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CHI INSEGNA A CHI CHE COSA COME?! QUESTIONE PEDAGOGICA E FILOSOFICA, TEOLOGICA E POLITICA

INSEGNAMENTO E COSTITUZIONE: "CHI INSEGNA AI MAESTRI E ALLE MAESTRE A INSEGNARE?"! Una nota - di Federico La Sala

Una ’risposta’ e un omaggio a una ragazza napoletana frequentante la classe prima della scuola media, incontrata a Certaldo, in occasione del “Premio Nazionale di Filosofia” (VI Edizione, 20.05.2012), che ha posto la domanda
venerdì 14 settembre 2012
SONNAMBULISMO STATO DI MINORITA’ E FILOSOFIA COME RIMOZIONE DELLA FACOLTA’ DI GIUDIZIO. Una ’lezione’ di un Enrico Berti, che non ha ancora il coraggio di dire ai nostri giovani che sono cittadini sovrani. Una sua riflessione
KANT E SAN PAOLO. COME IL BUON GIUDIZIO ("SECUNDA PETRI") VIENE (E VENNE) RIDOTTO IN STATO DI MINORITA’ DAL GIUDIZIO FALSO E BUGIARDO ("SECUNDA PAULI").
FOTO ACCANTO AL TITOLO: GIOVANNI BOCCACCIO.
CERTALDO: PREMIO NAZIONALE DI FILOSOFIA (VI EDIZIONE - LE FIGURE DEL (...)

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> INSEGNAMENTO E COSTITUZIONE --- BASTA CON I VOTI ALLE ELEMENTARI. Le parole nella primaria sono importanti e il modo in cui si dicono ancora di più.

sabato 26 dicembre 2015


Smettiamola con i voti alle elementari

di Claudia Fanti (Comune-info, 26 dicembre 2015)

Una cosa che mi preme tantissimo è l’eliminazione dei voti nella scuola primaria. Credo di averlo detto ovunque, di averne spiegato i motivi fino allo sfinimento, fin da quando presi servizio nella scuola tanto tempo fa, ma sono state parole al vento per i diversi ministri, sottosegretari e funzionari a vario titolo sollecitati a porre rimedio.

Mi piacerebbe vederne la scomparsa il più presto possibile. Essi non sono soltanto inutili, sono proprio dannosi al clima generale delle classi e all’interiorizzazione della semplice realtà dello studio e dell’applicazione validi in sé e per sé. Interiorizzazione dell’assunto che servirebbe da sprone allo studio negli ordini di scuola successivi! Anche scalette di vario tipo sono state e sono ininfluenti per gli apprendimenti e l’impegno.

Prova ne sia che tanti lamentano il livello di partecipazione degli studenti più grandi alla vita scolastica e allo studio come scoperta e arricchimento delle conoscenze. Con bambini e bambine valgono le gratificazioni, il sostegno ed eventuali osservazioni in casi che volta per volta, giorno per giorno, si ripropongono. Nei documenti ufficiali rivolti ai genitori (non ai bambini) poi basterebbe raccontare e descrivere in modo sintetico per punti forti e deboli ciò di cui l’alunno avrebbe bisogno, ciò che fa e che ancora deve apprendere.

Le parole nella primaria sono importanti e il modo in cui si dicono ancora di più. So bene che l’Invalsi esige i voti per comparare i risultati dei test con quelli scolastici: il problema sta proprio qui, ma i voti come le prove Invalsi non servono per la loro stessa natura rigida e schematica, in quanto bambini e bambine sono “morbidi” come nuvole che si fanno/sfanno ed eternamente “in movimento” negli apprendimenti, nell’impegno, nella concentrazione, ora dopo ora, minuto dopo minuto, proprio l’esatto contrario di misure e standard, i quali pretenderebbero di agire di rigore e oggettività fra le suddette nuvole di cui noi conosciamo bene la volatilità.

Altra complicazione aggiuntasi alle prove Invalsi e ai voti è il registro elettronico con le sue caselle e i suoi spazi angusti. Alcuni, lo so, lo considerano un alleggerimento delle annotazioni scritte su cartaceo. Io credo invece che esso sia l’ennesima gabbietta e per di più gabbietta che ha abbassato il livello di partecipazione emotiva ed affettiva tra l’insegnante e il terreno della valutazione: esso è diventato in alcuni casi un incoraggiamento alla superficialità, alla fretta del tutto incasellare e mostrare in una organizzata e sterilizzata confezione. Ordine al posto di impressioni e osservazioni, gelo informatico al posto del calore umano con i suoi errori, le sue contraddizioni, le sue pensate e ripensate.

* maestra, autrice di “2014, odissea nella scuola


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