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Un modo diverso di commemorare Giovanni Falcone: meditare su noi stessi.

Io non li voglio vedere nè ascoltare. In parlamento foraggiano la mafia e poi scendono in piazza a commemorare Giovanni Falcone. Di Sergio Di Cori Modigliani

A conclusione di questo post commemorativo, mi piace citare un brano tratto dal libro “Demoni e sangue”, pubblicato dall’editore siciliano Coppola, un testo di denuncia delle mafie, firmato da un cittadino calabrese, Francesco Saverio Alessio, attivo nella lotta quotidiana contro la ‘ndrangheta, che la settimana scorsa a Certaldo ha vinto il VI Premio Nazionale di Filosofia per l’anno 2012. Bravo, i miei più vivi complimenti.
venerdì 1 giugno 2012 di Francesco Saverio Alessio

Domani, io non leggerò i giornali, non ascolterò le notizie, non seguirò i telegiornali, e men che meno salterò come una vispa allegra da un mi piace all’altro su facebook a commento della prevedibile scarica di striscette melense e ipocrite che inonderanno la rete con una disgustosa ondata di demagogia piatta e ipocrita.

Domani, uccideranno ancora Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta.

E io non voglio farne parte. Per questo ne parlo oggi, con un giorno di anticipo.


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> Io non li voglio vedere nè ascoltare. In parlamento foraggiano la mafia e poi scendono in piazza a commemorare Giovanni Falcone. Di Sergio Di Cori Modigliani

mercoledì 23 maggio 2012

Un modo diverso di commemorare Giovanni Falcone: meditare su noi stessi.

Un omaggio a Francesco Saverio Alessio

In questo spazio-tempo sospeso da ventimila anni fa, si agitano forze occulte, di sostanza sovra statale, sovra massonica, sovra religiose. Queste forze, che appartengono all’inconscio collettivo, sono primordiali, potenti, cinicamente crudeli e concretamente assassine! Esse decidono del destino individuale e collettivo senza alcuna possibilità d’appello. Implacabilmente.

La visione permessa dal tabù imposto da queste stesse forze è così ristretta da diventare claustrofobica. La sconfitta individuale, incondizionata, diviene silenziosa serva del potere. Il cancro si estende a ogni strato della società sopravvissuta, complice. Sempre. Per omertà collettiva. Per cultura. ’Ndrangheta. Questo tipo di pensiero costringe a lungo andare il comune operare all’interno di una visione fobica della realtà. Un appartenere alla sfera d’influenza della cultura della ’Ndrangheta.

Chiunque è complice. Anche se non compie alcuna azione criminale, è complice perché non denuncia, non parla, tace e sopporta in silenzio....

-  UNITA’ D’ITALIA E FOLLIA: EMERGENZA LOGICO-POLITICA EPOCALE.
-  PER UN CONVEGNO E UNA RIFLESSIONE SUL CONCETTO DI ’UNITA’ E DI SOVRANITA’ (SOVRA-UNITA’). Materiali sul tema

Federico La Sala


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