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UBUNTU: "Le persone diventano persone grazie ad altre persone".

"CHI" SIAMO: LA LEZIONE DEL PRESIDENTE MANDELA, AL SUDAFRICA E AL MONDO. "La meditazione" di Marianne Williamson, nel discorso di insediamento (1994), con approfondimenti.

sabato 29 luglio 2017
"CHI" SIAMO NOI, IN REALTÀ. RELAZIONI CHIASMATICHE E CIVILTÀ: UN NUOVO PARADIGMA. CON MARX, OLTRE. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

LA MEDITAZIONE
di Marianne Williamson *
Poesia citata dal Presidente del Sudafrica, Nelson Mandela, nel suo discorso di insediamento (1994)
La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite. (...)

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> LA LEZIONE DEL PRESIDENTE MANDELA, AL SUDAFRICA E AL MONDO. --- La lezione di speranza di Madiba (di Leonardo Boff)

martedì 17 dicembre 2013

La lezione di speranza di Madiba

di Leonardo Boff *

Nelson Mandela, con la sua morte, si è immerso nell’inconscio collettivo dell’umanità per non uscirne mai più: si è trasformato in un archetipo universale, quello della vittima di ingiustizia che non serba rancore, che sa perdonare, riconciliare poli antagonisti e trasmetterci l’incrollabile speranza che esiste ancora una via di salvezza per l’essere umano. Dopo 27 anni di reclusione, eletto presidente del Sudafrica nel 1994, ha realizzato la grande sfida di trasformare una società strutturata in base alla suprema ingiustizia dell’apartheid - che disumanizzava le grandi maggioranze nere del Paese negando loro i diritti della persona - in una società unica, unita, senza discriminazioni, democratica e libera.

Ed è riuscito nel compito scegliendo il cammino della virtù, del perdono e della riconciliazione. Perdonare non significa dimenticare. Le ferite sono lì, molte ancora aperte. Perdonare è non permettere che l’amarezza e lo spirito di vendetta abbiano l’ultima parola e determinino il corso della vita. Perdonare è liberare le persone dai lacci del passato, è cambiare pagina e cominciare a scriverne un’altra a quattro mani, quelle di neri e di bianchi. La riconciliazione è possibile e reale solo quando c’è l’ammissione completa dei crimini da parte dei responsabili e la piena conoscenza degli atti da parte delle vittime. La pena dei criminali è la condanna morale di fronte a tutta la società.

Una soluzione, sicuramente originalissima, viene da un concetto estraneo alla nostra cultura individualista: l’ubuntu, che vuole dire “io posso essere io solo attraverso te e con te”. Senza un legame permanente di tutti con tutti, la società è, come lo è la nostra, a rischio di lacerazioni e di conflitti interminabili.

Dovrebbe comparire nei manuali scolastici di tutto il mondo la seguente umanissima affermazione di Mandela: «Ho lottato contro il dominio dei bianchi e ho lottato contro il dominio dei neri. Ho coltivato l’ideale di una società democratica e libera nella quale tutte le persone possano vivere unite e in armonia e abbiano pari opportunità. Questo è il mio ideale e vorrei vivere per realizzarlo. Ed è un ideale per il quale, se fosse necessario, sono disposto a morire».

Perché la vita e la saga di Mandela costituiscono una speranza nel futuro dell’umanità e della nostra civiltà? Perché ci stiamo avvicinando al nucleo centrale di una congiunzione di crisi che può minacciare il nostro futuro come specie umana. Ci troviamo nel pieno della sesta grande estinzione di massa. Cosmologi come Brian Swimme e biologi come Edward Wilson ci avvertono che, se lasciamo le cose come stanno, intorno al 2030 arriveremo al culmine di questo processo devastante. Vuol dire che la convinzione persistente, nell’intero mondo come in Brasile, che la crescita economica materiale ci porterà sviluppo sociale, culturale e spirituale è un’illusione. Stiamo vivendo tempi di barbarie e senza speranza.

Cito l’insospettabile Samuel P. Huntington, ex consulente del Pentagono e analista perspicace del processo di globalizzazione, il quale scrive, al termine del suo Lo scontro delle civiltà (1997): «La legge e l’ordine sono il primo requisito della civiltà; in buona parte del mondo sembra stiano evaporando; su scala mondiale, sembra che per molti versi la civiltà stia cedendo alla barbarie, creando l’immagine di un fenomeno senza precedenti, un’Età delle Tenebre mondiale che si abbatte sull’umanità».

Aggiungo l’opinione del noto filosofo e politologo Norberto Bobbio che, come Mandela, credeva nei diritti umani e nella democrazia come valori per ridurre il problema della violenza fra gli Stati e per garantire una convivenza pacifica. Nella sua ultima intervista dichiarò: «Non saprei dire come sarà il Terzo millennio. Le mie certezze vengono meno ed è solo un enorme punto interrogativo ad agitarsi nella mia testa: sarà il millennio della guerra di sterminio o quello della concordia tra gli esseri umani? Non sono nelle condizioni di rispondere».

Di fronte a questi scenari bui, Mandela di sicuro risponderebbe, basandosi sulla sua esperienza politica, che, sì, è possibile che l’essere umano si riconcili con se stesso, che sovrapponga la sua dimensione di sapiens a quella di demens e inauguri un nuovo modo di stare insieme nella stessa Casa.

Vale la pena riportare le parole del suo grande amico, l’arcivescovo Desmond Tutu che coordinò il processo di Verità e Riconciliazione: «Abbiamo affrontato la bestia del passato a viso aperto, abbiamo chiesto e ricevuto perdono; ora voltiamo pagina: non per dimenticare questo passato, ma per non lasciare che ci imprigioni per sempre. Cerchiamo di avanzare verso il futuro glorioso di una nuova società nella quale le persone valgano non in ragione di dettagli biologici o di altri strani attributi, ma perché sono persone di valore infinito, create a immagine di Dio».

Questa è la lezione di speranza che ci lascia Mandela: potremo vivere se, senza fare alcuna discriminazione, realizzeremo l’ubuntu.

* Adista Documenti n. 45 del 21/12/2013


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