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UBUNTU: "Le persone diventano persone grazie ad altre persone".

"CHI" SIAMO: LA LEZIONE DEL PRESIDENTE MANDELA, AL SUDAFRICA E AL MONDO. "La meditazione" di Marianne Williamson, nel discorso di insediamento (1994), con approfondimenti.

sabato 29 luglio 2017
"CHI" SIAMO NOI, IN REALTÀ. RELAZIONI CHIASMATICHE E CIVILTÀ: UN NUOVO PARADIGMA. CON MARX, OLTRE. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo Moroni (in memoriam)

LA MEDITAZIONE
di Marianne Williamson *
Poesia citata dal Presidente del Sudafrica, Nelson Mandela, nel suo discorso di insediamento (1994)
La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite. (...)

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> LA LEZIONE DEL PRESIDENTE MANDELA --- «Sono stato un buco nero in classe per troppo tempo, assorbendo ogni cosa, senza irradiare la mia luce...» (Donovan Livinston, «Prendiamo il volo»).

venerdì 3 giugno 2016

      • GUARIRE LA NOSTRA TERRA: VERITA’ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo"


Harvard e il web rimangono stregati dal discorso di laurea di Donovan *

«Prendiamo il volo»: è il titolo dell’originale discorso poetico tenuto da un giovane laureato afroamericano durante la consegna dei diplomi alla Harvard Graduate School of Education, e diventato virale su Facebook, dove è stato visto da oltre 8 milioni di persone guadagnando l’attenzione delle celebrità. L’hanno condiviso, tra gli altri, la super star Justin Timberlake e la candidata presidenziale democratica Hillary Clinton.

Nel video, di circa 4 minuti, Donovan Livingston si rivolge ai suoi compagni di corso rievocando gli storici ostacoli che hanno impedito ai neri di ottenere un’educazione. Il discorso comincia con una citazione dell’educatore riformatore Horace Mann («L’istruzione, al di là di tutti gli altri dispositivi di origine umana, e un gran equalizzatore delle condizioni dell’uomo») del 1948, quando «io non potevo leggere, non potevo scrivere e ogni tentativo di farlo era punibile con la morte».

E prosegue con riferimenti a influenti afroamericani, come il poeta Langston Hughes e l’abolizionista Harriet Tubman. I versi parlano di disuguaglianze razziali nel sistema educativo, di cosa significhi essere studente di colore ad Harvard e invitano la classe del 2016 a utilizzare il proprio ruolo di educatori per aiutare gli altri a realizzare il loro pieno potenziale e a «spiccare il volo», andando oltre i loro limiti, il loro curriculum, i loro standard.

«Sono stato un buco nero in classe per troppo tempo, assorbendo ogni cosa, senza irradiare la mia luce... - ha declamato Donovan - Ma quei giorni sono passati. Io appartengo alle stelle». E adesso insegna «con la speranza di trasformare i contenuti in navi spaziali e i problemi in telescopi, affinché un bambino possa vedere il loro potenziale dal punto in cui si trovano».

«Educare richiede una pazienza degna di Galileo», ha sottolineato. «Come educatori, piuttosto che coprire con le vostre voci il fruscio delle catene, rimuoviamole, togliamoci le manette, svincolati dal peso ingombrante della povertà e del privilegio», ha proseguito. «Siamo nati per essere comete, per sfrecciare attraverso lo spazio e il tempo, per lasciare il segno in ogni impresa in cui ci tuffiamo», ha aggiunto, ricordando che «Il cielo non è il limite. È solo l’inizio».

Ma, ha ammonito, «è una ingiustizia dire che l’educazione è la chiave mentre continui a cambiare la serratura». Figlio di due insegnanti - papà in pensione e mamma logopedista, che lavora con gli studenti con handicap - Livingston spera ora di diventare un membro della facoltà, che ha deciso di postare il suo intervento su Facebook perché è «uno dei discorsi degli studenti più forti e sentiti che avete mai udito».

* LA STAMPA, 02/06/2016 - VIDEO


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