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USA. PRESIDENZIALI 2012. Un’America "per tutti" o "per molti"?! ....

OBAMA 303 - ROMNEY 206. Per Barack Obama "altri 4 anni": confermato Presidente. Romney ha riconosciuto la vittoria

Sarà lui a guidare l’America per i prossimi quattro anni. «Four More Years»: è stato ancora una volta uno slogan vincente a trascinarlo alla vittoria, come il «Yes We Can» del 2008. «Finirò quello che ho iniziato. Il meglio deve ancora venire» - in un lungo discorso, si è rivolto all’America. «Torno alla Casa Bianca più determinato. La nostra economia si sta riprendendo».
giovedì 8 novembre 2012 di Federico La Sala
PIANETA TERRA. E - "Lezioni americane" (Italo Calvino) ....
"CHANGE WE NEED". BARACK OBAMA, SULLE ALI DELLO SPIRITO DI FILADELFIA E DI GIOACCHINO DA FIORE, HA GIA’ PORTATO GLI U.S.A. FUORI DAL PANTANO
USA: RISULTATO STORICO, EPOCALE. Barack Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti, è il primo nero a conquistare la Casa Bianca
PRESIDENZIALI USA 2012 (AGGIORNAMENTO)

su twitter: “altri quattro anni”
Usa, Obama si (...)

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> OBAMA 303 - ROMNEY 206. --- DALL’AMERICA, LEZIONI DI CARITA’ PER BENEDETTO XVI.

mercoledì 7 novembre 2012

Il cardinale di New York per il GOP

di Massimo Faggioli (Europa, 24 agosto 2012)

Il cardinale di New York Timothy Dolan, presidente dei vescovi cattolici americani, pronuncerà una preghiera di benedizione alla convention repubblicana dell’inizio della settimana prossima in Florida, proprio nella sera in cui Mitt Romney riceverà la nomination dal partito. Il portavoce del cardinale Dolan si è affrettato a precisare che l’apparizione del presidente della Conferenza episcopale sul palco del GOP non è un “endorsement”, un appoggio al ticket repubblicano. Ma è chiaramente un “non-endorsement endorsement” (analogo a quelle “scuse non-scuse” che si fanno dicendo “non era mia intenzione offendere nessuno, se ho offeso qualcuno”).

La decisione è senza precedenti storici*, e non perché violi la “separazione tra Stato e Chiesa” in America - una separazione che non impedisce a politica e religione di combinarsi come in nessun altro paese occidentale. È senza precedenti perché prassi vuole - non senza buoni motivi teologici - che sia semmai il vescovo locale (e non il presidente di tutti i vescovi americani) ad offrire una preghiera per un evento pubblico-politico di questo tipo.

Il presidente dei vescovi americani che prega alla consacrazione politica del candidato repubblicano alle presidenziali non è di certo solo “un sacerdote che va alla convention per pregare”, come hanno tentato di dire in maniera tutt’altro che ingenua dalla curia di New York. La precisazione del portavoce di Dolan sembra voler dire che il cardinale è aperto anche ad un invito dei democratici alla loro convention di inizio settembre a Charlotte: ma dopo i rapporti tempestosi degli ultimi due anni tra vescovi e Obama, il messaggio di Dolan alla convention dei democrats potrebbe essere molto diverso dalla benedizione rivolta al duo Romney-Ryan.

Nei tre anni da arcivescovo di New York, Dolan ha più volte mostrato di non aver paura di sfidare le prassi consolidate: il funzionamento della Conferenza episcopale, i rapporti coi media, e i rapporti tra chiesa cattolica e politica e con l’amministrazione Obama in particolare.

Contro la Casa Bianca, nella primavera-estate 2012 i vescovi guidati da Dolan hanno mosso una campagna senza precedenti in nome della difesa della libertà religiosa, a loro dire violata da alcune norme della riforma sanitaria che sta per entrare in vigore.

La mossa di Dolan si avvicina molto ad un’investitura del ticket Romney-Ryan. Contrariamente al cattolico Joe Biden, uno degli ultimi “cattolici sociali” vecchia scuola, il candidato alla vicepresidenza Paul Ryan è il tipo di cattolico che piace a Dolan e al cattolicesimo neo-conservatore e neo-liberista americano. Pro-life e pro-business, distante dal magistero sociale dei vescovi americani degli anni ottanta, il giovane Ryan ha ricevuto pubbliche parole di elogio dal cardinale Dolan, mentre nell’aprile scorso una commissione dell’episcopato americano aveva bocciato il “piano Ryan” per la riduzione del deficit con queste parole: “la riduzione del deficit deve proteggere e non danneggiare le necessità dei poveri e dei vulnerabili. I tagli proposti falliscono in questo minimo requisito morale”.

La decisione di pregare sul palco del GOP a Tampa avrà molteplici conseguenze. Dal punto di vista ecclesiale, la mossa di Dolan dividerà ulteriormente la chiesa americana, che già vede, quando si tratta delle emergenze sociali del paese, i cattolici schierati su posizioni opposte: gran parte dei vescovi e i cattolici neo-liberisti col Partito repubblicano, e la maggioranza dei teologi, delle suore e dei laici col Partito democratico.

Dal punto di vista politico, Dolan espone la chiesa cattolica americana nei confronti di un partito e di un ticket presidenziale come non mai prima: c’è solo da immaginare quale tipo di relazioni si avrebbero tra Dolan e la Casa Bianca se Obama dovesse rivincere le elezioni.

Dal punto di vista culturale, infine, le elezioni del 2012 segnalano un passaggio epocale verso l’epoca post-protestante: non solo non c’è nessun protestante bianco in nessuno dei due ticket, ma la questione religiosa della campagna elettorale non ruota più attorno al valore morale della Bibbia, ma attorno alle interpretazioni della dottrina sociale della chiesa cattolica nella società americana.

Circa un secolo fa, l’America usciva dall’era dei “robber barons” e della “gilded age” per diventare, anche grazie al magistero sociale della chiesa cattolica e al “social gospel” protestante, un paese meno ineguale e con un sistema di protezioni sociali che il GOP ha deciso oggi di eliminare in nome di un “vangelo della prosperità” che suona molto più Gordon Gekko che Gesù di Nazareth. Il cardinale Dolan, prete cattolico con un dottorato in storia, lo sa certamente, ma ha deciso che la cultura liberal del Partito democratico è il vero nemico della chiesa americana e che per combatterla ogni mezzo è legittimo. Si può contare sul fatto che questa dichiarazione di guerra sarà ricambiata dall’altra metà del paese contro i vescovi, con conseguenze di lungo periodo che oggi sono difficilmente calcolabili per i fedeli della chiesa cattolica più grande d’Occidente.

* (errata corrige: c’è un precedente storico. Il cardinale Krol, presidente dei vescovi USA, fece lo stesso alla Convention repubblicana del 1972 per Nixon)


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