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MITO E STORIA, POLITICA E TEOLOGIA: "LUCIFERO!" E LA STELLA DEL DESTINO. Storiografia in crisi d’identità ...

LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! Alcune note - di Federico La Sala

I. BENITO MUSSOLINI E MARGHERITA SARFATTI - II. ARNALDO MUSSOLINI E MADDALENA SANTORO.
sabato 11 settembre 2021
[...] "SAPERE AUDE!" (I. KANT, 1784). C’è solo da augurarsi che gli storici e le storiche abbiano il coraggio di servirsi della propria intelligenza e sappiano affrontare "l’attuale crisi di identità della storiografia" [...]
KANT E GRAMSCI. PER LA CRITICA DELL’IDEOLOGIA DELL’UOMO SUPREMO E DEL SUPERUOMO D’APPENDICE.
-***FOTO. Xanti Schawinsky, Sì, 1934
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LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA (...)

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> LA STORIA DEL FASCISMO E RENZO DE FELICE: LA NECESSITÀ DI RICOMINCIARE DA "CAPO"! --- STORIA E STORIOGRAFIA. Addio a Del Boca, lo storico che raccontò il colonialismo italiano per davvero.

mercoledì 7 luglio 2021

Lo storico.

Addio Del Boca, svelò gli orrori del colonialismo

Decise di diventare storico dopo aver constatato che in Italia le vicende coloniali erano dimenticate o avvolte in un alone romantico che copriva le atrocità

di Paolo Lambruschi (Avvenire, mercoledì 7 luglio 2021)

      • [Foto] Una rara immagine del massacro di Debre Libanos

Ha svelato per primo il lato oscuro del colonialismo italiano, documentando con i suoi studi le violenze e le atrocità commesse in Africa dagli italiani. Che, per citare uno dei suoi libri più noti, non erano brava gente e il nostro non era certo un colonialismo diverso. Angelo Del Boca, morto ieri nella sua casa torinese, è stato un grande storico, un pioniere, ma anche un grande giornalista che dal giornalismo vero ha mutuato il metodo nella ricerca storica. Quindi ha perseguito costantemente la ricerca della verità, spesso occultata, ha scelto temi nuovi con una grande attenzione ai particolari e alla verifica accurata dei fatti setacciando archivi dimenticati. E ha usato per primo un linguaggio poco accademico, curato, asciutto, con il ritmo del reportage.

Nato a Novara nel maggio del 1925, dirigeva la rivista di storia contemporanea “I sentieri della ricerca” e fu inviato speciale e caporedattore prima della “Gazzetta del Popolo” e poi del “Giorno”, che lasciò nel 1981 per dedicarsi all’università. Decise di diventare storico dopo aver constatato che in Italia le vicende coloniali erano state totalmente dimenticate e restavano avvolte in un alone romantico e nostalgico che copriva pericolosamente gli orrori. Un primo, fortunato volume sulla guerra d’Abissinia, pubblicato nel 1965 da Feltrinelli, lo convinse a insistere e, dopo un decennio di lunghe ricerche in archivio e sul campo, a dare alle stampe per Laterza i quattro monumentali volumi dedicati alle vicende de Gli italiani in Africa Orientale che lo impegnarono fino al 1984 e furono accolti con grande interesse. Anche con molte polemiche da parte degli ex coloni e dei reduci fascisti, che arrivarono a minacciarlo per aver leso l’onore patrio. Gli fu ostile anche la stampa conservatrice. Ma fu quell’opera fondamentale e nuova di storia coloniale ad aprire sentieri mai percorsi dalla ricerca storiografica nazionale creando, nell’università italiana, il concetto di critica dell’Oltremare italico e incrinando nell’opinione pubblica la convinzione degli “italiani brava gente”.

Negli archivi scovò ad esempio le prove segrete oppure occultate delle stragi compiute dalle forze armate italiane in Etiopia durante la guerra di conquista e l’occupazione. Trovò i telegrammi inviati da Mussolini a Graziani e Badoglio in cui il Duce autorizzava l’impiego dei gas, proibiti dalla Convenzione di Ginevra, contro gli etiopi, civili compresi. E rivelò le stragi compiute dopo la conquista di Addis Abeba, nel febbraio 1937, su ordine del vicerè Rodolfo Graziani. Il quale voleva vendicarsi e reprimere la ribellione dopo che un attentato lo aveva ferito. Scrisse Del Boca: «Alcune migliaia d’italiani, civili e militari, davano inizio alla più furiosa caccia al nero che il continente africano avesse mai visto». Massacrarono e violentarono in tre giorni di violenza brutale e impunita 30.000 etiopi.

Celebre nel 1995 al riguardo la polemica con Indro Montanelli il quale, arruolatosi come sottufficiale in Eritrea, era il principale sostenitore della mitezza del colonialismo italiano e negava l’impiego di armi chimiche da parte della regia aviazione italiana in Etiopia. Ma nel 1996 Montanelli dovette scusarsi con Del Boca quando questi provò l’uso delle armi proibite. Lo storico piemontese dimostrò anche che Montanelli non era attendibile perché, durante i primi episodi di impiego delle armi chimiche, era stato ricoverato all’Asmara e, una volta dimesso, non tornò al fronte.
-  Tra le altre opere di Del Boca, quella sugli Italiani in Libia, ancora attuale, che contribuì a svelare le deportazioni subite dai libici nei campi di concentramento e la spietata repressione dei ribelli. Celebri anche le biografie del negus Hailé Selassié e del rais libico Muhammar Gheddafi, incontrati durante una ricerca lunga quasi un secolo.


Addio a Del Boca, lo storico che raccontò il colonialismo italiano per davvero

di David Bidussa ("gli Stati generali", 6 Luglio 2021)

Di Angelo Del Boca, morto poche ore fa a Torino, ci sarà tempo per provare a riflettere su come la storia del colonialismo italiano, tema estremamente marginale nella storiografia italiana, sia oggi ineludibile, senza passare per le pagine dei suoi libri.

Tuttavia prima di ricostruire complessivamente una riflessione sulla sua dimensione di storico, si devono ricordare almeno tre temi intorno a cui torna un tratto strutturale della generazione degli storici italiani nati negli anni ’20 e vissuto così a lungo da poter misurare intorno alla loro dimensione culturale pubblica non solo e non tanto una storia della storiografia italiana, ma soprattutto una dimensione pubblica e civile di chi tra anni ’50 e anni ’60 intraprende il percorso di storico, spesso a partire da una pratica di giornalista.

Primo tema: la resa dei conti con le proprie scelte.

Quando nel 1963 Feltrinelli pubblica La scelta (oggi riproposto da Neri Pozza) autobiografia dei mesi della guerra civile tra 1943 e 1945, il tema è come raccontare la propria doppia esperienza. Angelo Del Boca è un giornalista eppure la storia della sua milizia nella Repubblica sociale italiana e poi del suo abbandono e del passaggio dall’altra parte per finire nelle fila di “Giustizia e Libertà” inaugura una pratica di resa dei conti che non è una consuetudine nella storia italiana. L’episodio più clamoroso, almeno sul piano della discussione pubblica, quello delle memorie dello storico Roberto Vivarelli e del suo fare e non fare in pubblico il resoconto della sua milizia repubblichina, dicono che la pratica della resa dei conti non sia parte del costume strutturato degli intellettuali pubblici in Italia.

Secondo tema: la storia della presenza italiana in Africa, soprattutto in Africa orientale.

Del Boca inizia una ricostruzione sistematica a metà degli anni ’70, ma poi sono soprattutto le tecniche della guerra sporca, ovvero l’uso dei gas a segnare definitivamente la sua dimensione pubblica. Non è il tema di partenza della sua ricostruzione. È l’esito di un percorso durato venti anni a cui Del Boca è portato anche perché l’immagine nostalgica del colonialismo buono, a cui molti sono attaccati lo costringe a non mettere veli al alla sua ricostruzione critica. La storia del confronto con Indro Montanelli convinto sostenitore di un colonialismo buono e costretto poi ad ammettere l’uso dei gas provato dai documenti ministeriali italiani che Del Boca trova e su cui costruisce il suo I gas di Mussolini nel 1996 definiscono un prima e un dopo nella discussione pubblica.

Terzo tema: la riflessione sull’autorappresentazione di noi italiani come «bravi». Italiani brava gente è una conseguenza dei due percorsi precedenti.

In quel libro Del Boca ricostruisce gli episodi di crudeltà compiuti da noi italiani nel tempo compreso tra l’unità e la fine della seconda guerra mondiale. Ma soprattutto si sofferma su un punto con cui non riusciamo a confrontarci e a tollerare: le stragi che Del Boca ricostruisce sono state compiute da «uomini comuni», non particolarmente fanatici, non addestrati alle liquidazioni in massa. Uomini che hanno agito per spirito di disciplina, per emulazione o perché persuasi di essere nel giusto eliminando coloro che ritenevano «barbari» o «subumani».

È un percorso che nella riflessione storica in Italia inaugura un tema estremamente sensibile e su cui in anni recenti hanno scritto David Forgacs e Gabriella Gribaudi, non senza misurarsi costantemente con la diffidenza, l’irrigidimento, il fastidio di una parte consistente dell’opinione pubblica che della storia raccontata accetta la dimensione vittimaria ma si rifiuta di affrontare i punti oscuri o controversi.

Se c’è una lezione da trattenere nella dimensione pubblica di Angelo Del Boca, che dovremo conservare e fare di tutto per non smarrire o dimenticare credo sia proprio qui: l’impegno dello storico a non demordere la dimensione civile del racconto della storia.


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