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Approfondimento

Calabria. Abbazia florense abbandonata: l’inchiesta continua, fra passato e presente

Sotto processo, a Cosenza, i direttori dei lavori e il Rup
martedì 17 luglio 2012 di Emiliano Morrone
San Giovanni in Fiore (Cosenza) - Su “il Cittadino” del settembre ‘95 c’è una pagina dedicata a don Franco Spadafora, all’epoca nuovo parroco di Santa Maria delle Grazie-Abbazia florense. Dino Trabalzini, allora vescovo di Cosenza, lo nominò al posto di don Vincenzo Mascaro, che nel 1989 restituì l’Abbazia florense al culto, grazie alla collaborazione della politica.
Nel settembre di quell’anno, poco prima della caduta del Muro di Berlino, il cardinale Ugo Poletti, che (...)

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> Calabria. Abbazia florense abbandonata ---- Per un appello e una mobilitazione nazionale ed internazionale. Note (di Federico La Sala)

venerdì 11 maggio 2012

DA TUTTA LA CALABRIA (DA SAN GIOVANNI IN FIORE, DA SEMINARA, DA PAOLA), DALLA TOSCANA (DA CERTALDO, DA FIRENZE, DA PISA), DALL’ITALIA INTERA E DALL’EUROPA, PER UN APPELLO E UNA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE.

Note sul tema:

GIOACCHINO DA FIORE, DANTE, E LA "GRANDE RUOTA DEL CARRO" DI EZECHIELE - LA "CHARITAS". Alcune pagine dalla «Concordia Novi ac Veteris Testamenti» e dalla "Monarchia"

Nel XIV secolo il patrimonio dell’ellenismo e la conoscenza in Europa della lingua greca furono diffusi da due insigni monaci di Seminara (di quella Seminara ancora oggi tristemente nota per le sue faide), Barlaam e Leonzio Pilato. Il primo fu conosciuto alla corte napoletana di Roberto d’Angiò dal Boccaccio che lo definì “piccolo di corpo ma grandissimo per scienza”, e ad Avignone fu maestro di greco del Petrarca. Il secondo nel 1360 fu chiamato dal Boccaccio allo Studio fiorentino e fu il primo traduttore in latino dei poemi omerici. Di lui l’autore del ‘Decamerone’ notò di passata quell’inquietudine e labilità caratteriale che qui si è spiegata come conseguenza della mancanza di vera identità spirituale da parte dei Calabresi. Il Boccaccio infatti afferma che la propria conoscenza della lingua e della cultura greca avrebbe potuto essere più approfondita “qualora quell’uomo instabile fosse rimasto più a lungo presso di noi”(‘De genealogis deorum gentilium’, XV, 7).

MEMORIA EVANGELICA (CRISTICA E CRITICA): DA TREVISO E DALLA CALABRIA, SAN FRANCESCO DI PAOLA "RICORDA" ANCORA LA PAROLA-CHIAVE DELLA SUA VITA E DEL SUO ORDINE. Una scheda di lettura del dipinto del fiammingo Lodewijk Toeput (Ludovico Pozzoserrato)

MELCHISEDECH A SAN GIOVANNI IN FIORE, TRA I LARICI “PISANI”.

EUROPA ED EVANGELO. LA ’CROCE’ (lettera alfabeto greco = X) DI CRISTO NON HA NIENTE A CHE FARE CON IL CROCIFISSO DELLA TRADIZIONE COSTANTINIANA E CATTOLICO-ROMANA.

Federico La Sala


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