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LA SVOLTA DI SALERNO... E LA LOTTA PER LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA, OGGI! - di Federico La Sala

Un omaggio alla memoria al Presidente Pertini e un augurio al nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
mercoledì 25 aprile 2012 di Emiliano Morrone
Un omaggio e un augurio al nostro Presidente della Repubblica, GIORGIO NAPOLITANO
LA SVOLTA DI SALERNO... E LA LOTTA PER LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA, OGGI!
di Federico La Sala
Caro Direttore,
trovo più che necessario e urgente accogliere la sollecitazione di Giorgio Napolitano (sull’Unità del 13.10.2004, p. 25, su "Angelo Oliva e la memoria della sinistra"): "Troppe vicende e figure del passato [...] rischiano di scivolare nell’ombra della rimozione e dell’ignoranza, nel modo più freddo (...)

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> LA SVOLTA DI SALERNO... E "IL DESTINO DELL’UOMO". Cinquanta anni fa il leader del Pci auspicava «un reciproco riconoscimento di valori» (di Giuseppe vacca - Togliatti, i cattolici e la svolta di Bergamo).

mercoledì 27 marzo 2013

Togliatti, i cattolici e la svolta di Bergamo

Cinquanta anni fa il leader del Pci auspicava «un reciproco riconoscimento di valori»

di Giuseppe Vacca (l’Unità, 27.03.2013)

Il 30 marzo prossimo saranno cinquant’anni dalla pubblicazione del più celebre discorso di Palmiro Togliatti sulla collaborazione fra comunisti e cattolici intitolato Il destino dell’uomo. Il discorso, pronunciato a Bergamo dieci giorni prima, cadeva nel mezzo della campagna per le elezioni del 28 aprile e Togliatti non aveva scelto a caso la città natale di Papa Giovanni XXIII per pronunciarlo: si era agli inizi della coesistenza pacifica ed egli richiamava il recente incontro del Papa con la figlia e il genero di Krusciov che aveva avviato il disgelo fra Mosca e il Vaticano.

Ma era cominciato anche il Concilio, e Togliatti ne seguiva i lavori con molta attenzione sottolineando la «fine dell’età costantiniana», cioè la fine della identificazione della Chiesa con l’Occidente.

Inoltre, dopo il XXII Congresso del Pcus (ottobre 1961) il Pci aveva innovato la sua visione della coesistenza pacifica assumendo come obiettivo concreto il superamento della divisione del mondo in blocchi contrapposti.

Nel discorso di Bergamo, quindi, Togliatti si dirigeva simultaneamente al suo mondo e al mondo cattolico auspicando una collaborazione fondata su «un reciproco riconoscimento di valori». Se in politica interna mirava a prevenire l’isolamento del Pci liberando il confronto con la Dc di Aldo Moro dal vincolo dell’unità fra comunisti e socialisti, le principali novità del suo discorso riguardavano soprattutto la visione storica del mondo del dopoguerra e la revisione della dottrina comunista sulla religione.

Non era la prima volta che Togliatti attirava l’attenzione sulle novità dell’era atomica: l’aveva fatto nel ’45, subito dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e ancora nel ’54, nell’appello al mondo cattolico «per salvare la civiltà umana».

Ma ora ne traeva tutte le conseguenze: l’avvento dell’era atomica aveva cambiato la correlazione fra la politica e la guerra poiché, di fronte alla possibilità dell’autodistruzione del genere umano, la pace, egli dice, «diventa una necessità». «Ma riconoscere questa necessità, aggiungeva, non può non significare una revisione totale di indirizzi politici, di morale pubblica e anche di morale privata».

Quindi non si poteva più pensare alla guerra come “prosecuzione della politica con altri mezzi” e ciò implicava anche l’abbandono della visione sovietica della coesistenza come «lotta di classe nel campo internazionale», insieme al paradigma classista nell’interpretazione della storia. «Di fronte alla minaccia concreta della comune distruzione la coscienza della comune natura umana emerge con forza nuova».

Il discorso esigeva il superamento ideale della divisione fra credenti e non credenti, e su questo tema la revisione di Togliatti era ancora più radicale poiché, lasciando cadere la visione illuministica e marxista del rapporto fra religione e modernità, egli affermava l’autonomia, l’irriducibilità e la positività del fatto religioso. «Per quanto riguarda gli sviluppi della coscienza religiosa, dichiarava, noi non accettiamo più la concezione ingenua ed errata, che basterebbero l’estensione delle conoscenze e il mutamento delle strutture sociali a determinare modificazioni radicali (...). Le radici sono più profonde, le trasformazioni si compiono in modo diverso, la realtà è più complessa».

Quindi anche il marxismo, di cui rivendicava la validità ermeneutica perché la società potesse essere organizzata secondo fini stabiliti solidalmente dagli uomini e dalle donne del pianeta, era posto al servizio di una visione schiettamente personalistica: l’obiettivo del «pieno sviluppo della persona umana» come «meta di tutta la storia degli uomini», onde poteva affermare «che la nostra è, se si vuole, una competa religione dell’uomo». Il discorso di Bergamo era intriso della retorica tradizionale sulle responsabilità americane per la guerra fredda e caratterizzato da una visione ottimistica del futuro del socialismo.

Così come, per altro verso, era ricco di intuizioni sulle nuove forme di alienazione e di solitudine dell’uomo nelle società capitalistiche più sviluppate che esigevano anch’esse profonde revisioni concettuali per essere affrontate insieme da credenti e non credenti in una prospettiva personalistica e comunitaria.

Per un inquadramento adeguato Il destino dell’uomo andrebbe quindi inserito in una ricostruzione storica della riflessione e dell’opera politica degli ultimi anni di Togliatti: un periodo di significative revisioni non ancora esplorato nell’insieme. Ma i passi salienti su cui abbiamo richiamato l’attenzione ne costituiscono la cifra più alta e se non altro per questo il discorso di Bergamo merita il nostro ricordo.


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