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IL VATICANO E IL CODICE DA VINCI - di Gian Enrico Rusconi - selezione a cura del patrono della Voce, san Federico La Sala

domenica 30 aprile 2006 di Emiliano Morrone
IL VATICANO E IL CODICE DA VINCI
MADDALENA DELLO SCANDALO
di Gian Enrico Rusconi (La Stampa, 30 aprile 2006)
La reazione allarmatissima e decisa della Chiesa cattolica contro il romanzo, ed ora film, Il Codice da Vinci è il sintomo di una serie di questioni assai più complesse di quanto non si sospetti.
Perché mai un romanzo che narra una storia giudicata falsa e inattendibile, anzi considerata calunniosa e offensiva nei confronti di Gesù e della Chiesa ha un tale incredibile successo? (...)

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> IL VATICANO E ---- IL MISTERO DEL PAPIRO RITROVATO. «E Gesù disse loro: mia moglie...» (di Franca Giansoldati).

venerdì 21 settembre 2012


-   «E Gesù disse loro: mia moglie...»
-  Il mistero del papiro ritrovato

di Franca Giansoldati *

ROMA - «Gesù disse loro: mia moglie...» Una coptologa americana, Karen King, docente alla Harvard Divinity School, ha divulgato il risultato di una scoperta basata su un frammento di papiro copto risalente al IV secolo.

Misura appena 3,8 centimetri per 7,6 centimetri ed è la più antica iscrizione che racconta dell’esistenza di una sposa per Cristo, esattamente come sostenevano i primi cristiani secondo i quali Gesù si sarebbe sposato. Chissà. L’annuncio è stato fatto alla Sapienza, nel corso di un convegno internazionale sui copti e ha subito fatto il giro del mondo. La studiosa ha fatto presente ai colleghi che l’antica iscrizione però non prova affatto che Cristo fosse ammogliato, semmai lascia solo aperto uno spiraglio. E non scioglie l’enigma. Insomma, la tradizione cattolica sembra salva.

«All’inizio del cristianesimo i cristiani non si sono mai interessati al fatto che Cristo fosse o meno sposato. Solo un secolo più tardi, molto dopo la morte di Gesù, essi iniziarono a riferire della posizione coniugale di Gesù, e questo per sostenere le loro posizioni». Il frammento del papiro, dunque, rientrerebbe in questa casistica e questo spiegherebbe la frase di Cristo. L’iscrizione, tuttavia, è talmente esplosiva da suggerire un supplemento di studi. Karen King anticipa che bisognerà fare ulteriori verifiche ed esami più approfonditi su altri testi coevi e sulla composizione dell’inchiostro utilizzato per i caratteri in copto.

Con buona pace di tutto il movimento dei preti sposati che da tempo bussa alle porte del Vaticano chiedendo l’abolizione del celibato, il ritrovamento non mette troppo in pericolo la posizione della Chiesa. La dottrina cattolica, insomma, è e resta la stessa. La castità del clero del resto è una regola inserita in numerosi documenti dei primi secoli.

La decretale Directa, del 10 Febbraio 385, inviata da Papa Siriaco al Vescovo Imero, metropolita di Tarragona per esempio («È per legge indissolubile che noi tutti, sacerdoti e diaconi, ci troviamo vincolati, a partire dal giorno della nostra ordinazione, (ed obbligati) a mettere i nostri cuori ed i nostri corpi al servizio della sobrietà e della purezza...».

Poi la decretale Cum in unum, inviata da Papa Siriaco agli episcopati di diverse provincie. Tutti testi che per la Chiesa rivestono una «importanza fondamentale per la storia delle origini del celibato dei chierici». Tuttavia nei primi secoli della Chiesa numerosi chierici o vescovi erano sposati facendo riferimento alla situazione di Pietro e forse di altri Apostoli, probabilmente ammogliati. Ma mai alla situazione di Cristo. Quando Cristo li chiamò alla sua sequela si dice che essi lasciarono «tutto» compresa la propria moglie.

Di sicuro all’infuori del caso di Pietro, non esiste alcuna tradizione generale e costante sulla quale ci si possa basare per affermare con certezza che qualche Apostolo abbia avuto moglie o figli né che fosse viceversa celibe. Esistono solo due eccezioni: l’apostolo Giovanni, che una tradizione quasi unanime riconosce essere stato vergine e l’apostolo Paolo, che la maggioranza dei Padri della Chiesa ritiene non sia mai stato sposato, o, al limite, che fosse vedovo.

Molti studiosi sono concordi nel ritenere che se nei primi secoli vi sono stati numerosissimi vescovi, presbiteri e diaconi sposati e con figli è perché le comunità cristiane dell’epoca, che vivevano intensamente del ricordo degli apostoli e consideravano effettivamente un fatto normale l’ammissione al ministero sacerdotale di uomini sposati, era solo per un omaggio alla santità del matrimonio ed allo stesso tempo alla scelta del Signore che aveva chiamato Pietro e, forse, altri uomini sposati a lasciare tutto per seguirlo. Ma della moglie di Cristo nessuno ha mai parlato.

* Il Messaggero, Venerdì 21 Settembre 2012


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