA POLITICA: RIATTIVARE LA MEMORIA della TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE. "I misteri ebraici" (Carl Leonhard Reinhold),

MOZART E MOSE’: "IL FLAUTO MAGICO" - LA "MOS-ART"! Una musica (e un messaggio) all’insegna della "Wohltätigkeit" ("Carità"). Una nota di Giulio Busi - a c. di Federico La Sala

LE NOZZE ALCHEMICHE DI TAMINO E PAMINA. (...) «Dove vuoi andare audace forestiero? Cosa cerchi qui nel tempio?». La risposta di Tamino è immediata, ingenua, ardita: «Il regno dell’amore e della virtù».
venerdì 2 dicembre 2011 di Federico La Sala
[...] è proprio ripercorrendo la vita intellettuale delle logge viennesi che è possibile recuperare motivazioni ed echi formali altrimenti per noi inafferrabili.
Un’ottima occasione è data dall’edizione italiana di un libro quasi dimenticato di Carl Leonhard Reinhold, I misteri ebraici ovvero la più antica massoneria religiosa. Viennese anch’egli, prima gesuita poi passato al protestantesimo, entrò nel 1783 nella loggia «Alla vera concordia» (Zum wahren Eintracht), alle cui sedute (...)

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> MOZART. Una musica (e un messaggio) all’insegna della "Wohltätigkeit" ("Carità"). -- «Mozart, Da Ponte, Casanova e la nascita di Don Giovanni». La sera della prima. Nota di A. Mattioli.

venerdì 27 maggio 2016

L’inesauribile Don Giovanni di Mozart

di Alberto Mattioli (La Stampa, 26.05.2016)

Il 29 ottobre 1787 il mondo diventò un posto migliore dove vivere, benché un po’ più inquietante. Quella sera, a Praga, debuttava Don Giovanni, «dramma giocoso» di Lorenzo Da Ponte, musica di Wolfgang Amadé Mozart, «opera delle opere» e capolavoro assoluto, anche di ambiguità. La sera della prima è il titolo di un consigliabilissimo libro di Giorgio Ferrari (La Vita Felice, pp. 197, € 14,50), sottotitolo «Mozart, Da Ponte, Casanova e la nascita di Don Giovanni».

Ferrari non è un musicologo né un critico musicale: di mestiere, fa l’inviato di guerra e l’editorialista ad Avvenire. Infatti sa scrivere e soprattutto lo fa pensando al lettore e non ad altri specialisti. Il suo reportage su quella famosa sera, con tutti i relativi antefatti, non racconta nulla di nuovo, ma lo racconta bene. Ed è documentato: Ferrari si fa leggere anche perché ha letto tutto quel che doveva.

La variabile è ovviamente Casanova. Che fosse alla prima del Don Giovanni, è possibile e forse probabile; che abbia in qualche modo collaborato all’opera, è pure possibile ma improbabile; che collaborare gli sarebbe piaciuto, è certo, se nelle sue carte vennero trovate due varianti al libretto di Da Ponte, decisamente peggiorative (fra parentesi: Da Ponte è uno dei maggiori drammaturghi della letteratura italiana e Casanova uno degli scrittori più divertenti, ma di quella francese).

È noto che della genesi del Don Giovanni non sapremo mai tutto, e che troppi misteri resteranno insoluti. Questo libro però ha due pregi. Il primo, di riordinare i fatti con l’acribia di un giudice istruttore; il secondo, di non prendere per fatti delle supposizioni, anche le più suggestive. Oltre a regalarci qualche sintesi folgorante come questa: «Impensabile, prima di quel 29 ottobre, che un dramma giocoso potesse mettere in gioco abissali congegni di vita e di morte mantenendo intatto il respiro di una comicità leggera assieme alla profonda necessità di una superiore istanza morale, mescolando il dolore alla beffa, il perdono alla crudeltà, l’istinto alla ragione. Nessuno prima di lui aveva mai osato tanto. Ma lui è Mozart».


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