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Contro le pretese e le tracotanze teocratiche dei Bonifacio VIII e dei Giovanni XXII di ieri e di oggi.

Dante (e Bacone), alle origini del moderno !!! Pace, giustizia e libertÓ nell’aiuola dei mortali - di Federico La Sala

lundi 10 décembre 2007 par Emiliano Morrone
Pace, giustizia, e libertÓ nell’aiuola dei mortali
DANTE. ALLE ORIGINI DEL MODERNO*
di Federico La Sala
I
Ogni etÓ Ŕ moderna per quanti la vivono. Nel caso del Medio Evo, la sua modernitÓ doveva essere denunciata dagli Umanisti come decadenza ; ma per gli uomini che l’hanno vissuta, in special modo per gli uomini del XIII e XIV secolo, quest’etÓ fu sentita come un’etÓ di innovazione in tutti i campi della cultura, una modernitÓ in progresso. ╚tienne Gilson
L’uomo si sforza ancora di (...)

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> Dante (e Bacone), alle origini del moderno !!! --- Alighieri pensava alla grande politica universale, orientata verso la realizzazione della conoscenza e della felicitÓ (di Giulio Ferroni - Il sommo poeta e le sue opere)

jeudi 12 décembre 2013

Il sommo poeta e le sue opere

Sono in preparazione otto tomi Un corpus complesso e definitivo

Alighieri pensava alla grande politica universale, orientata verso la realizzazione della conoscenza e della felicitÓ

di Giulio Ferroni (l’UnitÓ, 12.12.2013)

      • Molti progetti per il settimo centenario della morte di Dante, i pi¨ interessanti vengono curati dal centro Pio Rajna per Salerno Editrice. E vale la pena di citare almeno la nuova edizione di « Monarchia »

CENTENARI E RICORRENZE DI VARIO GENERE PORTANO ALLA RIBALTA SITUAZIONI DEL PASSATO, capolavori delle arti e della letteratura, che spesso, passate quelle ricorrenze, tornano nellombra : al sistema delle celebrazioni culturali si potrebbe riferire ci˛ che Leopardi, in una delle prime pagine dello Zibaldone, dice della sensazione data dagli anniversari. Questi danno l’illusione « che quelle tali cose che son morte per sempre nÚ possono pi¨ tornare, tuttavia rivivano e sieno presenti come in ombra, cosa che ci consola infinitamente allontanandoci l’idea della distruzione e annullamento che tanto ci ripugna e illudendoci sulla presenza di quelle cose che vorremmo presenti effettivamente ».

Davvero sempre pi¨ spesso capita che certe ricorrenze offrano una piccola vita provvisoria a forme e modelli culturali sempre pi¨ lontane dall’orizzonte pubblico : cultori, eredi, concittadini di questo e di quello si danno un po’ da fare per portare sulla scena come « presenti effettivamente » nomi e opere spesso note solo a pochi specialisti. Lo sa bene chi si occupa di letteratura e nella sua vita ha avuto modo di seguire (anche partecipandovi) centenari, cinquantenari o altro...

Ci sono per˛ pochi autori la cui presenza si impone al di lÓ di ogni spirale celebrativa : per essi i centenari, visti e preparati da lontano, possono suscitare un particolare fervore di iniziative, capaci di dare nuova intensitÓ a una presenza pervicacemente resistente pur nel quadro di un mondo che sembra sempre pi¨ allontanarsi dalla letteratura. Cosý accade per il pi¨ grande di tutti, quello che Ŕ davvero il « padre » della nostra lingua, Dante : in vista del settimo centenario della morte (2021) sono in atto vari progetti, tra cui si impongono quelli del Centro Pio Rajna, diretto da Enrico Malato, che hanno al centro una nuova edizione commentata delle Opere di Dante, che raccoglie tutto il frutto dell’immenso lavorio del precedenti commenti e offre una fitta serie di apparati, di strumenti di lettura, e anche di testi collaterali a quelli danteschi.

Si tratterÓ di otto volumi in pi¨ tomi (Salerno editrice), il cui insieme ambisce a venire in porto appunto nel 2021 (ma c’Ŕ anche una tappa intermedia, con la ricorrenza nel 2015, dei 750 anni dalla nascita di Dante), e che ha giÓ visto nel 2012 l’uscita del volume III (De vulgari eloquentia), del primo tomo del VII (Fiore e Detti d’amore, opere di dubbia attribuzione), e ora del IV, Monarchia, a cura di Paolo Chiesa e Andrea Tabarroni con la collaborazione di Diego Ellero (pp. CLII-594, Ç.49,00).

PROSA MEDIEVALE

Tra le opere di Dante la Monarchia Ŕ quella pi¨ direttamente legata ai modelli della prosa scientifica medievale, in cui si esprime nel modo pi¨ netto l’affermazione della necessitÓ di una monarchia universale (l’impero), destinata a instaurare la pace e la giustizia, guidando l’umanitÓ verso la felicitÓ terrena : negando ogni subordinazione dell’autoritÓ imperiale a quella del papato, a cui invece spetta il compito di guidare l’umanitÓ verso la vita eterna.

Questa edizione collega a un’introduzione che offre un’ampia sintesi storica, critica, filologica una fittissima annotazione del testo latino (con traduzione italiana a fronte) e una serie di altri materiali di grande interesse : da scritti polemici di parte papale del secolo XIV contro le tesi centrali dell’opera di Dante (del resto nel 1329 il libro fu fatto bruciare a Bologna e nel Cinquecento fu messo nell’Indice dei libri proibiti), al Commentarium che ad essa dedic˛ con fervida adesione Cola di Rienzo, al volgarizzamento che nel 1468 ne fece Marsilio Ficino.

Pur strettamente iscritta in un orizzonte tutto « medievale », la Monarchia ha alimentato nei secoli una prospettiva di tipo « laico », con la sua determinante separazione tra potere politico e autoritÓ religiosa, nel quadro di una legittima aspirazione umana ad una « felicitÓ » tutta terrena : essa identifica questa felicitÓ secondo una prospettiva aristotelica, come piena attuazione di tutte le possibilitÓ dell’intelletto umano, di una conoscenza capace di tradursi in azione e di realizzare il bene.

La sua argomentazione fa leva su di un profondo senso della responsabilitÓ della scrittura, del suo necessario rivolgersi verso la ricerca di una « veritÓ » rivolta al bene degli esseri umani : in una visione dell’unitÓ del genere umano e della necessitÓ di un potere universale, il solo capace di rendere possibile pace e giustizia. E certo se oggi siamo tanto lontani dal suo orizzonte storico, filosofico, linguistico, questo richiamo ad una grande politica universale, orientata verso la realizzazione della conoscenza, sola garanzia di felicitÓ e di giustizia, resta determinante ancora per noi, di fronte ai pericoli di un mondo che procede ciecamente, che si affida all’esterioritÓ dell’apparenza e alla violenta indeterminatezza dell’economia finanziaria.

Non si deve dimenticare, d’altra parte, che con la sua poesia Dante mira ad andare « pi¨ in lÓ » dello spazio finito dell’esistenza umana : con il suo grande poema guidato da una passione assoluta per una vita giusta e felice e nel contempo teso verso qualcosa che sfugge ad un controllo umano, fino alla visione di Dio in cui culmina il Paradiso.

All’ultimo canto del Paradiso, come parziale « campione » dell’edizione commentata della Commedia prevista per il centenario del 2021, Enrico Malato dedica ora un piccolo prezioso libretto, Dante al cospetto di Dio (Salerno editrice,2013,pp.92,Ç.7.90), che conduce il lettore entro la sfida dantesca all’indicibile, nella vertigine di quella visione « impossibile ». Vi si nota, tra l’altro, l’audacia della scelta di Dante di aggirare « il divieto biblico ed evangelico della visione di Dio », di attribuirsi il privilegio di esservi giunto « addirittura con il proprio corpo », fino a collocarsi alla fine in « coincidenza o sintonia con la ruota dell’universo, mossa dall’amor divino ». In questo approdo supremo trova la sua massima manifestazione quella tensione del grande poeta verso un punto di vista “universale”, che si svolge in tutta la sua opera e che, sul pi¨ circostanziato piano politico, agisce con spregiudicatezza nella Monarchia.


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