Inviare un messaggio

In risposta a:
ITALIA: STORIA E POLITICA (1513-2013). MACHIAVELLI CONTRO OGNI TIRANNIA E CONTRO OGNI POPULISMO: C’E’ CAPO E "CAPO" E STATO E "STATO"!!!

LA QUESTIONE DELLO STATO: "IL PRINCIPE" O MEGLIO "DE PRINCIPATIBUS" (1513). UN OMAGGIO A NICCOLO’ MACHIAVELLI. Una nota di Sergio Romano - con un saggio (pdf) di Federico La Sala

Lascio al lettore decidere se fra l’epoca di Machiavelli e la nostra corra qualche analogia. Mi limito a osservare che questo Stato apparentemente unitario è un mosaico di lobby, corporazioni, patriottismi municipali, irresponsabilità regionali e sodalizi più o meno criminali (...)
mercoledì 23 gennaio 2013 di Federico La Sala
[...] Credo che la chiave di cui il lettore ha bisogno per orientarsi fra tante interpretazioni di Machiavelli sia nascosta nella sua vita. Il Principe è il risultato delle esperienze che l’autore aveva fatto negli anni fra il 1498 e il 1512 quando era stato cancelliere e segretario dei Dieci di Libertà, l’organo che nella Repubblica fiorentina era contemporaneamente ministero degli Interni, degli Esteri e della Guerra. Aveva viaggiato in Italia e in Europa, aveva frequentato le corti (...)

In risposta a:

> LA QUESTIONE DELLO STATO: "IL PRINCIPE" --- La concezione di Machiavelli messa in discussione (di Franca D’Agostini - Senza metafisica non esiste politica)

mercoledì 13 febbraio 2013


-   La concezione di Machiavelli messa in discussione
-  Senza metafisica non esiste politica

-  di Franca D’Agostini (la Repubblica, 13.02.2013)

Perché Machiavelli piace ai filosofi tardo-moderni o postmoderni (se è lecito ancora usare questa espressione, estremamente equivoca)? Semplice: perché è il filosofo che emancipa la politica dalla filosofia, e la lascia viaggiare da sola, sulle ali del potere. L’ha ricordato Giancarlo Bosetti su Repubblica del 22 gennaio, citando Gramsci (la grande “rivoluzione intellettuale” dell’autonomia della politica), e Isaiah Berlin (crollo definitivo della philosophia perennis, e ingresso nell’era del pluralismo postfilosofico).

Ma forse è proprio il duplice mito dell’autonomia della politica, e della fine della philosophia perennis, ciò a cui dobbiamo rinunciare. In fin dei conti Machiavelli (come Carl Schmitt) fu un grande analista del potere come coercizione, ma ciò di cui parlava era il potere oligarchico, o monocratico. Mentre sappiamo che in democrazia (che è “government by discussion”) il potere è anzitutto pensiero (e ragionamento, e discorso).

Due libri appena usciti rovesciano il paradigma machiavelliano, e rilanciano l’idea del legame strettissimo, anzi quasi inestricabile, tra filosofia (proprio quella philosophia perennis che a Berlin non piaceva) e politica democratica. Il primo è Resisting Reality, di Sally Haslanger, epistemologa sociale dell’Mit (Oxford University Press), e il secondo è Disputandum est. La passione per la verità nel discorso pubblico di Antonella Besussi, filosofa della politica alla Statale di Milano (Bollati Boringhieri).

Haslanger applica i risultati della metafisica analitica alle questioni di giustizia. Il punto di partenza è la denuncia del clamoroso e in certo modo ingenuo fraintendimento che ha portato a pensare alle teorie costruttiviste della conoscenza come teorie che annientavano la realtà, sottoponendola a qualche oscura forza modellante (il potere, la soggettività, il linguaggio, gli schemi concettuali).

Questo fraintendimento è stato caratteristico tanto dei critici del costruzionismo quanto di alcuni suoi sostenitori. Si veda per esempio la professione di antirealismo da parte di alcuni settori del femminismo (il concetto di realtà come residuo di una metafisica “logocentrica”), a cui giustamente rispondeva nel 1987 Catharine MacKinnon, ricordando che sbarazzarsi del riferimento alla realtà per i soggetti politici che ne subiscono gli urti è suicida oltre che assurdo.

Dice Haslanger, la nozione di costruzione sociale (o epistemica) ha da Kant in avanti una funzione critica molto precisa: serve a discutere quelle metafisiche perverse che danno per scontato che essere un afroamericano, un omosessuale, una donna, comporti alcune conseguenze date e non negoziabili, e vincoli perciò i portatori di tali determinazioni a subire una serie di condizioni socialmente inique. Ma certo, se ci si sbarazza della metafisica, ovvero della riflessione su che cosa è un omosessuale, una donna, o in generale che cosa è un essere umano, la revisione delle idee condivise su queste “costruzioni” diventa impossibile.

Per esempio, l’aggancio della decisione politica alla discussione sulle “credenze prime e ultime”, come dice Besussi, potrebbe servirci per capire bene che la tesi secondo cui la famiglia richiede l’alleanza uomo-donna non ha più reali fondamenti in quel che sappiamo degli uomini, delle donne, e delle relazioni tra gli uni e le altre. Certo, si può continuare a sostenerla, ma allora deve essere chiaro che lo si fa per pure questioni di potere (per esempio, per favorire una parte politica che figura come espressione di una metafisica dogmatica), e non perché la tesi in questione sia (creduta) vera.

La proposta di Besussi, detto in breve (perché il libro è ricco di argomenti ed esemplificazioni) va in direzione di una “normatività non autosufficiente”. Nota Besussi che la nostra cultura politica si è come inchiodata a ciò che si chiamerebbe la strategia della separazione (estensione del famoso principio di Bökenförde, per cui lo Stato laico non ha fondamenti e non vuole averne).

«Il caso esemplare è rappresentato dalle guerre civili europee tra cattolici e protestanti. Chiuderle è stato possibile a condizione di riconoscere che se ci si uccide per stabilire qual è la religione vera, smettere di farlo richiede che la questione sia privata di rilevanza politica». Questa procedura «sposta credenze metafisiche nel territorio extrapolitico delle convinzioni assolute, apprezzabili purché politicamente mute».
-  Ma qui è precisamente il punto: che convinzioni false o discutibili non sono affatto apprezzabili, e l’errore per di più è considerarle “assolute”, pertanto non sottoponibili alla discussione circa la loro discutibilissima verità.


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: