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MITO E STORIA, POLITICA E TEOLOGIA: "LUCIFERO!" E LA STELLA DEL DESTINO. Storiografia in crisi d’identità ...

LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! Alcune note - di Federico La Sala

I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI - II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO.
mercoledì 9 ottobre 2019
[...] "SAPERE AUDE!" (I. KANT, 1784). C’è solo da augurarsi che gli storici e le storiche abbiano il coraggio di servirsi della propria intelligenza e sappiano affrontare "l’attuale crisi di identità della storiografia" [...]
KANT E GRAMSCI. PER LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA DELL’UOMO SUPREMO E DEL SUPERUOMO D’APPENDICE.
-***FOTO. Xanti Schawinsky, Sì, 1934 _________________________________________________________
LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE (...)

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> LA STORIA DEL FASCISMO -- Arnaldo contro Arnoldo: la scure del Duce sui romanzi targati Mondadori. Un saggio di Giorgio Fabre (di Antonio Carioti).

martedì 18 settembre 2018

Fascismo Un saggio di Giorgio Fabre

La scure del Duce sui romanzi targati Mondadori

di ANTONIO CARIOTI (Corriere della Sera, 18.09.2018)

Arnaldo contro Arnoldo. Portavano nomi molto simili il fratello minore di Benito Mussolini e suo braccio destro (appunto Arnaldo), morto nel 1931, e l’editore Mondadori, uno dei più dinamici imprenditori culturali italiani. I due entrarono in collisione, narra Giorgio Fabre nel libro in uscita oggi Il censore e l’editore (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, pagine 525, euro 24), quando Arnaldo Mussolini, il 31 ottobre 1929, invocò una «profilassi energica» contro i libri incompatibili con lo spirito del fascismo, attaccando tre autori. Due di essi, Erich Maria Remarque e l’«amorale» romanziere francese Maurice Dekobra, facevano parte della scuderia di Mondadori. Il terzo, cioè il giovane Alberto Moravia, di cui Arnaldo Mussolini aveva preso di mira l’opera d’esordio Gli indifferenti (pur pubblicata dall’editrice Alpes, vicina al fratello del Duce), vi sarebbe entrato più tardi.

Quell’intervento, nota Fabre, segnò una svolta nel processo di progressiva stretta, ormai estesa anche alla narrativa, che il regime andava esercitando sulla produzione libraria. È significativo soprattutto il caso Remarque, perché Arnoldo Mondadori teneva molto al capolavoro dello scrittore tedesco Niente di nuovo sul fronte occidentale, un bestseller internazionale la cui traduzione era stata bloccata per il modo in cui denunciava gli orrori della guerra. L’editore fece di tutto per convincere il governo ad assumere una posizione più morbida. Alla fine nel 1931 ottenne di stampare una traduzione italiana, ma dovette farlo in Svizzera con la clausola che il volume circolasse solo all’estero, anche se poi qualche copia giunse anche nel nostro Paese. Lo stesso avvenne per il successivo libro di Remarque, La via del ritorno.

Il meccanismo censorio sulla letteratura s’irrigidì con la svolta razzista e totalitaria del regime. Non caso il primo romanzo sequestrato, nel 1934, fu Sambadù, amore negro della scrittrice rosa Mura, edito da Rizzoli, storia di una passione meticcia. Subito dopo venne emessa una circolare che imponeva agli editori di consegnare alle prefetture, prima della messa in vendita, tre copie di ogni loro pubblicazione.

Mondadori, che era in buoni rapporti con il fascismo e ne aveva ricavato notevoli vantaggi, cercò di barcamenarsi. Era, scrive Fabre, un «vivace e disinvolto sperimentatore cosmopolita», pronto a tutto pur di venire incontro ai gusti del pubblico, ma anche un uomo d’ordine. Certamente gli pesò rinunciare a titoli del popolarissimo Georges Simenon, come Quartiere negro (sequestrato) e I clienti di Avenos, bloccato e mai uscito per la presenza di un personaggio femminile assai disinibito, mentre L’eredità Donadieu, anch’esso pruriginoso, uscì mutilato dei brani «sconvenienti».

La pratica di purgare i romanzi fu spesso adottata da Mondadori per salvare il salvabile: per esempio il 3 ottobre 1933 in una ossequiosa lettera al genero del Duce Galeazzo Ciano, all’epoca capo ufficio stampa del suocero, l’editore propose che due libri su cui erano caduti i fulmini della censura fossero tagliati in modo da eliminare il suicidio e l’aborto inseriti nella narrazione. Uno dei romanzi tornò così in circolazione, l’altro no. Mussolini, nota Fabre, stava venendo allo scoperto con le sue ambizioni di «editore della nazione», deciso a controllare «tutto il mercato librario». E anche per un abile navigatore come Mondadori gli spazi di manovra si restringevano.

L’incontro

Il libro di Giorgio Fabre sarà presentato il 19 settembre a Milano (ore 18.30) al Laboratorio Formentini (via Marco Formentini 10). Discutono con l’autore Francesco Cassata e Christopher Rundle. Modera Oliviero Ponte di Pino.


SCHEDA EDITORIALE

Giorgio Fabre

Il censore e l’editore
-  Mussolini, i libri, Mondadori *

La censura libraria fascista seguì un percorso incerto e contrastato rispetto ad altri tipi di controllo culturale, come quello su giornali, cinema, teatro e università. Solo in un secondo tempo, nel tentativo di plasmare l’opinione pubblica in senso nazionalista, razzista e bellicista, Mussolini si impegnò in prima persona nella creazione di un sistema di censura accentrato, pervasivo e articolato. Almeno fino al 1934, però, affrontò numerosi ostacoli di natura burocratica e diplomatica, e ancor più ostica si rivelò l’interazione con il mondo editoriale, un settore privato che contava già su un pubblico ampio e dai gusti raffinati.

Ricco di molta documentazione inedita, questo libro offre una rilettura sorprendente di quell’evoluzione e del suo impatto sulla cultura e sull’editoria italiana, e indica anche quale fu l’intreccio tra le vicende della censura fascista e quelle della più importante casa editrice italiana, la Mondadori, il cui «sistema culturale» mostrava un profilo internazionale talvolta indigeribile per il duce. Mussolini fu solito dedicare moltissimo tempo non solo a valutare possibili sequestri e proibizioni, ma anche a indirizzare le pubblicazioni e le traduzioni, a offrire contratti, a lavorare i libri di suo interesse perfino da editor e correttore di bozze. Contro di lui, l’«editore» per eccellenza, Arnoldo Mondadori, difese l’azienda con straordinaria inventiva e un’attitudine pragmatica e camaleontica che spesso permise di aggirare di fatto le restrizioni del regime o di trarne addirittura vantaggio, smentendo le tesi spesso consolidate di una Mondadori allineata al fascismo.

Concludono il volume 220 schede dettagliate su altrettanti libri e 170 autori Mondadori, coinvolti nella censura (tra loro Remarque, Faulkner, Zweig, Mann, Steinbeck, Vittorini, Moravia, Huxley, Simenon). Esse illustrano da un lato la pervicacia della censura, dall’altro la duttilità della casa editrice nel cercare di prevenirla rivedendo in modo opportuno testi, titoli e copertine, rimodulando le collane e tenendo «nel cassetto» le opere più scomode, in vista del crollo del regime.

Giorgio Fabre, storico tra i maggiori esperti italiani in ricerche d’archivio, è stato giornalista culturale per «Rinascita», «L’Unità» e «Panorama». È autore di numerosi volumi sull’antisemitismo fascista e nazista, sull’antigiudaismo cattolico e sulla censura durante il regime mussoliniano, tra cui L’elenco. Censura fascista, editoria, autori ebrei (Zamorani, 1998), Il contratto. Mussolini editore di Hitler (Dedalo, 2004), Mussolini razzista (Garzanti, 2005). Inoltre ha scritto, sulla storia del comunismo, Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato (Sellerio, 2015). È in uscita per il Mulino il volume, scritto a quattro mani con Annalisa Capristo, Il registro. La cacciata degli ebrei dallo Stato italiano nei protocolli della Corte dei Conti. 1938-1943.

* Milano: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2018 525 pp., € 24,00


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR.:

La nota sul lavoro di

Federico La Sala


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