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Politica

Berlusconi mette ancora in discussione il risultato delle elezioni e spera nel riconteggio dei voti

mercoledì 17 maggio 2006 di Emiliano Morrone
L’UNITA’ D’ITALIA E IL PARLAMENTO "CON LA COPPOLA", QUELLA DI "FORZA ITALIA" E DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’".
TRE PRESIDENTI: OSCAR LUIGI SCALFARO (1992-1999), CARLO AZEGLIO CIAMPI (1999-2006), GIORGIO NAPOLITANO (2006-2014), E IL PARTITO DEL FALSO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’": "FORZA ITALIA"!!!
L’ITALIA (1994-2014), TRE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA SENZA "PAROLA", E I FURBASTRI CHE SANNO (COSA SIGNIFICA) GRIDARE "FORZA ITALIA". In memoria di Sandro Pertini e di (...)

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> Berlusconi mette ancora in discussione il risultato --- L’ultimo atto del berlusconismo (di Gianni Valentini)

sabato 29 giugno 2013

L’ULTIMO ATTO DEL BERLUSCONISMO

di Giovanni Valentini (la Repubblica, 29 Giugno 2013)

EMULSIONE di liberalismo e populismo, dunque, il berlusconismo. Ma liberalismo di un certo tipo. Più precisamente: un liberalismo di estrema destra. (da "Il berlusconismo nella storia d’Italia" di Giovanni Orsina-Marsilio, 2013-pag. 129)

La pesante sentenza con cui il Tribunale di Milano ha condannato Silvio Berlusconi a sette anni per concussione e prostituzione minorile, accompagnata dall’interdizione perpetua dai pubblici uffici, segna virtualmente la fine di quella ventennale stagione della vita politica e sociale italiana che va sotto il nome di berlusconismo. Una cultura o sottocul-tura inoculata, tramite il messaggio della tv commerciale, dall’individualismo, dall’edonismo e dal consumismo esasperato. Una mentalità collettiva, diventata senso comune e codice di comportamento.

Quale che possa essere il giudizio definitivo della magistratura sui reati addebitati all’ex presidente del Consiglio, e anche indipendenteménte da questo, le responsabilità di Berlusconi nel degrado civile del nostro Paese sono già palesi ed evidenti. Innanzitutto, il fallimento di una "rivoluzione liberale" più volte promessa e annunciata, ma mai realizzata. E in secondo luogo, una progressiva disgregazione di principi e valori per definire la quale non basta neppure la sfera morale.

Sarebbe un errore ridurre questo complesso fenomeno solo all’influenza della televisione. Qui non l’abbiamo mai fatto né tanto meno lo faremo adesso. Ma è certo comunque che la tv commerciale è stata prima lo strumento principale per plasmare e forgiare una nuova "coscienza comune" e poi per aggregare e raccogliere il consenso poli-tico. Il nostro è diventato così un popolo di teledipendenti, narcotizzati dall’imbonimento pubblicitario e ipnotizzati dalle suggestioni propagandistiche del berlusconismo d’assalto e di governo.

Lo stesso Cavaliere, passando finora come una salamandra nel fuoco degli scandali e delle vicende giudiziarie ha incarnato il prototipo dell’italiano medio: l’arci-italiano che tende a non rispettare le regole, a evadere o eludere le tasse, a cercare favori o privilegi, a truffare o frodare l’apparato statale. È stata - diciamolo senza alcun moralismo - un’opera di corruzione generalizzata, dissimulata dietro un programma di "liberazione nazionale" che in realtà ha provocato un’involuzione e un regresso. Con la complicità più o meno inconsapevole delle forze che non sono state capaci di proporre un’alternativa valida e convincente, la retorica berlusconiana ha potuto perciò dilagare contagiando perfino una parte dello schieramento opposto.

Oggi il Paese esce stremato e disfatto da questo ventennio, non meno infausto di quello del regime fascista. Privo di un’etica pubblica, indebolito nel suo senso di appartenenza, fiaccato nelle ragioni della convivenza civile. Un Paese più povero e insicuro, allo sbando, senza un orizzonte e un futuro da offrire alle giovani generazioni.

A questo punto, nell’attesa di un improponibile scambio fra politica e giustizia, poco importa in fondo se Berlusconi verrà condannato definitivamente all’interdizione a vita dai pubblici uffici. Sotto il peso delle accuse e delle sentenze finora emesse, dalla concussione alla prostituzione minorile, dalla corruzione alla frode fiscale, la sua legittimazione politica di capo partito è irrimediabilmente compromessa. Né possono essere più sufficienti a riscattarla le testimonianze dei suoi adepti o i consensi elettorali dei suoi fans. Ormai è una questione di onore e di decoro istituzionale: per il Cavaliere è arrivata l’ora di uscire di scena. (sabato@repubblica. it)


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