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Contro le pretese e le tracotanze teocratiche dei Bonifacio VIII e dei Giovanni XXII di ieri e di oggi.

Dante (e Bacone), alle origini del moderno !!! Pace, giustizia e libertÓ nell’aiuola dei mortali - di Federico La Sala

lundi 10 décembre 2007 par Emiliano Morrone
Pace, giustizia, e libertÓ nell’aiuola dei mortali
DANTE. ALLE ORIGINI DEL MODERNO*
di Federico La Sala
I
Ogni etÓ Ŕ moderna per quanti la vivono. Nel caso del Medio Evo, la sua modernitÓ doveva essere denunciata dagli Umanisti come decadenza ; ma per gli uomini che l’hanno vissuta, in special modo per gli uomini del XIII e XIV secolo, quest’etÓ fu sentita come un’etÓ di innovazione in tutti i campi della cultura, una modernitÓ in progresso. ╚tienne Gilson
L’uomo si sforza ancora di (...)

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> Dante (e Bacone), alle origini del moderno !!! --- FEDERICO II, DANTE, E LA DISTRUZIONE DELLA "CRITICA DELLA RAGION PURA". UNA NOTA DI ERNST H. KANTOROWICZ : .

dimanche 15 février 2015

FEDERICO II, DANTE, E LA DISTRUZIONE DELLA "CRITICA DELLA RAGION PURA"*

      • Una nota storiografica di Ernst H. Kantorowicz, dal suo lavoro su "Federico II, Imperatore" (che non solo getta luce sulla filosofia degli anni Venti del XX secolo in Europa, ma illumina meglio e tutto il percorso e l’orizzonte storiografico-filosofico dello stesso Kantorowicz, e sollecita a rileggere il suo lavoro del 1927 - e il suo capolavoro "I due corpi del re" del 1957 - in modo unitario ! : da Berlino a Princeton !). Si tenga presente, ancora, che l’ultimo capitolo (l’ottavo) dei "Due corpi del re" Ŕ intitolato "La regalitÓ antropocentrica : Dante" !!! *

"(...) Si tenga presente che Federico II visse alla fine del secolo che conosceva la giustizia come unico fine dello stato - fine, del quale, come si sa, gli statisti del rinascimento si occuparono ben poco. Federico era nato nel tempo della massima fioritura del « secolo giuridico », che chiudeva un millennio dedicato alla ricerca della giustizia, e che senza dubbio ebbe tanta influenza su Federico, quanta egli ne ebbe poi sulla giurisprudenza : si pensi soltanto alla visita dello Staufen a Bologna, al giurisperito Roffredo di Benevento, alla fondazÝone dell’universitÓ di Napoli.

A buona ragione s’Ŕ definito « epoca del diritto » quel secolo (1150- 1250) che chiude il medioevo, perchÚ dai giorni di un Graziano e di un Irnerio, da quelli che segnarono una notevole ripresa del diritto romano da parte del Barbarossa (simbolo dello spirito del tempo), a nessun’altra ricerca scientifica il mondo aveva mostrato effettivo interesse come allo studio del diritto - il che certo non impedý che l’interesse si tramutasse in pazzia : come dimostra l’aver cominciato, verso la fine del XIII secolo, a mettere in versi le Institutiones di Giustiniano, allo stesso modo che si Ŕ fatto ai giorni nostri con la Critica della ragion pura di Kant.

Tale degenerazione indica che nel campo in oggetto non resta pi¨ nulla da fare. Non che la scienza del diritto si esaurisse con quel secolo : solo, la materia era stata dai glossatori assiduamente e sempre pi¨ sterilmente perorata, e, d’al═o canto, si schiudevano al rinascimento nascente tanti e infinitamente pi¨ importanti spazi scientifici, che la cultura profana non potÚ pi¨, come al tempo di Federico II, essere identificata con quella giuridica. La scienza giuridica, per˛, che consiste nello studio delle leggi, conraddistingue la nascita d’uno spirito non teologico, anzi essenzialmente laico.

D’altra parte, la chiesa stessa aveva mantenuto, nel campo del diritto, una posizione di guida : tutti i papi pi¨ importanti di questo secolo - Alessandro III, Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX, Innocenzo IV - furono giuristi, anzi la conoscenza del diritto canonico divent˛ elemento essenziale della teologia, o meglio : teologia e scienza giuridica vennero a pericolosi conflitti nell’ambito della chiesa, e la seconda ne patý gravi danni. Sdegnato di ci˛, Dante maledisse i Decretali perchÚ papa e cardinali, a furia di studiatli sino a consumarne i « vivagni », dimenticavano Nazareth.

Le raccolte di leggi cominciarono a farsi pi¨ frequenti : la piccola ma importante raccolta del normanno Ruggero II aveva segnato un inizio. Contemporanea quasi alla grande codificazione fridericiana del diritto pubblico e amministrativo, venne alla luce la raccolta dei Decretali, cominciata da Innocenzo III e pubblicata da Gregorio IX nel 1234 e "lasciando da parte il superfluo", "secondo l’esempio di Giustiniano".

╚ strano che in quel tempo che aspettava quasi da un momento all’altro giudizio universale e fine del mondo, sbocciasse ovunque lo studio del diritto, quasi che la conoscenza delle leggi potesse stornare appunto il giudizio universale ; e che in quel secolo, che come nessun altro guardava alla pienenezza dei tempi, vedesse giungere a compimento l’aspirazione di un millennio : la iustitia. Ma di tutto il lavoro dei giuristi soltanto un’opera, come sempre accade, port˛ a una rottura decisiva : il Liber augustalis di Federico II. Nel quale confluirono e costituirono un tutto determinate premesse : al punto che nel codÝce siculo la giustizia stessa celebrava la sua apoteosi. In forza della dignitÓ imperiale e del suo ufficio di giudice supremo, Federico II si pose a capo, in veste dÝ realizzatore, del secolare movimento tendente alla giustizia, allo scopo di fondare, grazie ad esso, lo stato laico : il quale, pur senza la spiritualitÓ ecclesiastica, sarebbe stato tuttavia una creazione permeata di forze spirituali" (Ernst H. Kantorowicz, Federico II, Imperatore, [Kaiser Friedrich der Zweite, I-II, Berlin 1927-1931] Garzanti, Milano [1976] 1988).

* Federico La Sala


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