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DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO : LA SECOLARIZZAZIONE ASTUTA DEL CATTOLICESIMO RATZINGERIANO. Benedetto XVI, il papa teologo, ha gettato via la "pietra" su cui posava l’intera Costruzione ... e anche la maschera di cristiano !

IL PARADOSSO DI RATZINGER - EX BENEDETTO XVI : LA SECOLARIZZAZIONE "MAMMONICA" DELLA CHIESA. Un’analisi di Paolo Flores d’Arcais - a c. di Federico La Sala.

con le sue dimissioni ha investito il Soglio di Pietro di quel “disincantamento del mondo” che caratterizza la modernitÓ secolarizzata e che il suo pontificato ha invece forsennatamente combattuto, e anche con significativi successi (...)
samedi 16 février 2013
KANT E SAN PAOLO. COME IL BUON GIUDIZIO ("SECUNDA PETRI") VIENE (E VENNE) RIDOTTO IN STATO DI MINORITA’ DAL GIUDIZIO FALSO E BUGIARDO ("SECUNDA PAULI").

Ex Benedetto XVI e quel gesto che secolarizza la Chiesa
di Paolo Flores d’Arcais (il Fatto Quotidiano, 16 febbraio 2013)
“Non c’Ŕ posto per un Papa emerito” dichiar˛ seccamente Karol Wojtyla nel non lontano 1994, e
invece un Papa emerito ci sarÓ, a partire dalle ore 20 del (...)

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> IL PARADOSSO DI RATZINGER - EX BENEDETTO XVI --- UNA SCELTA "DEBOLE" TUTTA INTERNA AL SISTEMA (di Marcello Vigli)

lundi 18 février 2013

UNA SCELTA "DEBOLE" TUTTA INTERNA AL SISTEMA

di Marcello Vigli (Adista Notizie, n. 7 del 23/02/2013)

La “rinuncia” di Benedetto XVI costituisce indubbiamente un evento eccezionale. Ne sono testimoni l’attenzione dei media di tutto il mondo e la diversitÓ delle valutazioni che ne sono state date nelle diverse sedi religiose e politiche. Valga per tutte quanto scrive Paolo Naso (Nev, n. 7/13) : questo gesto « ha una evidente ricaduta sull’ecclesiologia e forse sulla stessa teologia cattolica : come pochi altri umanizza e vorrei dire “secolarizza” l’istituzione papale ».

Nulla sarÓ pi¨ come prima. Una simile scelta, per la prima volta del tutto libera, desacralizza per forza di cose l’istituzione. Ridimensiona la stessa immagine che il papato ha di se stesso attraverso la potenza e la debolezza di un atto solitario espresse nelle parole dello stesso papa che attribuisce la sua rinuncia alla sua « incapacitÓ di amministrare bene il ministero » a lui affidato derivante dal venir meno del « necessario vigore sia del corpo, sia dell’animo ».

Si pu˛ aggiungere, sono in molti a pensarlo, che al di lÓ della sua debolezza fisica, tale incapacitÓ sia stata determinata dal riconoscimento della sua impotenza a governare una Santa Sede afflitta da scandali, intrighi e lotte di potere aggravati da una struttura accentrata della Curia e mal gestita da quella Segreteria di Stato che Wojtyla aveva voluto ne fosse il perno per garantirne l’efficienza. Non ha avuto l’energia e gli strumenti necessari per attuarla come pure aveva lasciato intendere di voler fare nella sua dura denuncia contro il carrierismo, alla vigilia della sua elezione, confermata nell’omelia alla messa delle ceneri, il 13 febbraio scorso.

I suoi tentativi di ammodernamento e di moralizzazione sono falliti di fronte a meccanismi che non Ŕ riuscito a modificare perchÚ, in veritÓ, non intendeva radicalmente ridimensionarli. Ne Ŕ testimone la sua scelta di assumere il Concistoro come primo destinatario della sua comunicazione, implicitamente riconoscendogli una preminente funzione istituzionale. Solo dopo due giorni l’ha estesa al Popolo di Dio raccolto per l’udienza settimanale. Ben altro sarebbe stato l’impatto con la pubblica opinione. Soprattutto ben altra forza avrebbe avuto il messaggio destinato al prossimo Conclave sulla necessitÓ di assumere come primo problema da affrontare la riforma della Curia.

Se pu˛ sembrare fuori della realtÓ l’auspicio di un papa che, nell’esercizio della sua funzione di governo, si rapporta direttamente al Popolo di Dio, non lo Ŕ un appello alla collegialitÓ sinodale.

La ri-convocazione del Sinodo dei vescovi (la cui ultima assemblea si Ŕ svolta nell’autunno scorso), per annunciare la sua volontÓ di rinunciare, avrebbe avuto quel carattere epocale e rivoluzionario da molti attribuito al suo gesto : indubbiamente innovatore, ma non eversivo dell’attuale assetto centralistico del governo della Chiesa. Tale fu quello compiuto da Giovanni XXIII con la convocazione del Concilio che, proprio con la creazione del Sinodo dei vescovi, aveva avviato una radicale riforma, subito bloccata prima dalla paviditÓ di Paolo VI, poi dall’autoritarismo pre-conciliare di Giovanni Paolo II.

Il sistema curiale pu˛ avere avuto una funzione in passato : quando prima l’imperatore e/o le famiglie nobili romane e poi i sovrani degli stati cattolici interferivano pesantemente nella designazione del successore di Pietro.

In tempo di secolarizzazione - accettata dal Concilio come salutare strumento di purificazione per la Chiesa, pari alla fine del potere temporale riconosciuta come liberatrice da Paolo VI - una piena collegialitÓ Ŕ l’antidoto efficace alla solitudine del papa attorniato da collaboratori da lui stesso scelti, portatori magari delle diverse sensibilitÓ ecclesiali diffuse sul territorio, ma non certo delle sempre nuove esperienze di Chiesa sollecitate dall’accelerazione dei processi storici e vissute nella dimensione comunitaria.

PS : Se i cattolici conciliari si autoconvocassero per formulare proposte al Conclave da inserire nell’agenda del futuro papa ?

* della ComunitÓ di Base di San Paolo, Roma


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