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PER "LA PACE DELLA FEDE" (Niccolò Cusano, 1453), UN NUOVO CONCILIO DI NICEA (2025)

ERMETISMO ED ECUMENISMO RINASCIMENTALE, OGGI: INCONTRO DI PAPA FRANCESCO E BARTOLOMEO I A ISTANBUL. Un’intervista a John Chryssavgis di Chiara Santomiero -a c. di Federico La Sala

CATTOLICI ED ORTODOSSI. Un evento storico, ha definito lo stesso patriarca ecumenico Bartolomeo I, la visita di papa Francesco in Turchia (...) la prosecuzione del cammino di amichevoli rapporti tra le due chiese e un buon auspicio per il futuro del completo ristabilimento dell’unità.
domenica 21 dicembre 2014
[...] Il Grande Concilio del 2016 radunerà per la prima volta i rappresentanti di tutte le quattordici chiese autocefale ortodosse. La convocazione stessa di un grande concilio generale è di fatto senza precedenti, perché l’incontro sarà molto più rappresentativo di qualsiasi altro concilio mai convocato in passato. Uno degli argomenti più importanti che verrà affrontato nel Grande Sinodo sarà il rapporto tra la cristianità ortodossa e le altre confessioni cristiane, così come con le altre (...)

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> ERMETISMO ED ECUMENISMO, OGGI: PAPA FRANCESCO E BARTOLOMEO I A ISTANBUL. --- IL DALAI LAMA A ROMA. Nobel e diplomazia (di Giacomo Galeazzi)

venerdì 12 dicembre 2014

Nobel e diplomazia

di Giacomo Galeazzi ( La Stampa, 11/12/2014)

L’incontro tra il Dalai Lama e papa Francesco non ci sarà. Non è il momento, nonostante la stima e l’apprezzamento reciproci tra il pontefice e il leader spirituale del buddhismo, perché c’è il rischio di creare «inconvenienti».È lo stesso Dalai Lama, al suo arrivo a Roma dove fino a domenica parteciperà al XIV Summit mondiale dei Premi Nobel, a smentire definitivamente le voci che si sono rincorse in questi giorni sulla possibilità di un suo incontro con Bergoglio. Un diniego del Vaticano, secondo l’entourage del Dalai Lama, che aveva espressamente richiesto il faccia a faccia.

«Questa volta non incontrerò papa Francesco, l’amministrazione del Vaticano dice che non è possibile perché potrebbero crearsi degli inconvenienti», ha spiegato il leader tibetano. Lo avevamo chiesto, insistono i suoi collaboratori che ancora sperano in un colloquio privato, magari come avvenne con Benedetto XVI, che ricevette il Dalai Lama per un breve incontro il 13 ottobre del 2006, ma non gli concesse udienze né nel 2007 né nel 2009.Sulla natura di questi «inconvenienti» non trapela nulla, né da fonti tibetane né Oltretevere. Anzi, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha detto di non poter nemmeno confermare se sia vero che papa Francesco abbia deciso di non incontrare il leader tibetano.

È però facile intuire che il rifiuto del Vaticano, se di rifiuto si tratta, sia stato dettato dalla volontà di non porre ostacoli sul percorso di riavvicinamento con Pechino che ha ricevuto un notevole impulso dal viaggio in Corea del Sud di Francesco, lo scorso agosto. Proprio in quell’occasione il Papa - primo pontefice ad attraversare lo spazio aereo cinese - si disse pronto ad andare in Cina «anche domani». Il Vaticano ha comunque voluto sottolineare la «stima» che Bergoglio nutre nei confronti del Dalai Lama. Un apprezzamento ricambiato dal leader tibetano, che anche oggi ha ribadito di ammirare «la semplicità» di Francesco, «mentre ci sono altri leader religiosi che praticano la semplicità ma hanno una vita privata...».

Durante il summit romano, presentato in Campidoglio dal sindaco Ignazio Marino e da diverse donne insignite del Premio Nobel, saranno commemorati la vita e il lavoro dell’icona mondiale della pace, Nelson Mandela. «Mi sento onorato di riprendere la tradizione di ospitare a Roma il summit dei premi Nobel per la pace - ha detto il primo cittadino della Capitale -. Mi sento piccolo vicino a persone che in tanti modi hanno rischiato la vita per manifestare per la pace, per l’uguaglianza, per pari diritti per tutti. Ci sono cose più importanti del Pil nelle nostre vite: ad esempio vivere in un Paese dove c’è pace».

«Le guerre in nome della religione sono incomprensibili», ha detto il Dalai Lama, sottolineando «la necessità di promuovere l’armonia tra le religioni, come è stato fatto in India che è un esempio di convivenza pacifica». «Tutti abbiamo la responsabilità di promuovere l’armonia», è stato l’appello rivolto alla piccola folla di fedeli buddhisti giunti a Roma per accogliere il loro leader.

Molti gli italiani presenti accanto ad una rappresentanza della comunità tibetana in Italia. Una comunità piccola, 180 persone, che a Roma continua a rivolgere un appello: essere riconosciuti come «rifugiati politici». «L’Italia è l’unico Paese europeo a non farlo», ha detto Chodup Lama, professore ed ex presidente della Comunità tibetana.
-  «Sui documenti dei tibetani che vivono in Italia c’è scritto `cinesi’ - ha spiegato - È una negazione della nostra identità. E questo ci fa molto male».Nessuna traccia invece dei contestatori del Dalai Lama, i seguaci del culto buddhista Shugden - sostenuto dalla Cina - che hanno annunciato manifestazioni di protesta nei prossimi giorni.


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