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FILOLOGIA, FILOSOFIA, E TEOLOGIA. Uscire fuori dallo "stato di minorità", senza cadute in uno "stato di super-io-rità"

LA PRASSI DELLA CARITÀ E LO SPIRITO CRITICO. G.B. VICO AL DI LÀ DELLA BORIA DI L.A. MURATORI E DEI DOTTISSIMI DI OGGI. Una nota - di Federico La Sala

QUALE CRISTIANESIMO, QUELLO DELLA "CHARITAS" EVANGELICA O DELLA "CARITAS" COSTANTINIANA?! Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" ma, ancor oggi, nessuno (nemmeno Papa Francesco) ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!
venerdì 11 gennaio 2019
"Solo la carità cristiana insegna la prassi del Bene metafisico"("Boni metaphysici praxim una charitas christiana docet"). G.B. Vico, De constantia iurisprudentis, 1721.
[...] Muratori [...] invece di accettare le critiche e correre ai ripari, nella "Prefazione ai lettori" attacca e difende il suo (e di tutta la Chiesa cattolica) diritto all’uso del termine "caritas" (per continuare a significare contemporaneamente ed equivocamente e la "carestia", il "caro-prezzo", e l’ "Amore di (...)

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> LA PRASSI DELLA CARITÀ E LO SPIRITO CRITICO. --- Dichiarazione di interdipendenza. Compendio del Manifesto convivialista.

lunedì 30 giugno 2014

Compendio del Manifesto convivialista

Dichiarazione di interdipendenza *

      • Questo testo è il compendio del Manifeste convivialiste , pubblicato il 14 giugno 2013 presso la casa editrice Le Bord de l’eau (ora disponibile in traduzione italiana: Manifesto convivialista, edizioni ETS, Pisa 2014). I lettori che saranno d’accordo con i princìpi qui esposti potranno testimoniarlo dichiarando il loro appoggio (www.lesconvivialistes.fr).
        -  Trad. it. di Francesco Fistetti.

Mai come oggi l’umanità ha avuto a disposizione tante risorse materiali e competenze tecnico-scientifiche. Considerata nella sua globalità, essa è ricca e potente come nessuno nei secoli passati avrebbe potuto mai immaginare. Non è detto che sia anche più felice. Tuttavia, non c’è nessuno che desideri tornare indietro, poiché ognuno si rende conto che di giorno in giorno si aprono sempre maggiori e nuove potenzialità di realizzazione individuale e collettiva. Eppure, nonostante ciò, nessuno è disposto a credere che questa accumulazione di potenza possa essere perseguita indefinitamente senza che, in una logica immutata di progresso tecnico, si ritorca contro se stessa e metta a repentaglio la sopravvivenza fisica e morale dell’umanità. Le prime minacce che incombono su di noi sono di ordine materiale, tecnico, ecologico ed economico. Minacce entropiche.
-  Ma noi siamo molto più impotenti nell’immaginare delle risposte adeguate al secondo tipo di minacce. Alle minacce di ordine morale e politico. A quelle minacce che potremmo definire antropiche.
-  Il problema numero uno Sotto i nostri occhi c’è un’evidenza accecante: l’umanità ha saputo realizzare dei progressi tecnici e scientifici sorprendenti, ma resta ancora incapace di risolvere il suo problema fondamentale: come gestire la rivalità e la violenza tra gli esseri umani? Come convincerli a cooperare, pur consentendo loro di contrapporsi senza massacrarsi? Come contrastare l’accumulazione della potenza, ormai illimitata e potenzialmente auto-distruttiva, contro gli uomini e contro la natura? Se l’umanità non saprà trovare una risposta a questi interrogativi, è destinata a scomparire. E questo proprio quando si sono create tutte le condizioni materiali di un benessere generalizzato, purché si prenda coscienza della loro finitezza. Abbiamo a disposizione molteplici elementi di risposta, che nel corso dei secoli sono stati apportati dalle religioni, dalle morali, dalle dottrine politiche, dalla filosofia e dalle scienze umane e sociali. -Così pure, le iniziative che si muovono in direzione di un’alternativa all’attuale organizzazione del mondo sono innumerevoli, promosse da migliaia e migliaia di organizzazioni o associazioni, e da diecine o centinaia di milioni di persone. Queste iniziative si presentano sotto varie denominazionie ai più diversi livelli: la difesa dei diritti dell’uomo, del cittadino, del lavoratore, del disoccupato, della donna o dei bambini; l’economia sociale e solidale con tutte le sue componenti: le cooperative di produzione o di consumo, la mutualità, il commercio equo, le monete parallele e complementari, i sistemi di scambio locale, le innumerevoli associazioni di mutuo soccorso; l’economia cognitiva dei network (cfr. Linux, Wikipedia, ecc.); la decrescita e il post-sviluppo; i movimenti slow food , slow town , slow science ; la rivendicazione del buen vivir , l’affermazione dei diritti della natura e l’elogio della pachamama ; l’altermondialismo, l’ecologia politica e la democrazia radicale, gli indignados , Occupy Wall Street ; la ricerca di indicatori alternativi di ricchezza, i movimenti della trasformazione personale, della sobrietà volontaria, dell’abbondanza frugale, del dialogo tra le civiltà, le teorie del care , la nuova concezione dei “beni comuni” ( commons ), ecc. Perché queste iniziative così ricche possano contrastare con un’adeguata potenza le dinamiche letali del nostro tempo e non siano confinate nel ruolo di mera contestazione o di semplice palliativo, diventa decisivo unire le loro forze e le loro energie. Da qui l’importanza di sottolineare ed enunciare ciò che hanno in comune.
-  Sul convivialismo
-  In comune hanno la ricerca di un convivialismo , di un’arte di vivere insieme ( con- vivere ) che consenta agli esseri umani di prendersi cura gli uni degli altri e della Natura, senza negare la legittimità del conflitto, ma trasformandolo in un fattore di dinamismo e di creatività, in uno strumento per scongiurare la violenza e le pulsioni di morte. Per trovarlo abbiamo urgente bisogno di un corredo dottrinale minimo e condivisibile, che consenta di rispondere contemporaneamente, ponendole su scala planetaria, almeno a quattro questioni di base (più una):
-  La questione morale: che cosa è lecito per gli individui sperare e che cosa devono proibirsi?
-  La questione politica: quali sono le comunità politiche legittime?
-  La questione ecologica: che cosa possiamo prendere (d)alla natura e che cosa dobbiamo restituirle?
-  La questione economica: quale quantità di ricchezza materiale ci è lecito produrre, e in che modo, per essere coerenti con le risposte date alla questione morale, politica ed ecologica?
-  Ognuno è libero di aggiungere, se vuole, a queste quattro questioni quella del rapporto con il sovrannaturale o con l’invisibile: la questione religiosa o spirituale. O la questione del senso.
-  Considerazioni generali
-  Il solo ordine sociale legittimo universalizzabile è quello che si ispira ad un principio di comune umanità, di comune socialità, di individuazione, e di un conflitto che bisogna saper tenere sotto controllo e, quindi, creativo.....

PER IL TESTO INTEGRALE, CLICCARE, QUI DI SEGUITO, SU: POSTFILOSOFIE. Anno 7/8. Numero 7. Convivialismo


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