Inviare un messaggio

In risposta a:
PACE O GUERRA? IL DIO-AMORE DELL’EVANGELISTA GIOVANNI: "CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1 Gv., 4. 1-8), O IL DIO-MAMMONA DEL VANGELO DI BENEDETTO XVI: "DEUS CARITAS EST"(2006)?!

ANNO 2014 d. C.!? LA "XLVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE" E IL "DOPPIO REGISTRO" DELLA CHIESA DI PAPA FRANCESCO. Il testo del suo messaggio - a c. di Federico La Sala

In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l’augurio di un’esistenza colma di gioia e di speranza (...)
mercoledì 1 gennaio 2014
Una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere:
SE UN PAPA TEOLOGO SCRIVE LA SUA PRIMA ENCICLICA, TITOLANDOLA "DEUS CARITAS EST" ("CHARITAS", SENZA "H"), E’ ORA CHE TORNI A CASA, DA "MARIA E GIUSEPPE", PER IMPARARE UN PO’ DI CRISTIANESIMO.
NATALE, MA DI QUALE GESU’?! E’ NATO IL RE, IL "FIGLIO PRIMOGENITO" DELL’AMORE ("CHARITAS") DI MARIA E GIUSEPPE ("DUE GIOVANI COLOMBI") O DELL’AMORE ("CARITAS") DI PAPA RATZINGER E DELLA (...)

In risposta a:

> LA "XLVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE" E IL "DOPPIO REGISTRO" DELLA CHIESA --- Quella rivoluzione dottrinale che spaventa la gerarchia (di Gian Enrico Rusconi)

martedì 17 dicembre 2013

Quella rivoluzione dottrinale che spaventa la gerarchia

di Gian Enrico Rusconi (La Stampa, 16 dicembre 2013)

È spiazzante nella comunicazione pastorale. E non mette mai in forse la correttezza dottrinale. Papa Bergoglio è suggestivo nel suo stile personale di esprimersi, ma controllato, persino sofisticato, nel mantenere le posizioni tradizionali su punti controversi. Prendiamo uno dei passaggi più ironici, breve ma significativo, della sua intervista alla Stampa: «Le donne nella Chiesa devono essere valorizzate, non clericalizzate, facendole magari cardinali».

L’arguzia dell’affermazione evade la sostanza di un problema dottrinale irrisolto. Mi sarei atteso che Papa Francesco dicesse: la donna collocata in posti decisionali e in ruoli istituzionali essenziali, potrà de-clericalizzare la Chiesa così come è oggi. Perché non ha detto così? Si tratta di un limite personale o del timore che una autentica innovazione su questo tema (che implica una seria rivisitazione storico-dottrinale) sarebbe intollerabile per molti esponenti della gerarchia? Papa Francesco non è un ingenuo. È consapevole di muoversi su un crinale fragilissimo: la sua innovazione espressiva nella pastorale non è un “aggiornamento” vecchia maniera. Molte delle sue parole hanno un potenziale innovatore che entusiasma ed emoziona - in modo confuso - ampi strati di popolazione, fedeli credenti e fedeli critici o disillusi. Ma contemporaneamente inquieta molta parte della gerarchia che non sa decifrare l’esito di questa emozione collettiva .

Ma il Pontefice non vuole affatto creare tensioni o divisioni all’interno della Chiesa. Al contrario, come nessun altro dei suoi predecessori intende valorizzare al massimo le forme di collegialità esistenti. Prende molto sul serio il fatto che la problematica, apparentemente minore della comunione ai credenti divorziati risposati, e quella assai più impegnativa di una riflessione sulla famiglia, sia affidata alla risoluzioni del Sinodo del 2014. Non alla autorevolezza della sua parola ma a processi di convincimento della comunità dei fedeli sotto la guida dei suoi pastori.

E’ una prospettiva interessante, anche se non credo che verranno fuori novità. Ma sarà già importante che a livello di società civile, di dibattito pubblico e soprattutto di normative giuridiche sparisca lo spirito falsamente militante (legato all’uso e abuso della formula dei “valori non negoziabili”) a favore di un confronto più maturo e ragionevole fra tutti i cittadini, credenti e non credenti.

Come si lega tutto questo alle suggestive parole di Papa Bergoglio sulla “tenerezza” e “la speranza” che è la parte centrale del suo discorso? Sarebbe facile considerare questa parte una edificante predica natalizia, meno concreta ad esempio delle puntualizzazioni con cui respinge il presunto marxismo della sua posizione, rivendicando l’anticapitalismo della dottrina sociale della Chiesa. Ma l’affermazione «quando i cristiani si dimenticano della speranza e della tenerezza, diventano una Chiesa fredda che non sa dove andare e si imbroglia», introduce considerazioni di sapore mistico che sono tipiche dello stile di Francesco. Non solo la quasi palpapile «tenerezza di Dio che ti accarezza» ma anche la dimensione opposta, dura, di Dio che non parla davanti al perché della sofferenza «Lui non spiega niente. Ma sento che mi guarda. Tu non me lo dici, ma mi guardi».

Il dramma antico dell’ inspiegabilità del dolore, che omologa credente e non credente, trova qui la sua via di fuga. Che un Papa sappia trovare le parole giuste in una intervista ad un giornale e più in generale padroneggiando con perizia il circuito mediatico, fa parte della personalità di Bergoglio. Che questa sia la strada per evitare una “Chiesa fredda” è tutto da verificare.


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: