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STORIA E MITO. GIASONE, "L’OMBRA D’ARGO", E “VENTICINQUE SECOLI” DI LETARGO...

DANTE, ERNST R. CURTIUS E LA CRISI DELL’EUROPA. Note per una riflessione storiografica - di Federico La Sala

L’EUROPA IN CAMMINO - SULLA STRADA DI GOETHE O DI ENZO PACI (“NICODEMO O DELLA NASCITA”, 1944)?!
domenica 17 gennaio 2021
Foto: "La nave Argo con l’equipaggio" (Lorenzo Costa)
[...] Nel 1770 a Strasburgo, nei pressi del confine del Sacro Romano Impero con la Francia, Goethe “guarda un arazzo che narra le storie di Giasone, di Medea e di Creusa”, preparato “per le feste in onore dell’arrivo della sposa” di Luigi XVI di Borbone, Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena che si stava trasferendo a Versailles, e così commenta: «dunque un esempio del più infelice matrimonio»! [...]
I "VENTICINQUE (...)

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> DANTE, ERNST R. CURTIUS E LA CRISI DELL’EUROPA ---- UNA MONARCHIA "GLOBALE": IL «SISTEMA IMPERIALE SPAGNOLO» E L’ «UNIVERSALISMO» DI CARLO V.

mercoledì 18 novembre 2020

IL «SISTEMA IMPERIALE SPAGNOLO» E L’ «UNIVERSALISMO» DI CARLO V...*

      • "[...] La nozione di composite States, avanzata da Koenigsberger (1975) e successivamente declinata da Elliott come composite monarchy (1992), ha alimentato negli anni Novanta un intenso dibattito storiograco. In quel quadro interpretativo negli stessi anni, pur con sfumature diverse, la storiograa italiana ha fatto piuttosto ampio ricorso al concetto di sistema imperiale spagnolo per indicare una struttura caratterizzata da unità religiosa e politica, dal primato della Castiglia come regione guida e da una interdipendenza tra le parti attraverso la configurazione di “sottosistemi”. Il “sottosistema Italia” era in particolare al suo interno l’Italia spagnola, che l’istituzione del Consejo de Italia rappresentava pienamente, lasciando prevalere uno schema asburgico di egemonia italiana su quello tradizionale aragonese di equilibrio. A questa visione se ne è andata affiancando più recentemente un’altra - e non in termini contrappositivi, ma dialettici, almeno nella prospettiva in cui in questa sede ci siamo posti - volta invece a esaltare la valenza “policentrica”, orizzontale per certi versi, multiterritoriale della monarchia spagnola, basata su sovranità multiple e condivise.
        -  In questo senso sono stati privilegiati i processi di condivisione/integrazione, di negoziazione tra le parti, la creazione di reti, i giochi di scala, gli attori e il pluralismo giurisdizionale, nel contesto di rappresentazioni storiografiche, che guardano con rinnovato interesse al contributo decisivo delle periferie e ancor più alle relazioni tra esse. Madrid non è più allora la corte lontana dalla quale si dipartono ordini che negli altri domini devono essere eseguiti o disattesi, ma il cuore pulsante di un organismo che per funzionare ha bisogno di tutte le sue membra.
        -  La Castiglia gioca sicuramente un ruolo preponderante all’interno dell’insieme, ma le Fiandre e il Portogallo (per un tempo limitato), Milano, Napoli, la Sicilia, la Sardegna e gli altri territori della Corona d’Aragona e le Indie sono luoghi da cui attingere risorse e competenze e nei quali ricercare consenso e collaborazione. -Quanti vanno da un luogo all’altro, sia con responsabilità di governo, sia per motivi economici o per incarichi artistici, sono vettori di continui interscambi tra i diversi territori e contribuiscono alla costruzione di una koiné culturale di ampio respiro, oltre che politica e commerciale. Una monarchia “globale” dunque, in cui è possibile riconoscere molteplici elementi di flessibilità in relazione alle esigenze locali.
        -  La proposta di polycentric monarchies è applicabile anche al caso portoghese e non solamente in relazione agli anni di unionedelle due corone (1580-1640), ma anche in riferimento all’eredità che gli Asburgo lasciarono alla monarchia lusitana negli anni successivi. Ne costituiscono fattori rilevanti da una parte l’integrazione del Portogallo alla monarchia spagnola, ma dall’altra l’esigenza di mantenere vivi i caratteri distintivi dell’impero portoghese, il diritto ai propri privilegi, le articolazioni istituzionali a livello locale tanto in Brasile quanto nelle Indie orientali. (Cfr. "Capitali senza re nella Monarchia spagnola. Identità, relazioni, immagini (secc. XVI-XVIII)", a cura di Rossella Cancila, Quaderni di Mediterranea Ricerche Storiche, 36, 5/2020, pp. VIII-IX )

SE E’ VERO CHE, "Fin dal titolo, «Capitali senza re nella Monarchia spagnola. Identità, relazioni, immagini (secc. XVI-XVIII)» - i due tomi, curati mirabilmente da Rossella Cancila, editi da «Quaderni di Mediterranea Ricerche Storiche» - appaiono intriganti e utili per un avanzamento degli studi storici sul sistema imperiale spagnolo" (A. Musi, qui), FORSE, è opportuno tenere presente che l’organizzazione stessa del sistema imperiale ha una sua "storia" e, più propriamente che, sì, "La Castiglia gioca sicuramente - come sostiene nell’Introduzione Rossella Cancila (p. VIII) - un ruolo preponderante all’interno dell’insieme" all’epoca di Filippo II, ma - è da precisare, per non perdere la differenza - non nella fase di Carlo V.

Dimenticare il legame di Carlo V con le sue "radici" (i Paesi Bassi e la Borgogna) porta, a mio parere, a distorsioni e a fraintendimenti non solo delle stesse relazioni all’interno del sistema imperiale ma a "dimenticare" anche il ruolo importante (ancora non ben messo a fuoco) del portoghese Ruy Gomez, Principe di Eboli, grande collaboratore dello stesso Filippo II: "La proposta di polycentric monarchies è applicabile anche al caso portoghese e non solamente in relazione agli anni di unione delle due corone (1580-1640), ma anche in riferimento all’eredità che gli Asburgo lasciarono alla monarchia lusitana negli anni successivi" (p. IX); e, ancora e non ultimo, a non comprendere la grande portata ideologica e strutturale dell’Ordine del Toson d’Oro, creato da Filippo di Borgogna.

* Nota a margine della rec. di Aurelio Musi, "Alla scoperta della monarchia spagnola dei secoli XVI-XVIII, nei volumi curati da Rossella Cancila" (L’Identità di Clio, 16 novembre 2020)

Federico La Sala


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