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MATERA 2019 : DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE !!! IN MEMORIA DI CARLO LEVI, DI ROCCO SCOTELLARO, E GIUSEPPE DI VITTORIO

LA LEZIONE DI CARLO LEVI - OGGI : LA "DITTA RENZI" (DI TORINO) AD ALIANO (MATERA). Un invito alla ri-lettura di "Cristo si è fermato ad Eboli" - di Federico La Sala

Carlo Levi : "1939 settembre-dicembre. Costretto a fuggire in Francia, è a La Baule, presso St. Nazaire in Bretagna. Qui scrive in compagnia di Vico e della Bibbia, Paura della libertà"
vendredi 1er avril 2016
[...] egli ha ben compreso - come scrive all’editore Einaudi nel 1963 - non solo "la Lucania che è in ciascuno di noi", ma anche "tutte le Lucanie di ogni angolo della terra". Nato a Torino (29 novembre 1902) e morto a Roma (4 gennaio 1975), ora riposa nel cimitero di Aliano, nella sua Terra. A suo onore e memoria, possono valere (in un senso molto prossimo) le stesse parole del "Finnegans Wake" di Joyce[...]
STORIA D’ITALIA. INTELLETTUALI E SOCIETA’....
VICO, LA « SCUOLA » DEL GENOVESI, E (...)

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> LA LEZIONE DI CARLO LEVI - OGGI --- La rievocazione di Giovanni Russo. L’avversarono crociani e comunisti. Una nota (di Nello Ajello)

mercredi 17 décembre 2014

La rievocazione di Giovanni Russo.

L’avversarono crociani e comunisti

di Nello Ajello [2001]*

Un omaggio rivolto a un amico di anni lontani. E’ questo, in primo luogo, la Lettera a Carlo Levi che Giovanni Russo ha appena pubblicato presso gli Editori Riuniti (pagg. 102, lire 18.000). L’ autore di Cristo si è fermato a Eboli diventa, per Russo, una sorta di testimone autobiografico, quasi una metafora della gioventù. S’ affacciano nel libro tanti luoghi deputati del dopoguerra italiano (e soprattutto romano) che evocano la presenza di Carlo Levi, tante persone che il mittente della Lettera ha conosciuto per suo tramite : da Giulio Einaudi a Italo Calvino, da Natalia Ginzburg a Linuccia Saba (e a suo padre, Umberto), da Cesare Pavese ad Anna Magnani. L’ abitazione romana di Levi in palazzo Altieri e i « rifugi » di villa StrohlFern e poi di via del Vantaggio, dove egli collocò nel tempo il suo studio di pittore, erano sempre aperti ai visitatori. Russo li rivede, su quello sfondo di lieve elegia che assumono i ricordi.

Ma la Lettera a Carlo Levi non è soltanto questo. Vi si rivendica un’ intera eredità di pensiero. Si mira a sottrarre il « levismo » - cioè una interpretazione eterodossa della questione meridionale - all’ incomprensione di cui in origine soffrì, e che ancora oggi potrebbe appannarne il valore.

L’ autore difende Levi dalle accuse sia dei comunisti, sia di quei « crociani » che vedevano nell’ apoteosi della civiltà contadina del Sud il pretesto per diffondere una favola estetizzante e un po’ narcisistica. Per Russo, nella personalità di Levi il poeta e il riformatore convergono. Intuizione artistica e impegno politico coincidono. Quel letterato-pittore appartiene in pieno alla tradizione liberale. Ha letto Salvemini, Fortunato, Gramsci, Nitti, Gobetti.

E’ « molto concreto », scrive l’ amico biografo, « e, se così si può dire, molto torinese ». Opponendo il mondo contadino alla mentalità « piccolo-borghese dei proprietari e dei galantuomini » egli ha creato, più che una mitologia, una scuola : il nome di Rocco Scotellaro - il giovane sindaco socialista di Tricarico, poeta, antropologo e narratore del Sud che fu molto caro a uno studioso di economia agraria del rango di Manlio Rossi Doria - s’ intreccia, in queste pagine, a quello di Carlo Levi. L’ ideale di un’ autonomia della civiltà contadina, che si esprime nel « borgo », presentava dei punti di contatto non illusori con la dottrina comunitaria di un Adriano Olivetti.

Lo scetticismo che lo scrittore torinese opponeva a ogni soluzione tecnico-economica dei problemi del Sud parve a suo tempo rientrare in un’ utopia letteraria, sia pure nobile e suggestiva. In parte almeno, quell’ impressione rimane. Ma oggi che il meridionalismo è in coma (e i passati interventi di industrializzazione del Sud assumono, quale più, quale meno, il sapore d’ una scommessa perduta), la passione con la quale Giovanni Russo racconta il "suo" Carlo Levi non corre certo il rischio di sembrare eccessiva.

Nello Ajello

* Fonte : la Repubblica, 02 marzo 2001


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