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MITO E STORIA, POLITICA E TEOLOGIA: "LUCIFERO!" E LA STELLA DEL DESTINO. Storiografia in crisi d’identità ...

LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! Alcune note - di Federico La Sala

I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI - II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO.
giovedì 18 luglio 2019
[...] "SAPERE AUDE!" (I. KANT, 1784). C’è solo da augurarsi che gli storici e le storiche abbiano il coraggio di servirsi della propria intelligenza e sappiano affrontare "l’attuale crisi di identità della storiografia" [...]
KANT E GRAMSCI. PER LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA DELL’UOMO SUPREMO E DEL SUPERUOMO D’APPENDICE.
-***FOTO. Xanti Schawinsky, Sì, 1934 _________________________________________________________
LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE (...)

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>LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! --- Il 9 agosto del 1918 il maggiore Gabriele d’Annunzio volava, con la sua squadriglia aerea 87, "Serenissima", sulla capitale nemica Vienna (di Gianni Riotta).,

giovedì 9 agosto 2018

Cent’anni fa il Vate volava su Vienna

Lanciando volantini sulla capitale nemica dimostrava le capacità ignorate dell’aviazione

di Gianni Riotta (La Stampa, 09.08.2918)

Il 9 agosto del 1918 il maggiore Gabriele d’Annunzio volava, con la sua squadriglia aerea 87, Serenissima, sulla capitale nemica Vienna, non per bombardarla, ma per lanciare volantini inneggianti all’Italia. Due mesi prima, il 4 giugno, il colonnello Giulio Douhet, che di D’Annunzio era amico e con lui condivideva la fede nell’aviazione, lasciava l’esercito, sdegnato per l’incapacità dello Stato Maggiore di comprendere la guerra aerea, che gli era costata perfino una condanna al carcere militare.

Il maggiore poeta D’Annunzio e il colonnello stratega Dohuet, l’autore de Il piacere, 1889, e il futuro autore del manuale militare di aviazione, Il dominio dell’aria, 1921, avevano redatto, terzo firmatario l’ingegner Gianni Caproni, un memorandum per il generale Carlo Porro, datato 3 luglio 1917. Chiedevano ai burocrati, come il vetusto generale Cadorna, di fondare un’aviazione indipendente, per ottenere «il dominio dell’aria».

Pionieri Né il «Vate», come i fedelissimi appellavano D’Annunzio, né Douhet vengono ascoltati, ma non mollano. E D’Annunzio, malgrado l’incidente del gennaio ’16, che l’ha reso guercio, decide che se l’aviazione non può vincere la guerra con i bombardamenti strategici prescritti da Douhet, almeno potrà servire a un’audace azione di propaganda. Sorvolare l’orgogliosa Vienna, non per seminare bombe, ma, con «sprezzatura» cara agli Arditi, volantini con messaggi di resa per gli austriaci.

D’Annunzio amava il volo da quando aveva visto uno dei primi show aerei a Brescia, nel 1909, tra gli spettatori anche lo scrittore Franz Kafka, e per aver volato col pioniere Wilbur Wright. Il suo innato senso di comunicazione estetica, lo porta subito a due raid con volantini, agosto e settembre 1915, su Trento e Trieste in mano agli austriaci.

Il poeta malvisto

Se un’idea lo anima diventa slogan, stavolta «Donec ad metam: Vienna!», lo stato maggiore non può sbatterlo in carcere con Douhet, ma lo considera uno scocciatore, e quando concede il permesso per il raid, lo fa senza entusiasmo. -Ricorda lo scrittore Giordano Bruno Guerri, biografo di D’Annunzio e presidente del Vittoriale, casa-museo del poeta: «ll Comando Supremo glielo impedì, nonostante i mille chilometri percorsi in una sorvolata dimostrativa sulle Alpi per esibire la propria resistenza alla fatica. Temevano un fallimento, o addirittura la prigionia o la morte del poeta-soldato. Dopo le sue insistenze, il Comando Supremo e il Governo decisero di autorizzarlo all’impresa, di un’audacia mai tentata prima».

La clausola è però ferrea, se maltempo, caccia nemici o guasti, avessero indebolito la squadriglia di undici Ansaldo Sva (sigla dei progettisti Savoja, Verduzio, Ansaldo), il raid sarebbe stato cancellato. D’Annunzio, sempre «d’annunziano», fa giurare invece ai piloti di andare avanti a ogni costo. Il 2 agosto 1918 la squadriglia è fermata dalla nebbia. L’8, dal vento. Gli equipaggi erano esposti a intemperie e gelo, soli strumenti bussole e mappe, si volava a vista, accecati da una nuvola.

Due volantini diversi

D’Annunzio ha a bordo 50.000 volantini in italiano, sul sito Ebay se ne vende ancora qualcuno, redatti da lui in prosa magniloquente:
-  «In questo mattino d’agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l’anno della nostra piena potenza... l’ala tricolore vi apparisce all’improvviso come indizio del destino che si volge. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell’arditezza...Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino...o Viennesi. Viva l’Italia! »

Con maggiore realismo politico, il comando fa tradurre in tedesco un altro volantino, 350.000 copie, autore il critico Ugo Ojetti, che si conclude con un appello agli alleati, «Viva l’Italia, viva l’Intesa!» e il 10 agosto, in un dispaccio di prima pagina, il New York Times, cita proprio Ojetti, pur elogiando l’impresa di D’Annunzio, «oltre 1600 chilometri percorsi, 800 su territorio nemico» https://goo.gl/RXLv8g .
-  Il raid avrà echi straordinari, la folla di Vienna ha visto i velivoli (parola coniata da D’Annunzio) volteggiare a 800 metri, con il poeta che cerca il museo con l’immagine di Santa Caterina d’Alessandria e ordina al copilota Natale Palli di incrociare indietro.
-  La Frankfurter Zeitung lamenterà che la contraerea tedesca non abbia intercettato gli Ansaldo, l’Arbeiter Zeitung accuserà di codardia gli intellettuali «Dove sono i nostri D’Annunzio? D’Annunzio, che noi ritenevamo un uomo gonfio di presunzione, l’oratore pagato per la propaganda di guerra grande stile, ha dimostrato d’essere un uomo all’altezza del compito e un bravissimo ufficiale aviatore. Il difficile e faticoso volo da lui eseguito, nella sua non più giovane età, dimostra a sufficienza il valore del Poeta italiano...Anche tra noi si contano...quelli che allo scoppiar della guerra declamarono enfatiche poesie. Però nessuno di loro ha il coraggio di fare l’aviatore!».

L’elogio del nemico è sempre il migliore. Ma l’Italia, pioniera del volo nell’industria, nel disegno, nella strategia, non darà seguito al raid di Vienna. D’Annunzio finirà, dopo l’occupazione di Fiume, isolato, Douhet non avrà il tempo di completare il progetto per una grande aviazione. E durante la Seconda guerra mondiale le nostre città scopriranno, con dolore, la differenza tra volantini poetici e bombe vere, tra poesia decadente e strategia efficiente, tra bel gesto e industria di massa.


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