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STORIA E MITO. GIASONE, "L’OMBRA D’ARGO", E “VENTICINQUE SECOLI” DI LETARGO...

DANTE, ERNST R. CURTIUS E LA CRISI DELL’EUROPA. Note per una riflessione storiografica - di Federico La Sala

L’EUROPA IN CAMMINO - SULLA STRADA DI GOETHE O DI ENZO PACI (“NICODEMO O DELLA NASCITA”, 1944)?!
martedì 6 aprile 2021
Foto: "La nave Argo con l’equipaggio" (Lorenzo Costa)
[...] Nel 1770 a Strasburgo, nei pressi del confine del Sacro Romano Impero con la Francia, Goethe “guarda un arazzo che narra le storie di Giasone, di Medea e di Creusa”, preparato “per le feste in onore dell’arrivo della sposa” di Luigi XVI di Borbone, Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena che si stava trasferendo a Versailles, e così commenta: «dunque un esempio del più infelice matrimonio»! [...]
I "VENTICINQUE (...)

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> DANTE, ERNST R. CURTIUS E LA CRISI DELL’EUROPA. --- INVITO A RI-LEGGERE "L’AUTUNNO DEL MEDIOEVO" DI JOHAN HUIZINGA. Introduzione di Franco Cardini.

venerdì 5 febbraio 2021

L’INIZIATIVA

Sacro e quotidiano, i segreti del Medioevo: la collana del «Corriere»

Dal 5 febbraio in edicola (col quotidiano) una serie curata dallo storico Franco Cardini sul periodo in cui si posero le basi del mondo moderno. Si parte con Johan Huizinga

di FRANCO CARDINI *

      • [Foto] Convitati riuniti a banchetto intorno a una tavola imbandita in una miniatura contenuta in un codice medievale (foto di Franco Bolzoni)

Quando il Medioevo sia cominciato non è chiaro: se non altro perché un discorso sulle origini implica anche un discorso sulle ragioni. Non basta proporre un punto di partenza, dire quando è cominciato; bisogna anche dire che cosa, dal momento che i contenuti non ne sono affatto chiari; e infine spiegare, o tentare di farlo, perché. -Che cos’ha mai messo in moto la macchina medievale? La diffusione del cristianesimo? La crisi demografico-climatico-economico-etica dei secoli II-VII? Le migrazioni dei popoli? E ponendoci problemi del genere non si rischia di ricadere nel vecchio «mito» romantico o evoluzionistico o paleostoricistico «delle origini»?

      • [Foto]La copertina del primo volume della serie, «L’autunno del Medioevo» di Johan Huizinga, in edicola il 5 febbraio

D’altro canto è evidente che, così com’era nato, era sorto e si era affermato, il Medioevo andò anche decadendo e «sfiorendo»; ebbe un suo tramonto o un suo «autunno». Ancora una volta, perché? Quali e quante ne furono le cause, ed è possibile attribuire loro una maggiore e minore importanza? L’eclisse del senso religioso e il vacillare delle istituzioni ecclesiali? L’esaurirsi dell’universalismo politico, a quello religioso strettamente connesso, insieme con il nascere e il rafforzarsi dei particolarismi e il sorgere degli «Stati» e delle «nazioni»? La crisi della concezione sacrale dell’ordine cosmico e della finalità della vita umana, e con essa l’imporsi del «processo di secolarizzazione»? Il sovvertimento dell’ordine etico-religioso, con il progressivo imporsi dell’individualismo e la conseguente ridefinizione della logica valoriale e l’affermarsi del primato dell’economia e della tecnologia? La pressione di nuovi popoli da est, il profilarsi di nuove «invasioni barbariche» ora configurantesi come nuove affermazioni religiose? Ancora, la spirale delle crisi demografica ed economica accompagnata al generale raffreddamento ciclico dell’emisfero boreale a partire già dalla fine del XIII secolo, che avrebbe accompagnato la lunga crisi pandemica sviluppatasi in coincidenza con la «piccola età glaciale» dalla quale si sarebbe usciti solo nel XVIII secolo? L’inquietudine religiosa che avrebbe finito con il determinare la rottura irreversibile dell’unità cristiana occidentale, mentre si scatenava la lotta politica e militare degli Stati assoluti e le scoperte geografiche e le invenzioni del XVI secolo, rispondevano, come avrebbe detto Toynbee, alle «sfide» del secolo precedente?

Insomma, Medioevo come risultato dell’intersezione di molteplice forme dialettiche: unità versus differenze, omogeneità versus diversità, conservazione versus riforma, ordine versus mutamento, continuità versus discontinuità e/o rottura.

E tutto ciò in un contesto che si mantenne omogeneo nella sua compagine sostanzialmente mediterraneocentrica sino alla fine del Quattrocento: allorché il mondo si dilatò improvvisamente divenendo immenso rispetto ai parametri ai quali gli europei erano abituati; ma al tempo stesso, paradossalmente, si rivelò davvero limitato e conchiuso, come in fondo tanto la teologia quanto la geografia lo avevano sempre immaginato ma molto diversamente da come lo avevano pensato.

La modesta «torta» circolare di terraferma circondata dall’oceano ch’era il vecchio mondo del sistema aristotelico-tolemaico, piccola finché si vuole, era rimasta semi-inesplorata; l’immensa realtà pluricontinentale che gradualmente si svelò dai primi del Cinquecento si manifestò disposta a lasciarsi esplorare, conquistare, dominare. Questo il paradossale dramma cosmico del passaggio dal Medioevo all’Età moderna.

Il primo, solidale con l’età antica, aveva concepito una sfera terraquea di limitate dimensioni, caratterizzata da una massa di terraferma circolare traversata da un non largo sistema di mari interni e cinta da un immenso oceano. Ma quella non troppo ampia terraferma era piena per giunta di montagne di ghiaccio, d’impervie paludi, d’intricate foreste, di deserti aridi e infestati da belve feroci o addirittura da mostri. L’uomo non avrebbe mai potuto esplorarla e «possederla» per intero.

La seconda, al contrario, si presentò come una sfera immensa, nella quale però la volontà e la tecnologia dell’homo faber fortunae suae sarebbe riuscita a progressivamente penetrare domando le distanze oceaniche grazie alle vele mobili e conquistando la terraferma con l’audacia e la forza dei suoi esploratori. Sono state le navi e i cannoni - come ci ha insegnato un grande storico, Carlo Maria Cipolla - a trasformare il mondo antico e medievale, fatto di culture che si costeggiavano ma che non si compenetravano, nel mondo moderno caratterizzato da quella che fu definita l’«economia-mondo». E se nell’Antichità e nel Medioevo il mondo occidentale aveva vissuto in uno stato di inferiorità dinanzi alle grandi civiltà dell’Asia, la Modernità si configurò come un Occidente progressivamente e irreversibilmente egemonico.

      • Il capolavoro di Huizinga inaugura la rassegna

Esce venerdì 5 febbraio in edicola con il «Corriere della Sera» il libro dello storico olandese Johan Huizinga (1872- 1945) Autunno del Medioevo, in vendita al prezzo di euro 8,90 più il costo del quotidiano. Si tratta della prima uscita della nuova collana Medioevo curata dalla storico Franco Cardini, professore emerito nell’Istituto di Scienze umane e sociali. Lo stesso Cardini firma l’ampia presentazione che apre il volume, della quale qui sopra pubblichiamo un estratto.
-  Lo scopo della nuova iniziativa del «Corriere» è fornire ai lettori, attraverso opere dei più qualificati specialisti, un’ampia panoramica di quel periodo storico che ormai nessuno più considera, caratterizzato da un cupo oscurantismo (nonostante l’uso che si fa a volte dell’aggettivo «medievale» nel linguaggio comune), ma va invece esaminato in tutta la ricchezza dei suoi variegati aspetti, anche perché all’epoca si posero le basi per la successiva fioritura del mondo moderno.
-  In particolare il libro di Huizinga, pubblicato in prima edizione nel 1919 e riproposto in versione aggiornata due anni dopo, è considerato un autentico capolavoro del suo genere (Cardini lo definisce «libro epocale») per il modo in cui descrive il passaggio cruciale tra il XIV e il XV secolo, un’epoca di grandi trasformazioni nella cultura, nell’arte e nel costume. Il secondo volume della collana, in vendita dal 12 febbraio allo stesso prezzo del primo, sarà La civiltà dell’Occidente medievale dello storico francese Jacques Le Goff. Seguiranno: Bernhard Schimmelpfennig, Il Papato (19 febbraio); Julius von Schlosser, L’arte del Medioevo (26 febbraio).

* Corriere della Sera, 3 febbraio 2021


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