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ITALIA: STORIA E POLITICA (1513-2013). MACHIAVELLI CONTRO OGNI TIRANNIA E CONTRO OGNI POPULISMO: C’E’ CAPO E "CAPO" E STATO E "STATO"!!!

LA QUESTIONE DELLO STATO: "IL PRINCIPE" O MEGLIO "DE PRINCIPATIBUS" (1513). UN OMAGGIO A NICCOLO’ MACHIAVELLI. Una nota di Sergio Romano - con un saggio (pdf) di Federico La Sala

Lascio al lettore decidere se fra l’epoca di Machiavelli e la nostra corra qualche analogia. Mi limito a osservare che questo Stato apparentemente unitario è un mosaico di lobby, corporazioni, patriottismi municipali, irresponsabilità regionali e sodalizi più o meno criminali (...)
mercoledì 23 gennaio 2013 di Federico La Sala
[...] Credo che la chiave di cui il lettore ha bisogno per orientarsi fra tante interpretazioni di Machiavelli sia nascosta nella sua vita. Il Principe è il risultato delle esperienze che l’autore aveva fatto negli anni fra il 1498 e il 1512 quando era stato cancelliere e segretario dei Dieci di Libertà, l’organo che nella Repubblica fiorentina era contemporaneamente ministero degli Interni, degli Esteri e della Guerra. Aveva viaggiato in Italia e in Europa, aveva frequentato le corti (...)

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> LA QUESTIONE DELLO STATO ---- Il discorso dell’oratore dei Ciompi (Machiavelli, Istorie fiorentine, III, xiii)

sabato 17 novembre 2012

Il discorso dell’oratore dei Ciompi

di Niccolo’ Machiavelli (Istorie Fiorentine, III, xiii)

      • Nel Trecento l’industria manifatturiera della lana era assai fiorente in tutta la Toscana e impiegava un gran numero di cardatori, detti “ciompi”. A differenza di altri mestieri organizzati in corporazioni proprie, dette Arti, che difendevano i loro interessi, i cardatori, pur numerosissimi, non avevano un’Arte autonoma, ma erano aggregati in modo subalterno all’Arte della lana e non si sentivano adeguatamente rappresentati.
        -  Nel 1378 scoppiò una grave rivolta, che prese il nome di “tumulto dei Ciompi” e segnò il punto più alto raggiunto dal conflitto sociale a Firenze, scuotendo la Repubblica dalle fondamenta. Alla sconfitta dei Ciompi fece seguito un irrigidimento delle strutture di potere e un notevole spostamento in senso conservatore delle grandi famiglie aristocratiche, che si erano sentite fortemente minacciate.
        -  Machiavelli tratta questo episodio, rimasto ben vivo ed emblematico nella memoria storica dei fiorentini, mettendo in bocca a un anonimo rivoltoso un’orazione molto forte che sembra esprimere uno dei momenti di maggiore radicalità del suo pensiero.

Gli uomini plebei adunque, così quelli sottoposti all’Arte della lana come alle altre, per le cagioni dette1, erano pieni di sdegno: al quale aggiugnendosi la paura per le arsioni e ruberie fatte da loro2, convennono di notte più volte insieme, discorrendo i casi seguiti e mostrando l’uno all’altro ne’ pericoli si trovavano. Dove alcuno de’ più arditi e di maggiore esperienza, per inanimire3 gli altri, parlò in questa sentenza:

-  Se noi avessimo a deliberare ora se si avessero a pigliare le armi, ardere e rubare le case de’ cittadini, spogliare le chiese, io sarei uno di quelli che lo giudicherei partito da pensarlo4, e forse approverei che fusse da preporre una quieta povertà a uno pericoloso guadagno5; ma perché le armi sono prese e molti mali sono fatti, e’ mi pare che si abbia a ragionare come quelle6 non si abbiano a lasciare e come de’ mali commessi ci possiamo assicurare7. Io credo certamente che, quando altri non ci insegnasse, che la necessità ci insegni.

Voi vedete tutta questa città piena di rammarichii8 e di odio contro a di noi: i cittadini si ristringono9, la Signoria è sempre con i magistrati: crediate che si ordiscono lacci per noi, e nuove forze contro alle teste nostre si apparecchiano10.

Noi dobbiamo per tanto cercare due cose e avere, nelle nostre deliberazioni, duoi fini: l’uno di non potere essere delle cose fatte da noi ne’ prossimi giorni11 gastigati, l’altro di potere con più libertà e più sodisfazione nostra che per il passato vivere.

Convienci per tanto, secondo che a me pare, a volere che ci sieno perdonati gli errori vecchi, farne de’ nuovi12, raddoppiando i mali, e le arsioni e le ruberie multiplicando, e ingegnarsi a questo avere di molti compagni, perché dove molti errano niuno si gastiga13, e i falli piccoli si puniscono, i grandi e gravi si premiano; e quando molti patiscono pochi cercano di vendicarsi, perché le ingiurie universali14 con più pazienza che le particulari si sopportono. Il multiplicare adunque ne’ mali ci farà più facilmente trovare perdono, e ci darà la via ad avere quelle cose che per la libertà nostra di avere desideriamo.

E parmi che noi andiamo a uno certo acquisto15, perché quelli che ci potrebbono impedire sono disuniti e ricchi: la disunione loro per tanto ci darà la vittoria, e le loro ricchezze, quando fieno diventate nostre, ce la manterranno. Né vi sbigottisca quella antichità del sangue che ei ci rimproverano16; perché tutti gli uomini, avendo avuto uno medesimo principio, sono ugualmente antichi17, e da la natura sono stati fatti ad uno modo.

Spogliateci tutti ignudi: voi ci vedrete simili, rivestite noi delle veste loro ed eglino delle nostre: noi senza dubio nobili ed eglino ignobili parranno18; perché solo la povertà e le ricchezze ci disagguagliano19. Duolmi bene che io sento come molti di voi delle cose fatte, per conscienzia20, si pentono, e delle nuove si vogliono astenere; e certamente, se gli è vero, voi non siete quelli uomini che io credevo che voi fusse; perché né conscienzia né infamia vi debba sbigottire; perché coloro che vincono, in qualunque modo vincono, mai non ne riportono vergogna21. E della conscienza noi non dobbiamo tenere conto; perché dove è, come è in noi, la paura della fame e delle carcere, non può né debbe quella dello inferno capere22.

Ma se voi noterete il modo del procedere degli uomini, vedrete tutti quelli che a ricchezze grandi e a grande potenza pervengono o con frode o con forza esservi pervenuti23; e quelle cose, di poi, ch’eglino hanno o con inganno o con violenza usurpate, per celare la bruttezza dello acquisto, quello sotto falso titolo di guadagno adonestano24.

E quelli i quali, o per poca prudenza o per troppa sciocchezza, fuggono questi modi, nella servitù sempre e nella povertà affogono; perché i fedeli servi sempre sono servi, e gli uomini buoni sempre sono poveri; né mai escono di servitù se non gli infedeli e audaci, e di povertà se non i rapaci e frodolenti.

Perché Iddio e la natura ha posto tutte le fortune25 degli uomini loro in mezzo; le quali più alle rapine che alla industria, e alle cattive che alle buone arti sono esposte: di qui nasce che gli uomini mangiono l’uno l’altro, e vanne sempre col peggio chi può meno26.

Debbesi adunque usare la forza quando ce ne è data occasione. La quale non può essere a noi offerta dalla fortuna maggiore, sendo ancora i cittadini disuniti, la Signoria dubia27, i magistrati sbigottiti: talmente che si possono, avanti che si unischino e fermino l’animo, facilmente opprimere: donde o noi rimarreno al tutto prìncipi28 della città, o ne areno tanta parte29 che non solamente gli errori passati ci fieno30 perdonati, ma areno31 autorità di potergli di nuove ingiurie minacciare.

Io confesso questo partito essere audace e pericoloso; ma dove la necessità strigne è l’audacia giudicata prudenza32, e del pericolo nelle cose grandi gli uomini animosi33 non tennono mai conto, perché sempre quelle imprese che con pericolo si cominciono si finiscono con premio, e di uno pericolo mai si uscì sanza pericolo: ancora che io creda, dove si vegga apparecchiare34 le carcere, i tormenti e le morti, che sia da temere più lo starsi35 che cercare di assicurarsene36; perché nel primo37 i mali sono certi, e nell’altro dubi.

Quante volte ho io udito dolervi della avarizia de’ vostri superiori e della ingiustizia de’ vostri magistrati! Ora è tempo, non solamente da liberarsi da loro, ma da diventare in tanto loro superiore, ch’eglino abbiano più a dolersi e temere di voi che voi di loro.

La opportunità che dalla occasione ci è porta vola, e invano, quando la è fuggita, si cerca poi di ripigliarla38. Voi vedete le preparazioni de’ vostri avversarii: preoccupiamo i pensieri loro39; e quale di noi prima ripiglierà l’armi, sanza dubio sarà vincitore, con rovina del nimico ed esaltazione sua: donde a molti di noi ne risulterà onore, e securità a tutti -.

Queste persuasioni40 accesono forte i già per loro medesimi riscaldati animi al male, tanto che deliberorono prendere le armi, poi ch’eglino avessero più compagni tirati alla voglia loro; e con giuramento si obligorono di soccorrersi, quando accadessi che alcuno di loro fusse dai magistrati oppresso.

* FONTE: R. Antonelli, M.S. Sapegno, Il senso e le forme, 2011 RCS Libri S.p.A./La Nuova Italia (senza le note)


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