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PAURA DELLA LIBERTA’ : ANTROPOLOGIA E FILOSOFIA....

L’INGENS SYLVA E LA PAURA DELLA LIBERTA’ : CARLO LEVI, NELL’ORIZZONTE DI VICO, BENJAMIN, ED ENZO PACI. Una nota - di Federico La Sala

(...) rileggere il ricco e complesso lavoro sociologico-politico (altro che "romanzo" !) di Carlo Levi, “Cristo si è fermato ad Eboli”
mercredi 23 septembre 2015
[...] Noi oggi capiremmo ben poco di quelle pagine [cioè, di Paura della libertà] se non le collocassimo in un contesto complesso. Quando Levi stende le sue note in una sorta di finis terrae che potrebbe accomunarlo alla condizione di Benjamin, la scena del mondo è estremamente confusa. [...]
[...] mi parve che il libro contenesse già tutto quello che intendevo dire, e che non occorresse più squadernarlo esplicitamente. C’era una teoria del nazismo, anche se il nazismo non è una sola (...)

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> PAURA DELLA LIBERTA’ : CARLO LEVI, NELL’ORIZZONTE DI VICO, BENJAMIN, ED ENZO PACI. -- FASCISMO, STORIOGRAFIA, E COSTITUZIONE.

samedi 22 juillet 2017

FILOSOFIA. IL PENSIERO DELLA COSTITUZIONE E LA COSTITUZIONE DEL PENSIERO. Storiografia in crisi d’identità ...

Giuramento di fedeltà al Fascismo *

In base a un regio decreto emanato il 28 agosto 1931 i docenti delle università italiane avrebbero dovuto giurare di essere fedeli non solo allo statuto albertino e alla monarchia, ma anche al regime fascista. L’idea dell’inserimento della clausola di fedeltà al fascismo viene attribuita al filosofo Balbino Giuliano, che ricopriva in quegli anni la carica di Ministro per l’Educazione Nazionale nel governo Mussolini[1].
-  In tutta Italia furono solo una quindicina di personalità, su oltre milleduecento docenti, a rifiutarsi di prestare giuramento di fedeltà al fascismo perdendo così la cattedra universitaria. Il numero effettivo delle persone che non si sottoposero al giuramento oscilla di qualche unità a seconda delle fonti. L’indeterminazione è dovuta anche ad alcune situazioni particolari, di docenti che vi si sottrassero per vie diverse : Vittorio Emanuele Orlando, ad esempio, andò anticipatamente in pensione, mentre altri, come Giuseppe Antonio Borgese, si allontanarono dall’Italia fascista andando esuli all’estero[1]. Allo stesso modo non si sottopose al giuramento il docente ed economista Piero Sraffa, già da alcuni anni esule a Cambridge[1] .

-  I nomi dei docenti furono :

-  Ernesto Buonaiuti (storia del cristianesimo)[2]
-  Giuseppe Antonio Borgese (estetica)[3]
-  Aldo Capitini (filosofia)
-  Mario Carrara (antropologia criminale)
-  Antonio De Viti De Marco (scienza delle finanze)
-  Gaetano De Sanctis (storia antica)
-  Floriano Del Secolo (lettere e filosofia)[4]
-  Giorgio Errera (chimica)
-  Giorgio Levi Della Vida (lingue semitiche)
-  Piero Martinetti (filosofia)
-  Fabio Luzzatto (diritto civile)
-  Bartolo Nigrisoli (chirurgia)
-  Errico Presutti (diritto amministrativo)[3]
-  Francesco Ruffini (diritto ecclesiastico)
-  Edoardo Ruffini Avondo (storia del diritto)
-  Lionello Venturi (storia dell’arte)
-  Vito Volterra (fisica matematica)
-  Molti degli accademici vicini al comunismo aderirono invece al giuramento seguendo il consiglio di Togliatti[1], con la giustificazione che il prestare giuramento permettesse loro di svolgere, come dichiarò Concetto Marchesi, « un’opera estremamente utile per il partito e per la causa dell’antifascismo »[5]. Analogamente, la maggior parte dei cattolici, su suggerimento del Papa Pio XI, ispirato probabilmente da Agostino Gemelli[1], prestò giuramento « con riserva interiore »[1][5].
-  Vi fu chi accondiscese al giuramento, tra questi Guido Calogero e Luigi Einaudi, seguendo l’invito di Benedetto Croce, « per continuare il filo dell’insegnamento secondo l’idea di libertà »[5] a impedire che le loro cattedre - secondo l’espressione di Einaudi - cadessero « in mano ai più pronti ad avvelenare l’animo degli studenti »[6].

* FONTE. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. (ripresa parziale - senza note).

RENZO DE FELICE E LA STORIA DEL FASCISMO : LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO" ! I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI - II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO.

Federico La Sala


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