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VICO CON NEWTON: "NON INVENTO IPOTESI"! E CON SHAFTESBURY, CON LA "TAVOLA DELLE COSE CIVILI"!

VICO, PENSATORE EUROPEO. Teoria e pratica della "Scienza Nuova". Note per una rilettura (pdf, scaricabile) - di Federico La Sala

(...) al di là della contrapposizione della storia sacra e profana, rivelata e ragionata, e al di là dello “stato di minorità” - senza cadute in uno stato di super-io-rità!
sabato 14 settembre 2019
C’era un lord in Lucania.... *
Se pochi filosofi e letterati sanno dell’omaggio di Ugo Foscolo al filosofo delle “nozze e tribunali ed are” (“Dei sepolcri”, v. 91), moltissimi “addottrinati” ignorano ancora e del tutto che Vico per circa nove anni decisivi per la sua vita ha abitato a Vatolla, nell’antica Lucania (in particolare, nell’attuale Cilento, a poca distanza dall’antica Elea-Velia, Ascea, Paestum, Palinuro, Agropoli) e, al contempo, che James (...)

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> VICO, PENSATORE EUROPEO. --- MITO SFATATO. Da Omero a Tiboni: «Nessun cavallo per la presa di Troia». Era una nave fenicia: la scoperta di un archeologo.

venerdì 29 aprile 2016

Sfatato il mito della presa

Il cavallo di Troia? Era una nave fenicia: la scoperta di un archeologo

Era già stato letto da alcuni studiosi come una nave sacra. Il bresciano Francesco Tiboni l’ha identificata nella Hippos. Dopo la storica presa, il vascello dopo cadde in disuso

di Thomas Bendinelli (Corriere della Sera/Brescia, 28.04.2016)

Il cavallo di Troia? Una nave fenicia dal nome Hippos. Sembra semplice, quasi l’uovo di Colombo, eppure la scoperta dell’arcano è merito di Francesco Tiboni, archeologo subacqueo 39enne nato e cresciuto a Vobarno, provincia di Brescia da tre anni ricercatore all’università di Aix en Provence. La tesi del cavallo che in realtà è una nave, frutto di quasi due anni di studi e dopo essere passata sotto la scure dei comitati di valutatori, verrà illustrata in modo divulgativo sul prossimo numero di «Archeologia Viva» e in modo scientifico e dettagliato nell’edizione estiva di «Archaeologia maritima mediterranea. An International Journal of Nautical Archeology».

Da Omero a Tiboni: «Nessun cavallo per la presa di Troia»

Il guizzo geniale nasce una sera a casa, in famiglia. Francesco Tiboni si sta dilettando con un testo di Pausania, scrittore greco del II secolo dopo Cristo e incappa in questa frase: «Che quello realizzato da Epeo fosse un marchingegno per abbattere le mura e non un cavallo, lo sa bene chiunque non voglia attribuire ai Frigi un’assoluta dabbenaggine. Tuttavia, la leggenda ci dice che è un cavallo». Il tarlo del dubbio si insinua nella mente del ricercatore. Manifesta il suo pensiero alla moglie Laura. Che lo guarda come un pazzo ma poi lo aiuta e contribuisce con entusiasmo alla ricerca. Tiboni si occupa di archeologia marina, conosce le navi antiche come le tabelline, e si chiede: «Stai a vedere che il cavallo è un Hippos, una nave fenicia». L’idea non è del tutto originale o, meglio, già nell’Ottocento alcuni studiosi avevano decifrato il cavallo omerico come una nave sacra. Tiboni fa un passo in più e non solo dà un nome alla nave, Hippos appunto, ma dimostra anche che Omero in realtà non aveva mai parlato di cavalli. Un inciso, a proposito: Omero non cita l’episodio del Cavallo nell’Iliade e lo fa solo marginalmente nell’Odissea. Chi si dilunga nei dettagli è invece Virgilio nell’Eneide. In mezzo c’è qualche secolo.

«Diffidenza tra i giovani ricercatori e più apertura tra i vecchi»

Tiboni non entra nel merito nella questione omerica o nella giungla delle verità o meno degli episodi narrati da Omero, si sofferma sul cavallo. Fa analisi del testo, intreccia le parole omeriche e di Virgilio con quelle di tecnologia navale. La pancia del cavalo diventa una stiva, le ruote e le lunghe funi con i quali il cavallo fu trasportato sotto le mura di Troia assomigliano al modo in cui, secondo le più recenti ricerche, le navi mercantili venivano tirate con forza. Il cavallo prende forma, si deforma, e si trasforma in nave, in un Hippos. «Una nave che cadde in disuso nei secoli successivi - spiega Tiboni - e chi tradusse in seguito non ne era proprio a conoscenza dell’esistenza. Ma Omero, nei suoi versi, è invece preciso nel suo linguaggio marinaresco». Il lavoro di Tiboni inizia a girare per mesi tra alcuni addetti ai lavori. C’è incredulità, talvolta scetticismo, alla fine convincimento. «Ho trovato più diffidenza tra i giovani ricercatori - osserva -, mentre ho raccolto più attenzione e sostegno tra gli studiosi della vecchia scuola».

I soldati? «Erano nella stiva della nave, non nella pancia dell’equino»

Lo studio, una volta pubblicato sulla rivista di Archeologia marina, diventerà di dominio pubblico. Non cambierà le sorti della guerra di Troia ma un bel dibattito si aprirà, partendo però dal presupposto che i soldati si nascondono meglio dentro una grande nave che non nella pancia di un equino di legno. Si continuerà a dire Cavallo di Troia? «Immagino di sì - sorride Tiboni - ma è anche giusto che la scienza faccia il suo percorso e che, in questo caso, l’archeologia navale possa sanare l’equivoco plurisecolare». La vera storia del Cavallo di Troia diventerà anche un libro, questo almeno è l’intento di Tiboni. Il quale, fosse anche solo per competenza di studi, nulla dirà invece per smentire la leggenda sull’uovo di Colombo .


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