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MITO E STORIA, POLITICA E TEOLOGIA: "LUCIFERO!" E LA STELLA DEL DESTINO. Storiografia in crisi d’identità ...

LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! Alcune note - di Federico La Sala

I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI - II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO.
giovedì 18 luglio 2019
[...] "SAPERE AUDE!" (I. KANT, 1784). C’è solo da augurarsi che gli storici e le storiche abbiano il coraggio di servirsi della propria intelligenza e sappiano affrontare "l’attuale crisi di identità della storiografia" [...]
KANT E GRAMSCI. PER LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA DELL’UOMO SUPREMO E DEL SUPERUOMO D’APPENDICE.
-***FOTO. Xanti Schawinsky, Sì, 1934 _________________________________________________________
LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE (...)

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> LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! - I gruppi neonazisti spaventano l’Europa. Si espande l’America suprematista.

domenica 27 agosto 2017

Il pericolo neo-nazi: “Si stanno armando”

“Addestrati e armati”

I gruppi neonazisti spaventano l’Europa

Smantellati campi paramilitari in Germania e in Russia

I miliziani dell’ultradestra istruiti dai separatisti ucraini

di Monica Perosino (La Stampa, 27.08.2017)

La preoccupazione degli analisti e delle intelligence europee all’indomani dello scoppio del conflitto in Ucraina, nell’aprile 2014, è diventata un dato di fatto in meno di due anni. Nutrita dalla crisi economica, dal terrorismo jihadista e dalla paura per i migranti, la rete neonazista occidentale ha infine fatto quel «salto di qualità» tanto temuto ed è passata all’azione armata e all’addestramento militare organizzato.

Il mosaico è stato ricomposto grazie a un verdetto di un tribunale di Göteborg, Svezia: lo scorso 22 luglio sono stati condannati per tentato omicidio e crimini d’odio due uomini, esecutori materiali di un attacco a un centro per richiedenti asilo. Avevano usato bombe artigianali ed erano esponenti dello Svenska motståndsrörelsen, il Movimento di resistenza svedese, fondato negli Anni 90 da alcuni appartenenti al gruppo terrorista Resistenza ariana bianca. Le tracce di Dna prelevate a Göteborg hanno inchiodato i due nazisti anche per un attentato a un centro ricreativo abitualmente frequentato da sindacalisti e per un assalto ad un altro centro per immigrati. Ma la vera sorpresa è arrivata durante la lettura del verdetto: i due condannati non avevano agito di impulso e senza «preparazione», ma erano entrambi stati in Russia, dove avevano partecipato a un campo di addestramento condotto da militari che avevano combattuto tra le file dei separatisti russi in Ucraina.

Copione simile per il gruppo neonazista ungherese Maggyar Arcvonal, movimento paramilitare negazionista che propaga l’odio contro ebrei e omosessuali, a cui sei mesi fa è stato sequestrato un arsenale di bombe artigianali e fucili d’assalto, oltre al consueto armamentario di svastiche e simboli nazisti. Anche in questo caso le armi porterebbero dritto a un gruppo di mercenari filorussi. E se è vero che due indizi sono una coincidenza, ma tre fanno una prova, lo smantellamento del campo paramilitare in Turingia, Germania, il 22 giugno scorso, ha convinto le forze di sicurezza europee che il salto di qualità è ormai un fatto compiuto.

Nel blitz - che ha portato all’arresto di 13 persone di diverse nazionalità - sono state sequestrate armi a breve e medio raggio, munizioni e pistole. La polizia tedesca ha spiegato che «è stata sgominata un’organizzazione criminale sospettata di istituire campi di addestramento paramilitare» nelle foreste della regione. «Le persone arrestate sono membri di un movimento estremista attivo a livello internazionale». La rete scoperta nelle foreste della Turingia sarebbe collegata al gruppo Europäische Aktion, fondato nel 2008 da uno svizzero noto per le sue teorie negazioniste.

Secondo la Fondazione Amedeu-Antonio di Berlino, nel 2016 in Germania sono stati registrati 23 mila reati di stampo neonazista. Per i servizi di sicurezza i neonazisti possono contare su circa 22 mila militanti, 7 mila dei quali appartengono a piccoli gruppi e cellule clandestine. I servizi segreti tengono attualmente sotto osservazione 25 «lupi solitari», considerati come potenzialmente pericolosi e sospettati di voler organizzare attentati terroristici.

Oltre alla Germania, tra i Paesi in cui il neonazismo ha trovato terreno fertile ci sono soprattutto la Scandinavia e gli ex sovietici: «Il fenomeno del salto militare, con i campi di addestramento in Russia, sta crescendo - spiega Øyvind Strømmen, analista di Oslo, esperto di movimenti di estrema destra -. Sembra di assistere allo stesso processo che si osservò durante la guerra nei Balcani.

Negli Anni 90 era lì che si addestravano i miliziani dell’ultradestra, oggi c’è l’Ucraina. Teatri perfetti per far crescere in sicurezza e preparazione i neonazisti scandinavi, molti dei quali sono andati a combattere anche in Siria, accanto a curdi». Il potenziale di violenza, secondo Øyvind Strømmen è enorme: «I numeri sono ancora bassi, ma i miliziani addestrati in Ucraina tornano nei rispettivi Paesi con un esperienza militare e una fiducia nelle azioni armate estremamente solide».

Le ultime operazioni di polizia mostrano due dati preoccupanti: l’organizzazione sistematica di una rete paramilitare e il legame diretto con le milizie filorusse. Il motivo per cui Mosca dovrebbe sostenere forze neonaziste, per gli analisti potrebbe essere un sistema per radicalizzare la politica di alcuni Paesi puntando sui movimenti paramilitari più vicini alle posizioni euroasiatiche, in opposizione all’asse euro-atlantico.

Secondo un rapporto del think tank ungherese Political Capital, ad esempio, il sostegno di Mosca all’ormai partito ufficiale Jobbik non è in dubbio come non lo è il sostegno al Fronte Nazionale Ungherese 1989, il cui campo di addestramento era finanziato da Putin. Si tratterebbe solo di un esempio della «radicalizzazione sostenuta dal Cremlino fra i movimenti estremisti in Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia».

La nascita di questi «foreign fighter» di estrema destra «coincide con la crisi in Ucraina - spiega Marco Di Liddo, analista del Centro Studi internazionali di Roma -. Il conflitto, a causa del suo carico simbolico, ha portato a una polarizzazione tra pro europeisti e anti europeisti, e tra pro russi e anti russi, ed ha mobilitato tutti quei gruppi che hanno nella loro agenda questi poli ideologici. Foreign fighter europei con retoriche identiche ma opposte si sono schierati nei combattimenti, divisi tra filorussi e anti russi». Qui l’ideologia politica centra poco: «Putin con il comunismo e la cultura di sinistra non ha niente a che fare, è un “rossobruno” con pilastri del nazionalismo. Per questo è diventato un faro per tutti i movimenti di destra, anche quelli istituzionalizzati come Jobbik e Front National». Di Liddo ricorda la contemporaneità di più fattori: crisi economica, emergenza profughi, crisi ucraina. «Per ora il vero pericolo è che la retorica estremista sta contagiando i partiti istituzionalizzati. E il vero problema è l’effetto domino di violenza che contagia più parti della società».


Svastiche, rituali e alleanze sul web

Si espande l’America suprematista

Sempre più radicati sul territorio, fanno proseliti in vasti settori della società

Nascono ovunque nuove formazioni. “Noi bianchi difendiamo la nostra identità”

di Francesco Semprini (La Stampa, 27.08.2017)

Patrick La Porte IV ha 35 anni, dalla Carolina del Sud ha guidato fino a Charlottesville per manifestare. Non si infastidisce se viene chiamato «Nazi», ma lui si descrive come appartenente alla «White identity». Dillon Ulysses Hopper è un ex sergente dei Marine veterano di Iraq e Afghanistan. Già affiliato al movimento nazional-socialista americano ha cofondato Vanguard America, gruppo neonazista molto giovane ma molto attivo, promotore di molte manifestazioni tra cui Charlottesville. La Porte e Hopper sono due volti dello stesso fenomeno. Spontaneista affiliatosi sul Web il primo, sceso in piazza con pantalone beige e polo bianca imbracciando lo scudo con la croce bianca di Sant’Andrea. Militante strutturato gerarchicamente il secondo, militarmente vestito e inquadrato nel manipolo di scudi con aquila e fascio. Sono i neonazisti del nuovo millennio a stelle e strisce, eredi di quel movimento degli Anni Trenta e Novanta, ma rivisitati in chiave 3.0.

Michael German, ex agente di Fbi che ha indagato sotto coperta su questi gruppi venti anni fa racconta che c’era forte antagonismo tra le diverse formazioni. Oggi il Web ne ha facilitato la coesione invece, e soprattutto la convinzione che l’amministrazione Trump sia un’opportunità, specie per lotta a immigrazione e sdegno per i media. «Non direi che è uno di noi, ma ha un implicito senso di identità bianca», dice Eli Mosley, di «Identity Evropa». Non si definiscono un gruppo ma una generazione identitaria. Giovani, studenti, operai, disoccupati, classe media, qualche ricco, «rigorosamente bianchi e con radici europee ma non giudaiche». Sono oltre 500 le formazioni della destra estrema operative negli Usa. Il Southern Poverty Law Center (SPLC), ha individuato 99 gruppi neonazisti, 100 nazionalisti suprematisti bianchi, e 78 skinhead razzisti. Il numero ha registrato un aumento ma iniziato prima dell’avvento di Trump presidente: Daily Stormer, sito neonazista di riferimento, da poco cacciato dalle piattaforme web GoDaddy e Google e trasferito su un provider russo, è cresciuto da una sola sezione del 2015 a trenta sezioni in tutti gli Stati Uniti.

I gruppi neonazisti veri e propri vanno dai più datati National-socialist movement e American Nazi Party sino al più recente Vanguard America dell’ideologo Kevin Alfred Strom (ex National Alliance, la rete delle reti). Ai suprematisti fanno capo la promiscuità di sigle del movimento ariano discendenti del KKK, anche se alcuni suoi esponenti scendono in campo con l’una o l’altra formazione a seconda dei casi. David Duke, ex affiliato di spicco, in un’intervista a «La Stampa» di ottobre si è definito «un conservatore che si batte per la difesa della propria nazione». Ci sono poi i naziskin in stile britannico nel look e tedesco nella militanza: bomber, pantaloni stretti a risvolto alto e anfibi bombati. Teste rigorosamente rasate. A differenza dei cugini europei però, in America si tratta soprattutto di gruppi musicali, cantori di quel rock in difesa della razza che vede in Resistence record e Hammerskins i principali esponenti, tutti facenti capo a National Alliance. O Combat 18, il capitolo Usa di «Blood and Honour», la piattaforma che riunisce il movimento «Skinhead 88», ottava lettera dell’alfabeto a indicare «Heil Hitler». In questo caso si possono ipotizzare collegamenti con movimenti simili d’Europa (e d’Italia) i cui gruppi talvolta si avvicendano sul palco dell’Hammerfest. Per il resto è difficile ipotizzare una sintonia o collegamenti pratici tra le due sponde dell’oceano, se non da parte di qualche ideologo occulto come i «cattivi maestri».

Dal Vecchio continente però i rinati neonazi hanno mutuato l’araldica: piuttosto che a rozzi cappucci bianchi e alle vecchie svastiche oggi si vedono sfilare una serie di simboli più «ricercati», che vanno dalla mitologia nibelunghesca all’esoterismo di destra, fino a passare per la Roma antica e del Ventennio (anche se spesso poco sanno di quella parte di storia). Ecco allora i fasci incrociati o aquila e fascio; il sole nero, fatto incidere da Himmler sui pavimenti del quartier generale delle Schutzstaffel; il numero 14 a indicare le parole: «We must secure the existence of our people and a future for white children»; la croce nera: rivisitazione della croce di Sant’Andrea, della bandiera scozzese e confederata. Runa Othala, utilizzata da alcune unità SS e già simbolo in Italia di Avanguarda nazionale di Stefano Delle Chiaie (detto Er Caccola); l’occhio del dragone blu, la scelta tra bene e diavolo, simbolo degli identitari; la runa della vita (già simbolo del movimento Meridiano Zero scissionisti del Fronte della Gioventù nei primi Anni Novanta). Discorso a parte merita la croce celtica (usata e abusata) e oggi tirata fuori «con oculatezza» perché foriera comunanze irritanti. Accomunare i neonazi Usa alla galassia «Alt-Right» non piace molto: «Piuttosto chiamateci “Alt-Reich”».


Da Forza Nuova a Casa Pound tra nazionalismo e omofobia

In cerca di visibilità i due movimenti sono in forte competizione tra loro

di Francesco Grignetti (La Stampa, 27.08.2017)

Rieccoli, quelli di Forza Nuova. Stavolta si sono scatenati contro il parroco del Pistoiese, cavalcando i temi classici dell’ultradestra: il «mondialismo» che comprime l’indipendenza nazionale, l’immigrazione che mina l’identità, l’euro che uccide la sovranità monetaria. E però Forza Nuova, movimento creato a immagine e somiglianza del suo leader Roberto Fiore, che fu un protagonista della destra extraparlamentare e violenta a Roma già negli Anni Settanta, ci mette di suo il culto della famiglia, la paura del decremento demografico, l’indissolubilità del matrimonio, l’ostilità per i gay. E’ fortissima l’impronta cattolico-tradizionalista. Non per nulla il leader ha undici figli.

Con Forza Nuova siamo lontanissimi dall’universo Casapound, che pure non scherza su queste tematiche, ma in chiave di rottura, movimentista, scanzonato, totalmente laico e distante da un approccio confessionale. Forza Nuova è più un partitino con le sue liturgie, il segretario, le sedi. Anche Forza Nuova, però, specie a Roma, da qualche tempo sta accentuando il «movimentismo». Dipende da un leader in ascesa, Giuliano Castellino. C’erano lui e i suoi, forniti di tirapugni, in piazza Colonna nel febbraio scorso, quando una manifestazione di taxisti degenerò in tafferugli davanti alla sede del governo. C’era sempre Castellino, a marzo, che cercava visibilità tra le tante manifestazioni di protesta contro l’anniversario dei Trattati di Roma che istituirono la Comunità europea: «Combattenti romani - scriveva - siamo un fiume in piena. Vi invito al massimo sforzo».

Ecco, a maggio, in via Nomentana, di nuovo Castellino era in prima fila nell’occupazione provocatoria della sede dell’Oim, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, scambiando una austera agenzia delle Nazioni Unite per una Ong qualsiasi. Oltretutto, a dispetto di quel che crede Forza Nuova, l’Oim è impegnata a far rientrare in patria i migranti, non a farli arrivare in Italia.

A giugno, Forza Nuova protestava alla sua maniera, con petardi e tentativi di sfondamento, contro la legge sullo «ius soli». I suoi militanti quel giorno tentarono di raggiungere il Senato e furono dispersi con i getti degli idranti (le stesse autobotti della polizia viste in azione l’altro giorno a piazza Indipendenza, ironia della sorte). «Ormai è guerra. In questo momento - fu il commento sui social - un manipolo di guerrieri sono schierati qui in piazza. La legge sullo Ius Soli non passerà, o sarà battaglia in tutta Italia».

Tanta veemenza garantisce visibilità, ma pochi consensi. «Mentre nei capoluoghi di provincia - scriveva Roberto Fiore dopo le ultime Amministrative - si conferma un trend non soddisfacente per i nostri candidati sindaco, che ottengono attorno allo 0,4%, nei centri di media grandezza i risultati sono più rilevanti». A Roma, in effetti Forza Nuova sosteneva la candidatura di Alfredo Iorio, storico responsabile della sezione di via Ottaviano del Movimento Sociale, che si è fermato allo 0,21%, quando l’aborrita Casapound ha incassato l’1,14%. E la competizione tra l’ultradestra continua.


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