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ARTE E ANTROPOLOGIA. «K» E LO SPIRITUALE NELL’ARTE ...

KANDINSKY, A SCUOLA DALLO SCIAMANO. UNA MOSTRA ALL’ARCA DI VERCELLI. Materiali - a c. di Federico La Sala

Oltre a ventidue opere di Kandinsky e a un nucleo di maestri dell’avanguardia arrivati dai musei russi, la mostra espone una raccolta di rari oggetti rituali delle tradizioni polari e sciamaniche in uso nelle remote terre della Siberia
sabato 29 marzo 2014
[...] raccontare la svolta che farà di Wassily Kandinsky (1866-1944) il padre dell’astrattismo lirico, focalizzandosi sulle atmosfere fiabesche e romantiche della sua infanzia, è la scelta di Eugenia Petrova, direttrice aggiunta del Museo di Stato di San Pietroburgo e curatrice (in collaborazione con Francesco Paolo Campione e Claudia Beltramo Ceppi Zevi) della mostra all’Arca di Vercelli: «Kandinsky. L’artista come sciamano». [...]
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> KANDINSKY, A SCUOLA DALLO SCIAMANO. -- «Arte e magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa». Una mostra a Rovigo illustra la (sottile) influenza che le pratiche arcane hanno avuto su molti pittori e scultori tra Otto e Novecento. Aprendo la strada all’astratto

sabato 29 settembre 2018

Arte e Magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa ....


L’appuntamento

L’invisibile rivelato

Streghe, formule e segreti l’arte sedotta dalla magia

Una mostra a Rovigo illustra la (sottile) influenza che le pratiche arcane hanno avuto su molti pittori e scultori tra Otto e Novecento. Aprendo la strada all’astratto

di Melisa Garzonio (Corriere della Sera, 29.09.2018)

Silenzio. Voce all’occulto. La ragazza bruna fasciata di blu di Giorgio Kienerk (pannello centrale di L’enigma umano , 1900) le mani strette sulla bocca, mette sull’avviso, non dite parola, lasciate che siano i demoni, i vampiri e i fantasmi a parlare per voi, guidandovi nel percorso della mostra ad alta suggestione misterica, che apre a Rovigo, a Palazzo Roverella: «Arte e magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa».

«Osare, volere, sapere, tacere. Per accedere al segreto iniziatico», non scherza il curatore Francesco Parisi, che per mesi ha dovuto affrontare un’impressionante folla di creature notturne partorite dal lato oscuro di artisti, qualcuno insospettabile, presi dal desiderio di indagare l’occulto, il sogno, l’inconscio. «Tra il 1880 e il 1925 in Europa l’interesse per l’occulto e le dottrine esoteriche s’impenna con prepotenza. Nasce la psicoanalisi, e nuove correnti artistiche che elaborano in linguaggio figurativo il concetto di inconscio, come il Simbolismo» spiega Parisi. La mostra parte da qui, dall’invito al silenzio imposto con grazia da Odilon Redon e Carlos Schwabe, pittori di donne angelicate e contornate di fiori, fino alla sfinge severa in marmo di Leonardo Bistolfi, al busto di donna in gres di Jean Dampt che intimorisce il visitatore col ditino alzato.

L’apparato iconografico è inquietante. Demoni e streghe in un percorso di fuoco e sguardi saettanti. La strega nuda e il gatto di Paul-Elie Ranson guata chi le passa a tiro sdraiata tra fuochi e rospi; se vi spostate a rimirare impietositi la Donna dannata di Georges De Feure, spalmata su gouache, rischiate di trovarvi nel cul de sac del Vicolo delle streghe di Paul Bürck, vis-à-vis con il drammatico Streghe nella burrasca di James Ensor.

Il viaggio negli orrori - ma attenti, alcune streghe sono bellissime, come la rossa roteante verso il cielo sulla scopa magica di Luis Ricardo Faléro - propone vampiri e animali mostruosi. C’è anche Satana, ma è poco credibile, pur se dotato di maschera nera e cornini, come nella versione pettoruta e con la pelle color brace che ne dà George Frederick Watts. Vuoi mettere l’ansia che trasmettono Gli occhi degli angeli dipinti in azzurro e oro da Raoul Dal Molin Ferenzona, uno degli artisti più coinvolti dalla simbologia dei significati arcani degli anni Venti?

Dopo i «mostri» il percorso conduce nei luoghi deputati al mistero, i templi sacri dei segreti iniziatici. Benvenuto Benvenuti ci accoglie nella sua Casa delle armonie celesti o Palazzo per musica, Hermann Obrist è rappresentato da due sculture in gesso: Movimento e Progetto per un monumento. Ma non è facile staccare gli occhi dal dipinto del pittore nabis Paul Sérusier L’incantesimo o il Bosco sacro dove si rappresenta un rito iniziatico all’aperto, perché «la natura è un tempio» come diceva Baudelaire, guru dei simbolisti.

Le sezioni sono dodici, gli artisti più di 30, tutti sedotti dalle correnti esoteriche in voga tra il 1880 e gli anni successivi alla prima guerra mondiale, e non ci si ferma all’area simbolista. A partire dalla Francia e dal Belgio la cultura riservata ai discepoli, o agli iniziati, fece proseliti coinvolgendo arti figurative, letteratura e architettura del Vecchio Continente, convertendo alla moda dello spiritismo - nato in Usa con le sorelle Fox e confermato in Francia con i Salon de la Rose+Croix - un po’ tutti, dai protagonisti del simbolismo internazionale alle prime avanguardie del Novecento e poi Futurismo e Astrattismo.

Piet Mondrian, per esempio, che prima della svolta astratta ci regala una sfilata di undici pioppi in rosso, giallo, verde e blu; Vassily Kandinsky che invita all’astrazione spirituale con uno sgargiante Rosso in forma appuntita, e il delicatissimo Primaveriris firmato FuturBalla, alias Giacomo Balla. E poi Klee, Itten e tanti altri appassionati dell’invisibile.


Il dito sulle labbra e altri segni

Piccolo vocabolario esoterico. Numerosi i simboli dell’occulto nell’arte.
-  Dal Medio Evo a Duchamp

di Francesca Bonazzoli (Corriere della Sera, 29.09.2018)

Nelle loro botteghe, a contatto con pietre esotiche da macinare per trarne polvere colorata come il prezioso blu di lapislazzuli, oppure chini sui vapori velenosi delle «acque forti» per trasformare i graffi su una lastra di rame in immagini, gli artisti hanno sempre frequentato la mitologia dell’oscuro dove le fantasie prendevano forme simboliche ed esoteriche. Chi le creava, le sapeva interpretare o le collezionava, possedeva i più importanti strumenti di conoscenza all’interno del sistema del sapere. Gli artisti erano dunque fra gli iniziati e ai migliori di loro, filosofi, teologi e scienziati affidavano formule e schemi da riportare in mappe, disegni, grandi cicli di affreschi come nel Palazzo della Ragione, a Padova, o nel Salone dei Mesi del ferrarese Palazzo Schifanoia.

Anche dopo il Medio Evo, con l’Umanesimo, la creazione artistica continuò a produrre una grande quantità di immagini di matrice ermetica, alchemica e cabalistica. Basti pensare a Botticelli, Piero di Cosimo, Leonardo, Dürer, Michelangelo, Parmigianino e Beccafumi, in un elenco che arriva al Manierismo, stile per eccellenza degli enigmi. Nei secoli successivi il fascino dell’iconografia esoterica riemerge continuamente nelle vanitas fiamminghe; nei sabba di Callot, Magnasco o Goya; nelle opere visionarie di pittori come Füssli e Blake; in correnti artistiche come il Surrealismo, il Simbolismo o l’Astrattismo. Si può dunque affermare che il sapere esoterico si sia tramandato proprio grazie all’arte e pochi artisti hanno saputo sfuggire all’orgogliosa consapevolezza di far parte di una casta custode di un antico repertorio iconografico.

Nemmeno il dissacratore dadaista Marcel Duchamp, autore, nel 1915, di una delle opere più misteriose del Novecento, il «Grande vetro (La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche)» di cui in mostra è esposta la versione ad acquaforte. La sua interpretazione è un rebus che porta a pensare si tratti di un’illustrazione delle «Nozze chimiche», motivo allegorico che esprime l’unione armonica dei principi all’origine dell’equilibrio del cosmo, ossia la riconciliazione tra la parte maschile e femminile della nostra psiche.

Un’altra delle immagini più antiche è quella del dito sulle labbra, il «signum arpocraticum», dal nome di Horus, o Arpocrate, il piccolo figlio di Iside: è contemporaneamente gesto del silenzio e dell’ascolto che allude all’Altro per ottenere, come lo spiegò Dumézil, «la concentrazione di un’efficacia magica che la parola pronunciata non possiede». Ma ogni risveglio esoterico ha trovato le sue iconografie più congeniali: fra quelle amate dal Simbolismo c’è senz’altro l’erotismo illustrato da una galleria di donne fatali, da Giuditta, Salomé, a Meduse, Sfingi, Sirene, Chimere: tutti esseri che trasmettono il mal d’amore, o morte magica, paragonabile all’estasi mistica e al raptus che discende dal contatto con la divinità, pericoloso fino alla morte.

Il paesaggio, invece, è un tema limitato soprattutto alla foresta misteriosa;al contrario, fra gli animali si trova una grande ricchezza che spazia dal caprone che presiede ai rituali sabbatici come simbolo del diavolo associato alla lussuria, alla civetta, simbolo della Sapienza, personificazione della Notte e attributo del Regno del Sonno, fratello di Tanato, la Morte. Altra immagine molto frequentata è la scala per indicare la conquista dell’elevazione filosofica, mistica ed esoterica, anello di congiunzione fra la vita quotidiana e la Grande Opera.

Allo stesso modo la comparsa di monti, rocce e città turrite, luoghi iniziatici cui solo il sapiente ha accesso, allude all’ascesi spirituale verso i mondi superiori del cosmo e al viaggio iniziatico per conquistare la sapienza e purificare la materia dell’essere umano con lo scopo di far emergere la sua parte divina. Anche le lampade, richiamo al fuoco alchemico insieme generatore e distruttore, sono l’agente che accelera il processo verso la perfezione.

I simboli sono dunque numerosi e diversi, ma il filo rosso che unisce la mano di tutti gli artisti-alchimisti è l’idea che lo spirito prevale sulla materia, l’invisibile sul visibile. Un percorso dello «spirituale nell’arte» attraverso cui Kandinsky giunse a inventare un’ulteriore nuova forma artistica: quella dell’astrazione.


Arte e magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa

Scritto da Redazione (ArteMagazine, 25.09.2018)

      • Dal 29 settembre 2018 al 27 gennaio 2019, Palazzo Roverella ospita una mostra che pone l’attenzione sulle dottrine esoteriche, con il loro bagaglio di figurazioni e miti, che esplode nell’Europa di fine Ottocento coincidendo con lo sviluppo dell’arte simbolista

ROVIGO - Odilon Redon, Paul Ranson, Eugene Grasset, Jean Delville, Felicien Rops, Austin Osman Spare, Paul Serusier, Alberto Martini, Carlos Schwabe, Wassily Kandinsky, Auguste Rodin, Edvard Munch, Frantisek Kupka, Giorgio Kienerk, Leonardo Bistolfi, Ferdinand Hodler, Albert Trachsel, Mikalojus Constantitnas Ciurlionis, Hugo Höppener (Fidus), Peter Behrens, Bruno Taut, Ernesto Basile, Paul Klee, Johannes Itten, Luigi Russolo, Willelm Morgner, Kazimir Malevic, Gaetano Previati, George Frederic Watts, Giacomo Balla, Piet Mondrian, Frantisek Kupka, Romolo Romani, sono questi i nomi degli artisti protagonisti della mostra dedicata da Palazzo Roverella di Rovigo all’arte, alla magia e all’esoterismo.

A partire dalla Francia e dal Belgio l’influenza della cultura esoterica sulle arti figurative si diffuse ben presto nell’Europa di fine Ottocento, intrecciandosi con la letteratura e coinvolgendo, grazie a Josephin Peladan e al suo Salon de la Rose+Croix, i maggiori protagonisti del simbolismo internazionale, da Arnold Böcklin a Gaetano Previati.

Suggestionati da testi letterari come I grandi iniziati di Edouard Schuré o dal celebre romanzo decadente La-Bas di Joris Karl Huysmans, pittori e scultori, ma anche viaggiatori, scrittori e giornalisti, trovarono nelle religioni orientali o nei testi ermetici una sorta di moda alternativa alle riflessioni sul cristianesimo. Nel corso del ‘900 poi si vennero a creare vere e proprie comunità, come quella di Monte Verità (località vicino ad Ascona), sviluppate attorno ad un sistema utopico magico/irrazionale in cui gli adepti praticavano culti solari, nudismo e vegetarianesimo ed in cui si ritrovavano, fra gli altri, Carl Gustav Jung, Hermann Hesse e Paul Klee. La mostra rodigina, suddivisa in accurate sezioni iconografiche, vede tra le figure protagoniste quella del Diavolo in tutte le sue mutazioni: dai demoni intenti a seminare zizzania tra gli uomini, fino al moderno Faust che accompagna l’artista nell’atto creativo. La strega, già icona del Liberty decadente, conduce ora l’artista negli abissi della voluttà e della sottomissione come nel celebre dipinto di Gustav Adolf Mossa Elle. Gli animali notturni, civette, lupi, corvi, pipistrelli, misteriosi e affascinanti. Infine una galleria di ritratti di artisti, filosofi e pensatori, esponenti di teorie esoteriche occidentali ed orientali.

Un’ampia sezione è dedicata inoltre ai libri illustrati e alle incisioni, ad accompagnare l’intero percorso, dal Malleus Maleficarum, incunabolo rinascimentale, fino alle edizioni realizzate tre 800 e 900.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana con testi critici di Jean-David Jumeau Lafond (Salone Rosa+Croce), Hana Larvovà (Praga e la Boemia magica), Emanuele Bardazzi (L’illustrazione e l’esoterismo tra 800 e 900), Fabio Mangone (L’architettura esoterica), Paolo Bolpagni (Musica e esoterismo), Mario Finazzi (Giacomo Balla e la teosofia), Mara Folini (Monte Verità e gli artisti mitteleuropei), Matteo Fochessati (Teosofi e antroposofi in Liguria), Jolanda Nigro Covre (Esoterismo ed astrattismo).

Informazioni e prenotazioni: www.palazzoroverella.com


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