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CHI INSEGNA A CHI CHE COSA COME?! QUESTIONE PEDAGOGICA E FILOSOFICA, TEOLOGICA E POLITICA

INSEGNAMENTO E COSTITUZIONE: "CHI INSEGNA AI MAESTRI E ALLE MAESTRE A INSEGNARE?"! Una nota - di Federico La Sala

Una ’risposta’ e un omaggio a una ragazza napoletana frequentante la classe prima della scuola media, incontrata a Certaldo, in occasione del “Premio Nazionale di Filosofia” (VI Edizione, 20.05.2012), che ha posto la domanda
venerdì 14 settembre 2012
SONNAMBULISMO STATO DI MINORITA’ E FILOSOFIA COME RIMOZIONE DELLA FACOLTA’ DI GIUDIZIO. Una ’lezione’ di un Enrico Berti, che non ha ancora il coraggio di dire ai nostri giovani che sono cittadini sovrani. Una sua riflessione
KANT E SAN PAOLO. COME IL BUON GIUDIZIO ("SECUNDA PETRI") VIENE (E VENNE) RIDOTTO IN STATO DI MINORITA’ DAL GIUDIZIO FALSO E BUGIARDO ("SECUNDA PAULI").
FOTO ACCANTO AL TITOLO: GIOVANNI BOCCACCIO.
CERTALDO: PREMIO NAZIONALE DI FILOSOFIA (VI EDIZIONE - LE FIGURE DEL (...)

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> INSEGNAMENTO E COSTITUZIONE --- UN REFERENDUM CONTRO LA BUONA SCUOLA (di Marina Boscaino)

martedì 15 dicembre 2015

UN REFERENDUM CONTRO LA BUONA SCUOLA

di Marina Boscaino *

Parlare di Costituzione oggi è più che mai difficile. Quando ero più giovane la mia identità professionale e culturale, come quella di molti altri, non aveva bisogno di ricorrere continuamente a quel testo illuminante e a quel progetto di società che la Carta configura.

Alcuni luoghi in essa contenuti erano considerati assolutamente imprescindibili e si apprestavano a essere concretizzati (o lo erano già) nelle leggi che sarebbero state approvate.

I riferimenti, i principi, gli ideali, i diritti e i doveri erano insomma un patrimonio collettivo che le generazioni precedenti avevano costruito con lungimiranza, impegno, dedizione e passione e che erano considerati elementi che individuavano il dna del nostro essere italiani, il senso della nostra storia, con i suoi inciampi clamorosi e le sue grandezze.

Oggi non è più così: è necessario schierarci “in difesa di” - invece che “insieme a” - ribadendo (con accanimento considerato da alcuni tedioso, da altri di maniera) un amore per quei principi che non è più senza se e senza ma collettivamente; che non è più unanimemente condiviso, né tantomeno unanimemente dato per scontato.

Con il trascorrere del tempo, infatti, e in particolare con il prevalere del modello neoliberista, parlare di Costituzione ha sempre più significato per chi è al potere - ma anche per molta opposizione solo di facciata - munirsi del viatico obbligatorio per legittimare con parvenza etica, che in realtà è solo formale, le proprie affermazioni, qualunque esse fossero.

Da Berlusconi a Renzi, negli ultimi 20 anni, tutti si sono proclamati difensori della Costituzione, in maniera quasi automatica. Dalla riforma del Titolo V, alla revisione dell’articolo 81, il cosiddetto “pareggio di bilancio”, fino alle recenti continue forzature autoritarie delle prerogative del Parlamento messe in atto dal presidente del Consiglio e dal segretario del Pd (sono in troppi quelli che dimenticano trattarsi della stessa persona) il supremo riferimento ideale e istituzionale della Repubblica ha subìto gli attacchi più rabbiosi, ostinati, insidiosi, che ne hanno violato parti della struttura, che ne hanno reinterpretato i principi in modo strumentale.

Il jobs act, lo “sblocca Italia”, la “buona” scuola, l’Italicum e la riforma del Senato sono figli di una delle più clamorose rimozioni della democrazia nel nostro Paese.

È per questo che da più parti si agita la parola d’ordine della riconquista consapevole di spazi di democrazia attraverso la partecipazione diretta. Proposta politica, campagna di opinione, richiesta di pronunciamento popolare, di riappropriazione della sovranità sancita dall’articolo 1 della Carta.

Nel nostro specifico il referendum abrogativo della legge 107 è la strada che la scuola militante ha imboccato nell’assemblea per la ripresa della mobilitazione che si è tenuta a Roma il 29 novembre.

Auspicabilmente una tornata referendaria di ampio respiro, “sociale”, inclusiva dei più vari soggetti, priva di primogeniture e di egemonie politiche, ricca di iniziative incrociate, di dialettica, di iniziativa “dal basso”. Riappropriazione della sovranità collettiva come riappropriazione della cittadinanza attiva dei singoli e dei gruppi organizzati, le cui dinamiche sono documentate in lipscuola.it.

* Adista - Segni nuovi, 19 DICEMBRE 2015 • N. 44


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