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L’EUROPA, IL CRISTIANESIMO ("DEUS CHARITAS EST"), E IL CATTOLICESIMO COSTANTINIANO ("DEUS CARITAS EST").Una storia di lunga durata...

MURATORI, BENEDETTO XVI, E "UNO SPROPOSITO MAIUSCOLO": LA LEZIONE DI VICO. Un breve testo dalla "Prefazione ai lettori" del "Trattato sulla carità cristiana" di Ludovico A. Muratori - a c. di Federico La Sala

MURATORI E RATZINGER. "DEUS CARITAS EST": FINE DEL CRISTIANESIMO. TOLTA AL PESCE ("I.CH.TH.U.S.") L’ ACCA ("H"), IL COLPO ("ICTUS") E’ DEFINITIVO!!!
sabato 11 luglio 2015
"Solo la carità cristiana insegna la prassi del Bene metafisico"("Boni metaphysici praxim una charitas christiana docet"). G.B. Vico, De constantia iurisprudentis, 1721.
DUE PAPI IN PREGHIERA: MA CHI PREGANO?!
STORIA E STORIOGRAFIA. Nel 1723, a Napoli, Giambattista Vico già lavora alacremente alla "Scienza Nuova"; per lui, è più che chiaro: "charus" e "charitas" derivano etimologicamente dai termini greci "charìeis" e "charis", e il significato inequivocabile dell’uno è di "grazioso", (...)

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> LA CARITA’ "POMPOSA" --- E L’INAUDITA "PRETESA" DI CAMBIARE IL MONDO (di Sandro Magister)

venerdì 12 aprile 2013


L’inaudita "pretesa" di cambiare il mondo

Un’omelia e una messa di papa Francesco. Un saggio del sociologo Luca Diotallevi. Convergenti nel vedere nell’eucaristia la genesi del mondo nuovo

di Sandro Magister *

ROMA, 11 aprile 2013 - A quasi un mese dalla sua elezione a papa, ci sono due parole che Jorge Mario Bergoglio non ha ancora pronunciato: libertà religiosa.

Non le ha dette, smentendo le aspettative, nemmeno nel discorso che ha rivolto il 22 marzo agli ambasciatori di quasi tutti i paesi del mondo.

La sola volta in cui ha parlato della libertà religiosa - pur senza chiamarla per nome - è stato sabato 6 aprile, in una delle brevi omelie che improvvisa durante le messe mattutine nella cappella della Casa di Santa Marta, dove abita.

Ma l’ha fatto con uno stile particolare. Papa Francesco non ha speso parole contro i persecutori, né contro coloro che in forme più morbide soffocano la libertà dei credenti.

Si è messo invece dalla parte dei perseguitati:

"Per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: i martiri sono vivi adesso, in tanti paesi. I cristiani sono perseguitati per la fede, Oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa di martiri".

E poi si è immedesimato con i comuni cristiani. Ha citato le parole di Pietro e Giovanni negli Atti degli Apostoli: "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato". E ha proseguito:

"La fede non si negozia. Sempre c’è stata, nella storia del popolo di Dio, questa tentazione: tagliare un pezzo alla fede, magari neppure tanto. Ma la fede è così, come noi la diciamo nel Credo. Bisogna superare la tentazione di fare un po’ come fanno tutti, non essere tanto tanto rigidi, perché proprio da lì comincia una strada che finisce nell’apostasia. Infatti, quando cominciamo a tagliare la fede, a negoziare la fede, a venderla al migliore offerente, cominciamo la strada dell’apostasia, della non fedeltà al Signore".

Per papa Francesco la libertà religiosa è soprattutto "avere il coraggio di testimoniare la fede nel Cristo risorto". Una fede integra, pubblica. Una fede che ha la pretesa di trasformare la società.

*

"La pretesa" è precisamente il titolo che il sociologo della religione Luca Diotallevi ha dato al suo ultimo saggio, uscito nei giorni scorsi.

È un saggio duramente critico nei confronti delle teorie della "laicità" - teorie largamente diffuse anche dentro la Chiesa e abusivamente applicate anche al concilio Vaticano II - che escludono un nesso diretto tra il Vangelo e l’ordine sociale, in ossequio a una presunta "neutralità" dello Stato.

Al paradigma della "laicità" Diotallevi oppone il paradigma della libertà religiosa, tipico del mondo anglosassone ma con fondamenti teologici che hanno i loro capisaldi nel "De civitate Dei" di Agostino e prima ancora nel Nuovo Testamento.

Secondo tale visione, il "saeculum" fra la prima e la seconda venuta di Cristo è incontro fra tempo ed eternità, è conflitto fra peccato e grazia. A questo conflitto partecipano i principati, le potestà, i troni, le dominazioni di cui parla il Nuovo Testamento, riferendosi alle potenze di questo mondo. Sono le potenze ribelli sulle quali la croce e la risurrezione di Gesù hanno riportato la vittoria definitiva, una vittoria che però non ha ancora il suo compimento. Nel "saeculum" tali potenze ancora oscillano fra gli estremi dell’anarchia e del dominio assoluto, mentre la Chiesa, che custodisce il dono della vittoria, opera per trattenerle dall’uno e dall’altro estremo.

Dopo Agostino, hanno sviluppato ai giorni nostri questa visione neotestamentaria della storia Oscar Cullmann e Joseph Ratzinger, ampiamente citati da Diotallevi.

Ma il saggio ha il suo tratto più originale là dove identifica nella celebrazione dell’eucaristia la fonte e il culmine di questa "pretesa" d’impatto della fede cristiana sull’ordine sociale, anche qui in piena continuità con Benedetto XVI.

Scrive Diotallevi:

"Ogni liturgia eucaristica, ogni messa, è un rito partecipando al quale si pretende di partecipare all’unica opera di vittoria e farne annuncio efficace. L’eucaristia non fornisce alcun modello definito né definitivo di ordine sociale. La Gerusalemme celeste verrà l’ultimo giorno e dall’alto, e l’eucaristia opera e annuncia la vittoria che frantuma spazio e tempo sì da generare tempo e spazio per quel dono. Opera e annuncia la sconfitta definitiva dei disegni di dominio delle potenze e dei principati, aprendo e indicando una mai stabilizzata condizione intermedia tra dominio assoluto e dissoluzione anarchica della vita sociale".

E ancora:

"La celebrazione dell’eucaristia annuncia e realizza il divieto di ogni statalizzazione della Chiesa e di ogni ecclesiasticizzazione della politica. La Chiesa pellegrinante non fonda la ’civitas’ terrena, ma la abita e abitandola la preserva".

*

Alla luce di questa visione, diventa ancor più comprensibile la decisione di papa Francesco di celebrare la messa, lo scorso Giovedì Santo, non solo in un luogo, come il carcere minorile di Casal del Marmo, nel quale è più visibile che altrove il conflitto tra peccato e grazia, ma anche davanti a persone di altra fede e di nessuna fede.

Perché l’eucaristia è la Chiesa che si fa visibile, è l’opera vittoriosa di Dio che irrompe nella storia ed è offerta allo sguardo di ogni uomo, è Gesù innalzato sulla croce tra i due ladroni, con il centurione che lo riconosce come Figlio e la terra che trema.

Non sbagliavano i pagani colti dei primi secoli, quando per identificare la cristianità la descrivevano nell’atto stesso di celebrare la liturgia.


Il libro:

Luca Diotallevi, "La pretesa. Quale rapporto tra vangelo e ordine sociale?", Rubbettino, Soveria Mannelli, 2013, pp. 140, euro 12,00.


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