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IL VATICANO E IL CODICE DA VINCI - di Gian Enrico Rusconi - selezione a cura del patrono della Voce, san Federico La Sala

domenica 30 aprile 2006 di Emiliano Morrone
IL VATICANO E IL CODICE DA VINCI
MADDALENA DELLO SCANDALO
di Gian Enrico Rusconi (La Stampa, 30 aprile 2006)
La reazione allarmatissima e decisa della Chiesa cattolica contro il romanzo, ed ora film, Il Codice da Vinci è il sintomo di una serie di questioni assai più complesse di quanto non si sospetti.
Perché mai un romanzo che narra una storia giudicata falsa e inattendibile, anzi considerata calunniosa e offensiva nei confronti di Gesù e della Chiesa ha un tale incredibile successo? (...)

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mercoledì 17 maggio 2006

«Il Codice da Vinci» accolto gelidamente alla prima proiezione Neanche un applauso al thriller «anti-cristiano» Qualche fischio isolato e una risata di scherno

CANNES - I critici e gli invitati che hanno riempito ieri sera al Festival la prima proiezione mondiale de Il Codice da Vinci hanno mostrato soprattutto, dopo due ore e 32 minuti di proiezione, apatia e indifferenza: nessun applauso e qualche stanco e isolato tentativo di fischio. Eppure tutto qui a Cannes parla di Leonardo: il Palazzo del cinema è pieno di Gioconde, con occhi socchiusi, rose all’orecchio, volti da gatto, in omaggio all’attesissimo enigma del Codice che stasera aprirà con un gala la rassegna e uscirà poi urbi et orbi venerdì. Sono già tutti qui: il regista Ron Howard, l’ex ragazzino di Happy days e il cast italo-americano del kolossal, dal prof. di Harvard Tom Hanks alla criptologa Audrey Tautou, dal commissario dell’Opus Dei Jean Reno allo straordinario Paul Bettany, l’ex killer gelido, ignudo e convertito che si flagella col cilicio e uccide i depositari del segreto.

SNOBBATI - Nessuno finora aveva visto il film di cui si attende un successo planetario, nessuna visione privata neanche in America, tutti i critici snobbati. Misure di sicurezza in tempi di pirateria: le 800 copie che invaderanno le sale italiane viaggiano protette dalle guardie del corpo della Sony. Il titolo dei record. Il libro di Dan Brown, ex professore d’inglese e pianista, ha venduto dal 2003 ben 50 milioni di copie nel mondo, e in Italia la Mondadori ne calcola 3 milioni e mezzo. Anche il Louvre, dove muore all’inizio il nonno della Tautou in posa da uomo leonardesco, pensa di aumentare grazie al film i visitatori, 7 milioni e 300mila nel 2005. Il thriller dagli effetti speciali digitali leonardeschi è appassionante e molto divertente, ti fa sentire prima confuso e poi esperto di cose teologiche, ma urge non prenderlo troppo sul serio su queste faccende che appaiono tuttavia assai studiate.

L’andamento è hitchcockiano: il povero Tom Hanks che, come Cary Grant o Jimmy Stewart, si trova in faccende molto più grandi di lui, un intrigo internazional-spirituale con fuga in auto e in aereo e alcuni intermezzi brevi, quasi subliminali, di scene da peplum storico romano.

I DUBBI - E se Hitch in un film giocava sul doppio senso di «chappel», qui è «pope» a portare fuori strada i nostri eroi, sempre a Londra. Ma l’elemento straordinario è che il thriller che vanta un planetario gradimento tratta non di sesso ma dei quadri di Leonardo, di dispute teologiche, guerre di religione, del concilio di Nicea, dei Templari e inietta il dubbio sulla mortalità di Gesù che, comprovata, sarebbe un bel rischio per il potere religioso. E poi l’Opus Dei (che parla col rantolo soffuso, quindi per il cinema è cattiva) e il Sacro Graal che sarebbe la Maddalena all’Ultima Cena, che sposò Gesù e da qui i discendenti, etc, arrivando a Leonardo e Newton e a un aggeggio con 12 milioni di possibilità che decifra lettere e iscrizioni, mappe e tombe criptiche.

SACRO GOSSIP - Dal sacro gossip viene l’intelaiatura complessa e action del racconto da 125 milioni di dollari (uno tondo al Comune di Parigi per girare dentro al Louvre, e con una Monna Lisa falsa), ora sotto il tiro degli anatemi della Chiesa: era dai tempi della Dolce vita che non si prometteva l’inferno per un film. A meno che, consiglia l’Opus Dei, chiamata direttamente in causa (il capo è il nostro attore Francesco Carnelutti), non si fosse specificato nei titoli di testa che «ogni riferimento alla realtà è puramente casuale».

Infatti in sala è scoppiata una risata quando Hanks dice alla Tautou: «Ma allora tu sei l’ultima discendente di Cristo?». Non era l’unico a non crederci.

Corriere della Sera, Maurizio Porro, 17 maggio 2006


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