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STORIA E MITO. GIASONE, "L’OMBRA D’ARGO", E “VENTICINCINQUE SECOLI” DI LETARGO: "SE NON RIDIVENTERETE COME I BAMBINI, NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI" (Mt. 18, 3).

DANTE, ERNST R. CURTIUS E LA CRISI DELL’EUROPA. Note per una riflessione storiografica - di Federico La Sala

L’EUROPA IN CAMMINO - SULLA STRADA DI GOETHE O DI ENZO PACI (“NICODEMO O DELLA NASCITA”, 1944)?!
lunedì 17 febbraio 2020
Riprendo qui le note allegate all’articolo di Paolo Fabbri, "Marcel Detienne: memorie felici e concetti indelebili", apparso su "Alfabeta-2", 31.03.2019).
[...] Nel 1770 a Strasburgo, nei pressi del confine del Sacro Romano Impero con la Francia, Goethe “guarda un arazzo che narra le storie di Giasone, di Medea e di Creusa”, preparato “per le feste in onore dell’arrivo della sposa” di Luigi XVI di Borbone, Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena che si stava trasferendo a (...)

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> DANTE, ERNST R. CURTIUS E LA CRISI DELL’EUROPA --- «L’Italia di Dante»: Napoli la prima tappa scelta da Giulio Ferroni per il suo «viaggio nel Paese della Commedia» (di Paolo Di Stefano)

martedì 4 febbraio 2020

Geografie

Dante, lo Zibaldone di Giulio Ferroni attraversa l’Italia Speciale Dantedì

In «L’Italia di Dante» (La nave di Teseo) lo studioso descrive i luoghi della Divina Commedia alla luce della tradizione e dell’oggi. Tangenziali e grandi ciclisti compresi

di PAOLO DI STEFANO *

«E poi questa luce e questa eco di voci e di luci antiche, di sole e mare d’altri tempi, di magie segrete, di esistenze, popoli, linguaggi che sembrano trasparire dal fondo della terra, dalle stesse minacciose esalazioni vulcaniche». È Napoli la prima tappa scelta da Giulio Ferroni per il suo «viaggio nel Paese della Commedia» (L’Italia di Dante, pubblicato da La nave di Teseo). Ed è un viaggio che contiene diversi viaggi, essendo Ferroni un «pellegrino» del tutto particolare: critico, filologo e da sempre viaggiatore (sedentario) nella letteratura italiana. Dunque, un cammino doppio, o triplo o quadruplo: fisico nella geografia dell’Italia d’oggi (siamo tra il 2014 e il 2016), culturale nella sua storia e nella sua letteratura, sentimentale nella propria vita e, infine, anzi prima di tutto, un cammino appassionato nell’opera dantesca: perché da lì si parte e lì si ritorna, come in un movimento centrifugo e centripeto a spirale.

      • «L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della «Commedia» di Giulio Ferroni è edito da La nave di Teseo (pp. 1.126, euro 30)

Cominciando, appunto, da Napoli, dove troviamo la tomba di Virgilio: «Vespero è già colà dov’è sepolto/ lo corpo dentro al quale io facea ombra». La porta d’entrata è sempre un passo di Dante. Ma da Dante e Virgilio si può rimbalzare in avanti a Curtius e Eliot, dal Novecento all’indietro verso Leopardi (i cui resti erano stati depositati a Fuorigrotta dall’amico Ranieri) e dalla tomba di Leopardi si torna ancora alla tomba di Virgilio, finché passando per rapidi accenni all’amico Franco Cordelli e a Raffaele La Capria, e rasentando Boccaccio, si approda a un’altra tomba: quella del poeta umanista Jacopo Sannazzaro, riconnesso a Virgilio dal cardinal Bembo che ne scrisse l’epigrafe. È un esempio dei nodi e dei nessi che va tessendo il viaggiatore Ferroni.

Ferroni, che non sembra amare particolarmente la cultura tecnologica, ci invita a navigare nel suo testo per connessioni imprevedibili: si direbbe che ha una mente in natura digitale, disposta per link, cioè per associazioni di idee o di figure. Dunque, è vero che il suo libro (più di mille pagine) è, oltre che un diario, uno zibaldone, cioè, letteralmente, una vivanda composta di svariati ingredienti: narrazione odeporica, autobiografia, critica letteraria, racconto morale, riflessione civile, reportage, il tutto in uno stile molteplice e mobile che svaria dalla prosa saggistica alla descrizione lirica.

      • Giulio Ferroni (Roma, 1943), professore emerito della Sapienza di Roma, è autore di studi sulla letteratura italiana, da Dante a Tabucchi

Se aveva ragione Dino Campana (citato da Ferroni) nel sostenere che tutta la poesia di Dante «è poesia di movimento», va sottolineato che al contrario dello Zibaldone leopardiano, un quaderno scritto per lo più da fermo, questo è invece uno zibaldone scritto tutto al presente nell’andare: in coerenza appunto con l’attitudine dell’Alighieri, cronista dell’aldilà quanto Ferroni è cronista di un aldiquà segnato da autostrade, superstrade e tangenziali, code interminabili di camion, autosnodati, autoarticolati, furgoni, furgoncini, Suv... Un paesaggio in cui convivono brutture inenarrabili e miracoli di bellezza e di civiltà, perché questa è l’Italia, come già osservava Giulio Bollati, una disarmonia tra vecchio e nuovo, fra tradizione e modernità. Mentre l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso danteschi avevano spazi e confini propri, il territorio italiano appare come il regno di una promiscuità vertiginosa, e non meraviglia che una mefitica fettuccia autostradale si trovi a due passi dai Colli Euganei o dell’Arquà petrarchesca, ancora quasi perfetta.

Via via, Ferroni si sceglie il suo Virgilio sempre diverso: che può essere Petrarca o Bembo, ma può essere anche un suo contemporaneo, in carne e ossa o in forma di compagno di strada ideale. Trovandosi di passaggio a Trieste, il pellegrino tiene a precisare che ad accompagnarlo è Non luogo a procedere, uno più recenti libri di Claudio Magris, «perplesso indagatore dell’etica di questi luoghi, dell’umanità che li ha coltivati e della violenza che li ha lacerati». E chissà quante volte gli sarà tornata alla mente la forma-Danubio. Fatto sta che procedendo a suo piacimento il lettore si imbatte in figure-guida che non avrebbe mai pensato di incontrare, non di rado spiazzanti: per esempio quando, alle falde dell’Etna, ci si imbatte in uno scrittore che avevamo già incontrato ad Avezzano (nella cui piazza c’è il suo busto), Mario Pomilio, «etichettato come “cattolico”, ma tra i più intensamente problematici del Novecento». A Pomilio si deve un racconto in cui compaiono i versi di Orazio su Empedocle, Eddy Merckx e il cane che gli ha attraversato la strada in una tappa del Giro d’Italia 1967 facendogli perdere qualche secondo prezioso.

Il cortocircuito straniante ci conferma la passione di Ferroni per il Giro d’Italia e il sospetto che questo suo viaggio avrebbe voluto farlo in bicicletta, magari scortato, oltre che da Dante, da un altro «dolcissimo patre» come Gino Bartali, cui dedica un ritratto dopo aver percorso la sponda destra del fiume Ema ed essersi inoltrato nel Parco dell’Albereta-Pioppeta del Galluzzo. Sono tre pagine che si concludono con la canzone eponima di Paolo Conte: partendo dallo strappo dei Buondelmonte (Paradiso XVI) che rifiutarono le nozze con gli Amidei, passando per Eugenio Montale, sepolto da quelle parti accanto alla moglie Drusilla Tanzi («Non è piacevole/ saperti sotto terra anche se il luogo/ può somigliare a un’Isola dei Morti/ con un sospetto di Rinascimento»), si arriva alla casa natale del grande Gino. Ecco, nel volgere di poche righe, la vertigine a cui il nostro Virgilio-Ferroni è capace di condurci.

Diario, zibaldone, ma anche un genere del tutto particolare di atlante storico-geografico-letterario, in cui ciascuno può muoversi liberamente aiutandosi con gli (indispensabili) indici dei nomi e dei luoghi, che aggiungono a questo libro una potenzialità ludica da Gioco del Monopoli: come ha fatto l’autore, ciascuno può partire da dove vuole, perdersi e arrivare dove non avrebbe mai immaginato. Per esempio un avolese può partire da pagina 554, dove incontra il tiranno «Dïoniso fero,/ che fé Cicilia aver dolorosi anni» (Inferno XII), intravede la siracusana santa Lucia, «nimica di ciascun crudele», passa sul tronco di autostrada che da decenni promette, verso Sud, di arrivare a Gela ma si interrompe a Rosolini, risale in direzione di Catania, respira le zaffate mefitiche delle raffinerie di Priolo, manda un pensiero grato a Vincenzo Consolo e al suo L’olivo e l’olivastro, salta indietro a una bella serata palermitana di Giulio con l’amico scrittore, evoca dei più bei versi mai scritti sul tema della nostalgia («Nessun maggior dolore/ che ricordarsi del tempo felice / ne la miseria», Inferno V), e seguendo quel passo si ritrova catapultato a Pavia, la città di Boezio che vide insegnanti Ugo Foscolo, e in anni più recenti Maria Corti e Cesare Segre...

Anime sante, direbbe il Poeta, che «’l mondo fallace fanno manifesto a chi di loro ben gode».

La proposta nata dalle pagine del «Corriere della Sera» (qui lo speciale), sostenuta dal ministero per i Beni e le attività culturali di cui è titolare Dario Franceschini, e sancita dal Consiglio dei ministri

* Corriere della Sera, 25.01.2020. (ripresa parziale).


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