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Contro le pretese e le tracotanze teocratiche dei Bonifacio VIII e dei Giovanni XXII di ieri e di oggi.

Dante (e Bacone), alle origini del moderno!!! Pace, giustizia e libertà nell’aiuola dei mortali - di Federico La Sala

lunedì 10 dicembre 2007 di Emiliano Morrone
Pace, giustizia, e libertà nell’aiuola dei mortali
DANTE. ALLE ORIGINI DEL MODERNO*
di Federico La Sala
I
Ogni età è moderna per quanti la vivono. Nel caso del Medio Evo, la sua modernità doveva essere denunciata dagli Umanisti come decadenza; ma per gli uomini che l’hanno vissuta, in special modo per gli uomini del XIII e XIV secolo, quest’età fu sentita come un’età di innovazione in tutti i campi della cultura, una modernità in progresso. Ètienne Gilson
L’uomo si sforza ancora di (...)

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> Pace, giustizia, e libertà nell’aiuola dei mortali. Dante. Alle origini del moderno (*) - di Federico La Sala

lunedì 4 giugno 2007

FILOSOFIA

In antologia l’analisi del pensatore cattolico, per il quale il rifiuto di Dio è il problema della modernità, non il suo destino inevitabile

Del Noce cura le piaghe dell’ateismo

La tecnocrazia dei nostri giorni non è figlia della scienza, ma del razionalismo ateo che riduce tutto all’umano: è questo il vero limite del ’900

di Edoardo Castagna (Avvenire, 02.06.2007)

Non ha fatto tempo a vederla, Augusto Del Noce. Ma l’inversione di rotta dell’Occidente, che negli ultimi anni ha dimostrato come la deriva secolarista non fosse affatto l’esito scontato della modernità, non l’avrebbe sorpreso. Anzi, gli scritti del filosofo cattolico scomparso nel 1989 prefigurano e addirittura quasi profetizzano la società di questo primo scorcio di XXI secolo, come ben mette in luce l’antologia Verità e ragione nella storia, curata da Alberto Mina per Rizzoli. Tanto che, sostiene Giuseppe Riconda nell’ampia introduzione, «la sua filosofia ci dà anche su questo punto criteri per una spiegazione e valutazione».

Del Noce ha mostrato come sia possibile ritrovare nel pensiero tradizionale i principi dei quali abbiamo bisogno per comprendere il mondo presente. Prevedendo fin dall’immediato dopoguerra la fine dell’ideologia marxista e l’avvento della tecnocrazia, individuò con sicurezza il grande problema della modernità: l’ateismo. A differenza di tanti altri pensatori di quegli anni, però, non lo considerò mai l’esito inevitabile dell’Occidente, bensì solo un fenomeno: indubbiamente motivato e storicamente comprensibile, ma che - sempre storicamente - avrebbe anche potuto tornare a regredire. Nella sua analisi, Del Noce distingue due tipi di ateismo. Quello "negativo", che muove dalla considerazione del male nel mondo e che è, più che altro, contestazione di Dio nel nome di Dio; moderna trasposizione dei lamenti di Giobbe, cristillizzata da Primo Levi nella formula: «C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio». Un ateismo non radicale, argomenta Del Noce muovendosi tra Gilson, Marcel e Brunschvicq, in fondo ancora aperto: interrogando Dio per il suo silenzio, si lascia lo spazio per una risposta, per un incontro - negato qui e ora, ma comunque possibile. Altro è invece l’ateismo "positivo", che prima ha razionalizzato l’Assoluto, e poi - una volta resolo disponibile alle umane categorie - se ne è sbarazzato. È questa, per Del Noce, la secolarizzazion e, che storicamente è passata dalle religioni secolari degli anni tra le due guerre, dominati dal trionfo delle ideologie di massa, alla perdita completa del sacro nel secondo dopoguerra.

È questo trionfo - provvisorio - dell’irreligioso che ha reso possibile la tecnocrazia: non si tratta quindi di uno sviluppo spontaneo della tecnica e della crescita delle sue potenzialità, ma di un innesto della tecnica stessa in un contesto, quello della secolarizzazione, che non conosce più limiti alla sua applicazione. Se il tecnicismo fosse l’inevitabile processo della tecnica, allora sarebbe inarrestabile: così non è, per Del Noce, che può argomentare la sua visione della secolarizzazione come qualcosa di diverso da un fatto compiuto - e questo lo faceva, ne Il problema dell’ateismo, nel 1964, quando il pensiero occidentale sembrava in gran parte concordare su un simile esito della nostra società. L’atesimo non è il destino ma il «problema dell’età moderna», scriveva con lungimiranza; nonostante i tentativi di ridurla a fatto privato, la religione non si piegherà a quella sorta di silenziosa eutanasia cui il materialismo - sia marxista sia consumista - sembrava averla condannata.

Questa prospettiva tuttavia non significa, per un pensatore religioso come Del Noce, adagiarsi sul corso della storia, già pago di sapere che, prima o poi, il processo di secolarizzazione avrebbe invertito la sua rotta. Anzi, il filosofo cattolico è chiamato a prendere di petto la sfida del nichilismo, a farne il banco di prova delle sue proposte: senza confronto con il nichilismo, sostiene Del Noce sulla scia di Šestov e Maritain, il pensiero moderno si precluderebbe l’accesso alla realtà. Passaggio fondamentale è allora la critica al primo fondamento dell’ateismo, quel razionalismo che nega tutto ciò che va al di là della ragione umana, deride il mistero, rigetta il soprannaturale. Una battaglia che, per il filosofo, non può non appoggiarsi sulla Chiesa cattolica, depositaria di un pensiero trad izionale a lei «storicamente e necessariamente connesso». Rivendicando costantemente la libertà - ovviamente, in primo luogo la libertà religiosa - la Chiesa si pone non solo all’ascolto del mondo, ma anche in una sua perenne contestazione.

-  Augusto Del Noce
-  Verità e ragione nella storia
-  Antologia di scritti

-  Rizzoli. Pagine 370. Euro 10,20


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