Inviare un messaggio

In risposta a:
MUSICA E TEOLOGIA POLITICA: RIATTIVARE LA MEMORIA della TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE. "I misteri ebraici" (Carl Leonhard Reinhold),

MOZART E MOSE’: "IL FLAUTO MAGICO" - LA "MOS-ART"! Una musica (e un messaggio) all’insegna della "Wohltätigkeit" ("Carità"). Una nota di Giulio Busi - a c. di Federico La Sala

LE NOZZE ALCHEMICHE DI TAMINO E PAMINA. (...) «Dove vuoi andare audace forestiero? Cosa cerchi qui nel tempio?». La risposta di Tamino è immediata, ingenua, ardita: «Il regno dell’amore e della virtù».
venerdì 2 dicembre 2011 di Federico La Sala
[...] è proprio ripercorrendo la vita intellettuale delle logge viennesi che è possibile recuperare motivazioni ed echi formali altrimenti per noi inafferrabili.
Un’ottima occasione è data dall’edizione italiana di un libro quasi dimenticato di Carl Leonhard Reinhold, I misteri ebraici ovvero la più antica massoneria religiosa. Viennese anch’egli, prima gesuita poi passato al protestantesimo, entrò nel 1783 nella loggia «Alla vera concordia» (Zum wahren Eintracht), alle cui sedute (...)

In risposta a:

> MOZART --- DON GIOVANNI - ALLA SCALA: LA SEDUZIONE E’ UN GIOCO DI SPECCHI (di Giorgio Pestlli) - Questo Don Giovanni ha letto Camus. Spettacolo bellissimo (di Paolo Petazzi)

giovedì 8 dicembre 2011


-  Questo Don Giovanni ha letto Camus
-  Spettacolo bellissimo

-  Trionfano il regista Robert Carsen e il maestro Barenboim
-  Un gruppo di cantanti quasi tutti eccellenti anche come attori.
-  Raffinato il continuo gioco di teatro nel teatro...

-  Impeccabile Kwanchul Young (Commendatore), mentre S. Kocan era un modesto Masetto.

-  di Paolo Petazzi (l’Unità, 08.12.2011)

Sulle prime note dell’ouverture Don Giovanni balza dalla platea al proscenio e strappa il sipario, alla fine riappare e con un gesto fa precipitare all’inferno i personaggi che hanno cantato la improbabile «morale» della vicenda: non soltanto in questi colpi di scena egli appare quasi il regista delle vite di coloro che ruotano intorno a lui come satelliti attingendo alla sua dirompente energia vitale. Senza di lui non possono vivere, o non sono gli stessi, come dimostra il non lieto fine: anche questo fa capire nel suo bellissimo spettacolo il regista Robert Carsen, che vede Don Giovanni come un personaggio inafferrabile e indefinibile, un libertario che vive solo nel presente e si spinge oltre ogni limite mosso da una amara consapevolezza, da una visione esistenzialistica della assurdità della vita: un Don Giovanni che ha letto Camus.

La coerenza e l’efficacia teatrale dello spettacolo di Carsen e dei suoi consueti eccellenti collaboratori (scene di Michael Levine, costumi di Brigitte Reiffenstuel) hanno un carattere per qualche aspetto intellettuale e riflessivo, e ciò rende particolarmente congeniale e interessante l’incontro con l’interpretazione di Daniel Barenboim, che ha nel Don Giovanni sempre prediletto tempi piuttosto lenti, usandoli con molta raffinatezza. Barenboim e Carsen hanno inoltre collaborato con un gruppo di cantanti quasi tutti eccellenti anche come attori.

Nel continuo gioco del teatro nel teatro ideato da Carsen, più esplicito che mai nel II atto (quando Don Giovanni assiste da spettatore alle vicende di Leporello travestito con i suoi abiti), le scene sono tutte riferite alla Scala, con una riproduzione del sipario o con elementi mobili che lo riprendono solo parzialmente, o con vertiginose prospettive illusionistiche, oppure con gli effetti creati da un gigantesco specchio. Per esempio davanti al sipario riprodotto sta il letto su cui Don Giovanni e Donn’Anna si stringono in amplesso all’inizio e su cui muore il Commendatore (ucciso involontariamente).

Nella scena del cimitero i palchi scaligeri riflessi dallo specchio fungono da loculi, da tombe: così il palco centrale (che ieri sera ha ospitato le più alte autorità) diventa, nello specchio, la tomba del Commendatore che vi appare quando accetta il fatale invito a cena di Don Giovanni. I costumi sono atemporali: per esempio si comincia in abiti moderni, ma nel Finale del I atto tutti sono mascherati e vestono abiti di velluto rosso (come le poltrone della Scala) di foggia settecentesca. Il protagonista si diverte a cambiare continuamente d’abito. Gli invitati alle nozze di Masetto e Zerlina vestono da cafoni anni 50; ma sono muniti di telefonino (allusione ad un certo pubblico scaligero).

Barenboim dirige un’orchestra di dimensioni cameristiche (come era quella di Mozart) e stacca tempi che gli consentono di indugiare con grande finezza su infiniti dettagli della mirabile partitura, con esiti di intensità meditativa che sembrano creare una armonia prestabilita con alcuni aspetti dello spettacolo. Peter Mattei è un protagonista magnifico per l’autorevolezza vocale e per l’identificazione con il personaggio creato da Carsen. Anna Netrebko è una Donn’Anna di tormentatissima intensità e rara bellezza vocale, Barbara Frittoli una Donna Elvira teneramente disperata, Bryn Terfel un Leporello di straordinaria vitalità teatrale (che fa dimenticare i limiti vocali), Anna Prohaska una valida Zerlina (che Carsen mostra sicura e aggressiva), Giuseppe Filianoti un nobile Ottavio.


Mozart, la seduzione è un gioco di specchi

L’allestimento di Carsen riflette la sala e vi porta l’azione. Lenta, raccolta, emozionante la direzione di Barenboim

di Giorgio Pestelli (La Stampa, 08.12.2011)

Peter Mattei perfetto Don Giovanni come «fisico del ruolo» per eleganza e agilità Bryn Terfel non avrà più la voce di una volta, ma è un Leporello irresistibile per simpatia splendida la Donna Anna di Anna Netrebko, orgogliosa e piena di ansia misteriosa Teatro nel teatro: la regia di Robert Carsen gioca con gli specchi e proietta sullo sfondo i palchi della Scala

Un Don Giovanni di prepotente evidenza scenica ha aperto la nuova stagione scaligera, accolto da un vivissimo successo. La bacchetta di Daniel Barenboim aveva appena calato il primo fortissimo che dalla platea salta su Peter Mattei e ruba letteralmente la scena, lacerando un fondale dietro cui appare la Scala riflessa a se stessa da uno specchio: è qui infatti che il regista Robert Carsen e il suo scenografo Michel Levine collocano l’azione dell’opera, quasi citando i Contes d’Hoffmann di Offenbach: teatro nel teatro, con sale di prova, costumi e attrezzi in vista, e naturalmene Don Giovanni supremo primo attore e capocomico.

L’idea non sarà nuova, d’accordo, però la bravura del regista nel manovrare personaggi e muovere la scena ottiene allo spettacolo un ritmo serrato e incalzante; e più ancora si appunta su un protagonista affascinante, il Mattei appunto, perfetto come «fisico del ruolo» per eleganza e agilità, capace di modulare la sua voce in tutte le sfumature dalla seduzione alla sfrontatezza, onnipresente inventore di intrighi che sa godersi anche come spettatore. La dinamica dell’azione esce dal palco e invade la sala, con personaggi che spuntano fra il pubblico e si dileguano o riemergono dai palchi di proscenio; e il Commendatore che redarguisce Don Giovanni dal palco reale, dove sedeva il presidente Napolitano con le autorità.

A questa esuberanza visiva è curioso come si sposi la direzione musicale di Barenboim che è tutta compostezza e raccoglimento; lo sfrecciare della regìa è come messo in rilievo dalla calma, dai tempi lenti scanditi dal direttore. L’orchestra è ridotta alle proporzioni della più schietta sonorità mozartiana: suono splendido, tessuto sempre trasparente e squisitezze di fraseggio, con i legni della Scala, oboe, clarinetto, flauto e fagotto che fanno meraviglie; quanto ai respiri, agli accenti parlanti degli archi nei grandi recitativi accompagnati, Barenboim li fraseggia con la più emozionante intensità. Dell’opera c’è tutto, anche i pezzi scritti in un secondo tempo per la versione viennese, con arie, in sè bellissime, che ritardano l’azione: ma mentre il direttore le fa risplendere nella loro bellezza, il regista evita il rallentamento isolandole dal contesto: Donna Elvira canta Mi tradì quel’alma ingrata su una vertigine di prospettive astratte, mentre Non mi dir bell’idol mio di Donn’Anna si ascolta a sipario chiuso, come in un concerto.

Di tutte le facce della complessa figura di Don Giovanni, Carsen privilegia ad evidenza l’erotismo: un erotismo trionfante e appagato, fin dall’inizio con l’abbraccio consenziante di Donn’Anna nel suo letto, e poi via via con le altre donne che mostrano una propensione naturale a spogliarsi non appena vedono Don Giovanni (ad onta dei bei costumi di Brigitte Reiffenstuel, sono quasi sempre in sottoveste e una servetta muta introdotta da Carsen non ha nemmeno quella). Eppure, il fondo amaro, l’irrequietezza permanente di questo erotismo a ruota libera si percepisce lo stesso, resta attaccato all’audace libertino come ai suoi ammiratori.

La compagnia vocale si amalgama bene alla figura dominante del protagonista e alla coerenza dello spettacolo. Bryn Terfel non avrà più la voce di una volta, ma è un Leporello irresistibile per vivacità e simpatia, al quale inoltre il «parlando» conviene certe volte piùdel canto vero e proprio; splendida la Donna Anna di Anna Netrebko, orgogliosa nell’ intrepidezza di Or sai chi l’onore e piena di ansia misteriosa nel racconto della seduzione («Era già alquanto avanzata la notte») ; sempre ammirevole Barbara Frittoli che regge la parte durissima di Donna Elvira; qualche stanchezza nella voce scompare davanti a una interpretazione che non flette di un attimo l’appassionata tensione.

Il Don Ottavio di Giuseppe Filianoti canta con senso dello stile mozartiano, anche se non sempre irreprensibile nell’intonazione delle note acute; un po’ piccola la voce di Anna Prohaska ma di garbo graziosissimo e con qualche difficoltà di pronuncia il vigoroso Masetto di Stefan Kocan: ma bisogna anche dire che Carsen qualche volta li fa cantare troppo in fondo al palco; convenientemente autorevole il Commendatore di Kwangchul Youn. La trovata finale, con Don Giovanni che riappare fumando una sigaretta, mentre i suoi compagni di avventura precipitano all’inferno, sanziona il mito indistruttibile del personaggio, per altro già chiaro, ma complica un poco la linea della regìa.


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: